Incastrato tra i lamponi
Spine ruvide abbraccian il cuore,
le lacrime corrodono pensieri;
d’averti per me ricordo furore:
rimembrando triste il nostro ieri.
E mieto tetri pensieri per ore:
perso, tra viottoli e sentieri,
incantato dall’odoroso fiore,
raccolgo dolci lamponi sì fieri.
Ed immerso nell’eterno profumo,
soltanto a te, oh angelo, penso:
tu m’annebbi la mente come fumo!
Nell’aria solo un suono intenso:
è voce triste; io muoio e sfumo –
tra i lamponi cado: perdo senso.
©
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L'autore
Daniel Doz
Chi si considera un poeta, non deve rendere nota la sua identità: perché essere poeti è, in fin dei conti, un viaggio dentro il proprio ego, è un viaggio eterno, che trova conforto soltanto nella scrittura. Non esistono aerei, ma solo parole, non esistono paesi, ma soltanto idee, non esistono culture, ma soltanto senti
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