More di gelso
More di gelso
Turgide sugose
Dolcissimo nettare
È nella fibra di ogni ricordo
L'albero sapientemente potato
Da sacrestie di colpe insegnate
Arrampicato nella canicola estiva
Le carezze erano steli di tarassaco amari
Che suonavano a soffiarci scoperte
E volavano lontano ad arrivare sin qui
da riempirne una gerla di sguardi curiosi
e affondarne le mani
E la bocca ed il viso
Intinto di viola peccato rubato
Segreto di voraci dita a frugare
L'incavo di verdi rami germogliati
Solo la primavera passata da poco
Ma pesanti a spezzarsi di avidi frutti
Maturi da cogliere d'esser colti
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