Ciao, come stai?
“ Ciao, come stai? ”
Domanda semplice fatta di 12 lettere, 3 parole, 1 virgola e 1 punto interrogativo.
Viene usata per comodo o per vero interesse?
Spesso per rompere il ghiaccio, alle volte pure le palle.
Me lo sono chiesto svariate volte in questi ultimi mesi, forse troppe.
La risposta è che non lo so.
Potrei rispondere “ mi sento per come mi vedi” oppure “ ho visto di meglio, sono stato peggio”.
Sto come sempre, un po’ triste, un po’ euforico, perso nel mio mondo, divertito nel mio fancazzismo, ma la serenità è tornata lontana ed i passi da fare sono tanti.
La voglia e la pigrizia viaggiano di pari passo, l’ apatia è ancora presente.
Per fortuna, le passioni aiutano, quelle non moriranno mai, fino al giorno che sarò disteso a far compagnia a Foscolo, Manzoni e Leopardi, ma forse hanno perso un po’ di colore.
Di certo non ci voleva e non avevo bisogno dell’ ennesima rottura di cuore, di coglioni e di testa.
L’ anno era partito fin troppo a corde tirate causa denti, vecchi fantasmi e ansie.
Scelte sbagliate, un caffè di troppo e un succo di frutta schifoso come un pedofilo.
Una fiducia mal riposta, mille parole che alla prima libecciata si son perse nel vento.
Ho lasciato che un’ emozione mi prendesse alle spalle, mi illudesse e mi spogliasse delle mie poche certezze. Non ci sarebbe nulla di male, fa bene lasciarsi andare ogni tanto.
Quello che non fa bene è raccogliere i pezzi e ritrovarsi con il mal di stomaco dopo.
La fregatura, anche se trascorsa rimane, con diversi alti e noiosi bassi. Si è incistata in qualche angolo buio. Fingere non serve, far finta di nulla non serve, tanto traspare bene ugualmente.
Beato chi riesce a mascherare un dolore, ho provato sempre invidia per questo.
Dovrò impegnarmi ancora di più e provare, per poi riuscire a metterla nel cassetto delle cose finite male, delle cose passate, delle cose malate.
Se quel cassetto si apre, mettiamoci l’ elmetto.
La gente, si erge a maestro di vita e cita le peggiori frasi trovate nei biscotti della fortuna senza glutine, nei baci Perugina o su facebook.
Mi fanno tanta di quella pena, che per un attimo torno a sorridere.
Passerà quando passerà, ma passerà veramente? Non lo so.
Chiaro, se non te ne frega un cazzo, il tempo di una doccia, due dormite e quattro canzoni, non ti ricorderai nemmeno i tramonti, le sere, i panini, le zanzare, i topi, le risate, i silenzi, gli sguardi...
“ Allora, come stai? ”
Sarebbe più giusto dire: ” Matteo, dove sei? “.
Son da qualche parte.
Perso nel mezzo fra un’ alba e un tramonto. In un raggio di sole, fra le nuvole nere. Perso in qualche frammento di tempo, nei riflessi dell’ acqua, nella luce delle stelle, nei brividi di pelle.
Bloccato nelle note di una canzone.
Alle volte torna a farsi sentire, vedere, bussa alla porta, di notte. Torna e perentoria colpisce.
Si spande nel petto come un’ ondata di calore, passa alla testa, scorre negli occhi, alle volte si tramuta in un rivolo salato.
Uscire aiuta, la musica aiuta, le cazzate aiutano, ma nel momento di calma, torna l’ amarezza, pesante come un mattone.
“ Non mi dovevo fidare, dovevo lasciare stare “.
Mi resta una certezza, mentre la prima goccia di pioggia mi cade sulla faccia.
“ Passerò pure questa. Non meritavi la mia amicizia, riceverai la mia indifferenza.”
Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Piaciuto. Molto realistico. La vita vera è così (Silvana Poccioni)
di questo tuo racconto, Matteo, mi piace lo stile (Giovanna Fileccia)
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