CLAUSTROFOBIA
Dal finestrino vedo
L’opaco riflesso di un giovane di mille anni
In piedi nella catacomba
L’aria passa a malapena nella trachea
E gocce di sudore scivolano su lineamenti
Scavati dalle mani di molti
I raggi del sole estivo sembrano
Morbosamente annodati al collo
E la calca non la vedo più in maniera nitida
Si stringe a tenaglia su braccia e gambe insicure
Nell’aria satura, ed è come una mosca
Che scioglie con la saliva quel piccolo residuo
Che sarà il proprio pasto
Io cumulo di materia organica
Non posso divincolarmi dal bozzolo tessuto
Da questo infame mostro
E si snodano mille occhi
Che riescono a vederti da ogni punto
Di quella massa informe
E dita spropositate mi stringono la cassa toracica
E affondano dentro fino all’anima
Mi stanno uscendo gli occhi dalle orbite..
Lasciami! non potrei essere più terrorizzato
Nemmeno dovessi grattare il coperchio
Della mia bara supplicando di uscire..
“Aria..”
Sta ergendosi sulla mia testa
“Aria..”
Non potrò reggere ancora molto
“Aria..”
Ti serra la bocca
E ti passa in circolo
Riempiendoti i polmoni
Può succhiarti il midollo
Attraversando le tue vertebre una ad una
Ti toglie il respiro
E la possibilità di un urlo disperato..
Credo sia questa la fermata
È ora di scendere.
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Commenti (1)
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Romina De Vita8 giugno 2005
mi sembra di rivivere i miei” attacchi di panico” in questi tuoi pensieri ho vissuto ogni situazione da te descritta e non avrei potuto trovare parole migliori per raccontarla!
