A masha
Indossi vesti da 21 grammi, hai freddo ma vengono a te per scaldarsi, sognare vite passate, sperarne future il tuo
Indossi vesti da 21 grammi, hai freddo ma vengono a te per scaldarsi, sognare vite passate, sperarne future il tuo
Un quatto suono nell'ombre spande caldo il sole, Tra le foglie spicchia il barbaglio di un pomo scarlatto, Superba si
Occhi verdi d'antico vetro alle genti segreti A me, disvelar volesti, ardente il cuor di tardo amor di dolor muta la
La gelida pioggerella delicatamente punge le membra esposte di questa mia estate tradita. Le secche polveri di
Bòrni la borra che mi sostenne Pensai tògo l’averti aitàta a iòsa Da folaga a nivea
Che silenzio... un soffio d'angelo solletica l'azzurre sottili tende L'ala di luce d'alba rosa spazia in due la
La desolata strada... e svettano su, i tigli, oltre i lampioni Affondo lontano lo sguardo libero vago di te langue,
Coco, l'impeccabili tue grazie m'han compiuto l'anima in lietezza dell'eros saltimbanchi nell'amor galanti al
La violazione cruenta t'ha soggiogato Il peso sulle reni impresso il marchio dell'infamia Pretendesti
Con gli occhi legati dal sonno libero la fantasia pensando che domani mi amerai e il caldo di questa fortuna si unisce
Potessi com'esile fumo levarmi al cielo come rondine sempre in volo, dall'alto le cime, d'alberi e monti mirar,
Cos'era che quella musica nostra agitava in petto? Il tuo esotico ballo e le tue gambe giovani e forti le braccia
Il Mavì cedevole degl'occhi mal s'addice all'espressione mastietta che pronunci Immatura animosità
E se morte il sol moto indugiasse, E di fissità edotta per eterno presente la coscienza obbligasse, Se tal
e vorrei baciarti lì dove mi aspetti, muovendosi a tempo, all'appuntamento tenendoci per mano... Poi, giunti
Non par, di percosse, s’affannino, Bensì ditellano in sù l’impari intarsio, Del millepiedi gemelle, che mai
L'albero di mimosa ancora immatura compie coi suoi rami al vento dei piccoli cerchi Il magro roseto laggiù di un'unico
Graffiano stridendo i ricordi sul vieto vetro della mente che s’affrallisce ancor più Ed è viegio il cuor …
Gli occhi improvvisi, e l'ampia bocca che ride, di suon cattivi fiata, inquieti lemmi che pungenti cadon severi in
In affanno mi destai e ruppi in pianto m'alzai allora e al balcon m'avviai l'aria carica d'odor di fiori
D'astruso lavor a stento vivevi in canottiera ed angusta visiera fra rulli e fuselli intento ad arte giuntare dal far
Il rosa, il turchese, il verde più tenero, del fior non ancor nato, io questo vedo fra gli occhi tuoi abbellir la
Noi dell'amor abbiam il frutto in petto ma sol 'l fatato odor ne possiam dispensar niuno sa come d'esso cibar neppur
Occhi chiari Della mia presenza guatano il passo che lento scivola al suo canto, refola i di lei capelli e tra le
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