Per fare una rivoluzione occorre un buon partito rivoluzionario
Se mai vi foste trovati a passaggiare per corso Umberto in quell'anno avreste potuto incontrare giocani borghesi rivoluzionari severamente controllati dalla polizia politica.
Qualcuno vicino all'edicola davanti all'Excelsior, qualcuno in un sottoscale sopra un divano pieno di pulci.
Il figlio dell'avvocato, sterile nazimaoista pronunciava i suoi proclami con altre nobil dame, mentre qualcuno tramava con ordine nuovo in un elegante negozio di abiti firmati.
Occorrevano le armi, allora si pensò d'organizzare i soldati solo che erano più spie che severi rivoluzionari.
La bella borghesia decise d'infiltrarsi con le p38 e si alzarono tre dita alle manifestazioni.
Servizi segreti bulgari portarono le armi e quattro giovani filosofi decisero di fare il grande passo.
Sono le minoranze elette che guidano le rivoluzioni organizzandosi in partito armato.
Abitudinari studenti e operai si prendevano a schiaffi mentre lotta continua cantava le sue ballate.
La stella rossa di lotta comunista portava il giornale nelle case e fuori le fabbriche e intanto Guido Rossa cadeva per mano di idioti pentastellati.
Contraddizioni tra due canzoni di Battisti e una di Battiato, Faber sembrava poco educato.
Lei mi amava da impazzire, forse per via dei miei capelli o del mio modo di dialogare, ma lontani arcobaleni sarebbero venuti dopo, mentre si ballava Senza Luce e io pensavo che ogni amore finisse sulla punta di un fucile.
Soldati organizzati, diritto di lottare, ma la classe operaia ubbidì al gran partito e tutto finì così come era iniziato.
Lungo il corso, tra uno sguardo e un bacio, con il pugno alzato.
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