U Nonnu Petru
U Nonnu Petru, in realta’ bisnonno, aveva quasi cento anni. Una vita trascorsa in mezzo ai campi. Sveglia di buon’ora e via, a piedi, per sentieri e viottoli, accompagnato spesso dal suo bambino, u Nonnu Ciru. I segreti degli alberi, della Natura, vanno spiegati presto ai bambini, devono scorrere nel loro sangue, nei loro battiti. Il contadino con gli alberi deve entrare in simbiosi, se vuole essere un bravo coltivatore, deve ascoltare i loro silenzi, capire i loro bisogni, perché gli alberi sentono il brusio leggero d’amore o di indifferenza di chi li tocca e li cura. Adesso, arrivato alla sua veneranda eta’ non intraprendeva più’ i sentieri battuti e ribattuti di quando il suo corpo era vigoroso e forte. Si era trasferito a casa della nipote, nonché sua nuora, a Nonna Momma, perché sposata con Ciro. Pretese il vecchietto ne aveva poche: un letto, un piatto caldo, una camicia pulita. Cose che non gli mancavano. Arzillo fino all’ultimo. Il suo unico vizio era il sigaro. Pensione non ne percepiva, non avevano ancora approvato la legge. Sperava quindi, che qualche nipote di buon cuore gli regalasse i soldi per correre alla tabaccheria e comprarsi un buon sigaro, di quelli che scorrono nelle mani e se li odori, emanano un odore forte che ti arriva sin nelle viscere. Lo ricordo vestito di scuro, seduto davanti la porta di casa mia, col suo bastone poggiato al muro, che si gustava il buon sigaro che mia madre gli aveva regalato. Aspirate leggere e profonde, mentre con la mente, vagava nei suoi pensieri, chissa’ quali pensieri. Io e mia cugina Mimma, approfittavamo della sua distrazione per nascondergli il bastone. Questo scherzo ci dava tanta euforia, lo posavamo con cura sotto una porta, che aveva un leggero rialzo e aspettavamo impazienti, tra risolini e corse leggere che U Nonnu Petru lo cercasse. Quando U Nonnu si ridestava e si mostrava desto, si guardava attorno e non vedendo più’ il suo bastone rivolgeva l’attenzione a noi, sicuro com’era che eravamo gli artefici di quella mancanza. Lo facevamo penare un po’ e poi glielo davamo. Associo la figura del mio bisnonno ad Ungaretti, gli assomigliava molto. Non ricordo le sue parole, ma la sua espressione, i suoi movimenti antichi, di roccia, di terra friabile, di bonta‘,di leggiadria consapevolezza. Non lo sentivo mai parlare di morte, di malattie, di problemi. E’ morto come è vissuto, sereno. Se ne è andato come un uccellino appeso ad un ramo, in punta di piedi, senza far rumore. Una mattina, mia nonna, tornando dalla messa, lo trovo’ morto nel suo letto.
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Amo molto le persone più che anziane. Piaciuta (Grazia La Gatta)
Commenti (1)
Bellissimo ricordo del bisnonno, figura altera e dignitosa com'erano gli uomini di quell'epoca, di poche parole ma di molti fatti.
