Una Domenica qualunque
La piazza era una esplosione di luce.
Il sole di Aprile accarezzava il mattino,
mentre un andirivieni di persone
affollava le vie in un clima di festa.
Ognuno con la sua storia, con le sue emozioni,
e queste si sfioravano inconsapevoli
l’una alle altre, come in assurdo ballo mascherato.
Intanto l’omino dei palloncini sostava in attesa dei bimbi.
Il pappagallino sfilava bigliettini con su scritti destini.
Ed il fakiro si sdraiava sui chiodi ed infilava
alla gola una lunga lama di spada.
L’aria sprizzava energie giovanili,
ed io le percepivo sulla pelle: vive e vitali.
Giovane e puro era il timido volto,
che io tratteggiavo rapito con lo sguardo,
ed incorniciavo nel cuore,
mentre di quel volto stringevo l’esile mano.
Sopra di noi: il cielo immenso ed azzurro,
di cui ne eravamo magica parte,
e d’attorno l’odore di fragranti mimose.
Era una Domenica, una Domenica qualunque,
e la chiesa della borgata faceva udire lo scampanio festoso,
mentre le persone si salutavano allegre sul sagrato
in attesa della messa. Erano persone semplici,
e i loro discorsi erano semplici, e semplici ed andanti
i loro abiti lisi dal tempo, ma conservati
con cura, ed indossati con dignità quasi regale.
Erano persone che dovevano cominciare a rivivere,
a sperarare, a ricostruire, a ricostruire dalle macerie.
Si... era una Domenica; una Domenica qualunque.
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sempre bravo cap SL (carla composto)
Commenti (1)
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carla composto13 gennaio 2018
ricordi lontani che rivivono come fossero presente una domenica qualunque ben descritta nei minimi particolari elogio per questa opera
