Ricordi
Mio padre ingoiava cuori di rondini
e cagliava con latte di fico
e all'alba scioglieva code di giumente
intrecciate da monacelli dispettosi.
Pioggia e sole abitavano le nostre porte
E la marina sbiancava le facciate: niente
Sopravvive ai pudori dell'età,
nonostante le parole rubate a mille stagioni.
Tra i filari storti della vigna
Si rincorrevano le fate del noce,
mentre l'occhiuta collina urlava la sua pena
di sterile madre mai doma e i pampini
spettinati dal libeccio si stringevano
attorno ai racemi, gonfiati da nebbie serotine.
Poi, come ad un segnale convenuto, piene le mani
di grappoli figlio lini, donne grasse
dai piedi larghi, pestavano e cantavano
tra i fiati di chi cercava una ragione
a quella incredibile storia.
Tenero il buio vegliava il sonno del mosto
mentre mio padre, mollette ai calzoni
e giornale al petto, si tuffava con la bici
per la stradina
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Commenti (3)
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Berta Biagini16 dicembre 2008
Versi che mi hanno riportato indietro nel tempo quando per riscaldarsi i nostri genitori sistemavano al petto un pezzo di giornale e poi via di corsa in bicicletta od a piedi. Piaciuta tutta.
Mirella Crapanzano17 dicembre 2008
versi splendidi, immagini che si susseguono a creare un armonico affresco di ricordi...
C
Caterina Viola Scimeca17 dicembre 2008
Piaciuta. Bello l'inizio, la fine. Versi corposi, piene di metafore.

