Extra Terrestre parte II
Venne verso di me con un ombrello ed una coperta, lo guardai stranita e con le braccia ancora conserte.
Sono abbastanza alta per essere una donna, ma difronte a lui mi sentivo un francobollo. Non mi reputo una persona con la puzza sotto il naso, ma non negai una sorta di disturbo.
" Guardi che non sono una barbona, ho una casa " gli dissi per difesa.
" Perchè pensi questo Stefania? " rispose.
Conosceva il mio nome, cominciai a innervosirmi, lo guardai accigliata, pronta ad aggredirlo.
"Si calmi, ho solo letto il nome sul badge. Ecco, prenda questi, e avrei proposto un passaggio o di chiamarle un taxi, ma vista la simpatia, torno a dar la caccia ai fulmini, stia bene".
Stava venendo giù il cielo, tuoni, chicchi di grandine e secchiate di pioggia, ma lui come se nulla fosse, impassibile, sembrava divertito. Una folgore squarciò il buio facendo quasi giorno, alzò gli occhi e si mise a ridere.
Si voltò di nuovo verso e disse " Insomma, Mr. Simpatia, vuoi uno strappo a casa o preferisci trasformarti in una spugna? "
Non percepivo dualità o malsana doppiezza, un’ ironia pungente, ma garbata.
Ci capivo poco, ma so che avevo aggredito un ragazzo che pur non conoscendomi, mi aveva offerto un ombrello ed una coperta. Mi vennero in mente le parole della psicoterapeuta " l’ atteggiamento è una piccola cosa che fa una grande differenza" mi alzai un po’ titubante, ma risposi va bene.
La macchina era ben tenuta, odorava di pulito, comoda e calda, mi tolsi le scarpe ed i calzini, avevo i piedi blu come le mattonelle per la ghiacciaina. Il mio stomaco borbottava, avevo fame, ma in frigo non avevo nulla.
Mi sarei fatta latte e biscotti cullando la mia bambina, ero stanca, tanto.
"Sento che hai fame, ti porto a mangiare qualcosa? Tanto devo farlo pure io".
"Ma non posso, non ho soldi" replicai quasi rattristata.
" Che vuoi che siano cinque euro? Non ti porto al Gambero Rosso, tranquilla, ti porto da Ale alla Rotonda o da Quo Vadis al porto, poi dritta a casa " accennò uno strano sorriso ben celato da un’ alone di mistero.
Lo guardai ancora, era strano, uno così non l’ ho mai incontrato, sarà mica un alieno?
Sì, avevo sempre pensato che nell’ universo, disseminate in qualche angolo remoto, ci fossero state altre forme di vita; illusoriamente verdi o meno, tentacolate, curiose o bizzarre, ero sicura ci fosse qualcun’ altro, ma mai avrei pensato che avesse forma umana.
"Ci son dei crackers nel cruscotto, se vuoi intanto mangia quelli, tanto Eolo non li vuole" disse.
"Li posso portare a casa? il mio Whiskey ne va pazzo " risposi.
“ Sì sì senza problemi, tanto finirebbero per perdere fragranza, portali pure al tuo cane”.
E qui accadde una cosa strana.
Eravamo estranei, mai visti prima d’ ora, ma parlare con lui, mi veniva naturale, forse la stanchezza, forse una consapevolezza latente, non lo so, era tutto poco chiaro.
Vedevo le luci della città diventare sempre più distanti...
Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra
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