Mia nonna
Mia nonna faceva canestri, nelle assolate giornate d’estate si sedeva fuori, adiacente all’uscio di casa, e le sue mani agili, ben addestrate, intrecciavano i fili di paglia, che mio nonno, con tanta cura le aveva portato. Giacciono ancora nel mio solaio, in qualche posto nascosto, i resti di questo estenuante lavoro, che per lei era un dolce passatempo, un oziare sereno, interrotto ogni tanto dalla voce di qualche passante, che sostava a scambiare due chiacchiere con lei. Si usa così’ nei paesi, si passa e si saluta, si chiede e ci s’intrattiene un po‘. Il tempo ha levigato molte usanze, i giovani si sono un po’ tirati fuori da certe credenze e rituali, ma la calda affettuosità lambita da una certa curiosita’ è rimasta viva, riaffiora ogni volta che esco sui volti della gente che incontro ed anche nel mio. Era bello sostare accanto a lei, sentirla raccontare con gioiosita’ e serenita‘. Mi narrava di quando era stata in America, le piaceva molto questa Terra e si doleva di essere tornata, ma mio nonno aveva i genitori anziani e non voleva lasciarli soli, almeno questa era la scusa ufficiale. Due fratelli e una sorella erano rimasti a Brooklyn ed ogni tanto venivano a trovarla. Questi arrivi a me ed alle mie cugine ci davano tanta euforia. Scartavamo con cura i cioccolatini, avvolti nella carta argentata, a forma di pera, che ci avevano portato, il loro sapore era delizioso. I sapori dell’infanzia sono unici, non li ritrovi più,neanche nei dolci più’ costosi. La casa di mia nonna era sempre impregnata dall’odore della campagna, quell’odore lieve e filtrante allo stesso tempo, che ti porti dietro, che il tempo non cancella. I frutti che ho mangiato nella sua casa non li ho più’ gustati, quei frutti antichi, che hanno il sapore della terra e dell’aria, macinati d’amore, emananti essenze, soprattutto di Sole. I canestri servivano anche a questo, a riempirli delle tante prelibatezze, che mio nonno con dedizione e meticolosita’ coltivava e che ogni giorno le portava, in groppa al suo fedele e amatissimo asinello.
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