Ti dedico un valzer
Mi tieni la mano così dolcemente,
rallegri il cuore, da tempo assente,
mi parli, m’ascolti, attendi allora:
afferrami, prendimi, baciami: ora!
fin troppo attendo, da tanto ti bramo -
soltanto il cielo sa quanto ti amo:
un valzer ti dedico, senza strumenti,
balliamo al ritmo di dolci momenti;
però melodia or più io non sento
e tetro mi pare il ballo e lento:
mi fermi, ti giri, perché t’allontani?
Perché m’abbandoni? Ti prego, rimani!
Con passi decisi: mi lasci morire,
e parti - per sempre, vorresti sparire,
ma dolce amore ti vieta d’andare:
uniamo per sempre i cuori d’amare!
©
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L'autore
Daniel Doz
Chi si considera un poeta, non deve rendere nota la sua identità: perché essere poeti è, in fin dei conti, un viaggio dentro il proprio ego, è un viaggio eterno, che trova conforto soltanto nella scrittura. Non esistono aerei, ma solo parole, non esistono paesi, ma soltanto idee, non esistono culture, ma soltanto senti
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