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Biografie e Diari 21 maggio 2017 · lettura 5 min · 1096 letture

Extra Terrestre III

Matteo Bio Matteucci 147 racconti pubblicati
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Autunno, giornata perfetta per me, a sentire la Lamma, oggi sarebbe stata una giornata di fulmini, vento e pioggia. Avevo preparato lo zaino, la Canon fremeva e le ottiche erano ansimanti, coperta e ombrello.
Mi sarei messo al Sale ed avrei atteso l’ ora propizia, doppia scheda Secure Digital e capienza assicurata.
Dopo aver cacciato i fulmini, come un lupo caccia la preda, me ne sarei andato a mangiare una schiacciatina, per poi tornare nella mia tana a gustarmi la quiete del mio mondo.
Nessuno per la strada..la Opel filava liscia come lama di un rasoio, la musica cullava i pensieri neri.
Passai davanti all’ Hotel Universal e tornò a galla come uno stronzo la mitica Bea.
I discorsi del menga, le supercazzore ardite alla Tognazzi, le scuse più cretine trovate nei peggio angoli di quella mente bucata, simile ad una fetta di groviera. I brividi di freddo, con la camicina smanicata sullo scooter perchè la macchina la opprimeva, mandarla a cagare insieme a quei suoi occhi celesti fu appagante, un po’ triste, ma appagante.
Alle volte quel ricordo torna a bussare, capita.
Le nuvole avevano aperto le gronde, pioveva così fitto che il viale Italia sembrava un guado, togliere cartacce e liberare gli scarichi era chiedere troppo, “ voglia di lavorà sartami addosso e fammi lavorà meno che posso “ ecco lo slogan che doveva usare l’ Aamps mica “ Livorno pulita “.
Arrivato vicino alla Baracchina Rossa, quasi in prossimità della pensilina, vidi una ragazza intenta a ripararsi dal nubifragio, ignara dello sciopero o in attesa del ragazzo.
Accostai, ma attesi prima di presentarmi, poteva fraintendere, vedermi come un malintenzionato e di conseguenza prendermi a male parole; però dirle almeno che non sarebbe passato alcun autobus, mi sembrava corretto. Feci marcia indietro e buttai giù il finestrino; ebbe paura, comprensibile, visto la merdaglia che circolava a Livorno non c’ era da stare allegri.
"Signorina guardi che c’è sciopero" dissi fra gli scrosci d’ acqua.
Farfugliò qualcosa, ma non so cosa, anche perchè era cominciata “ I’ m on fire “ e tutto il resto poteva crollare. Decisi di darle almeno l’ ombrello, scesi dalla macchina, fregandomene bellamente della pioggia torrenziale. Mi avviai al portabagagli, la vidi rannicchiarsi nell’ angolo e stringere la borsa al petto. Cazzo, mi ha preso per un ladro e ora?
Mi fece tenerezza, ma allo stesso tempo ricordai quanto mi fosse costato l’ ultima volta. Presi la coperta, era legata a brutti ricordi, meglio disfarsene. Mi avvicinai piano, ma più di tanto non si scompose, sembrava non passarsela bene. Le scarpe estive, pantaloni lisi e viso sciupato, lavorava in Baracchina Rossa, aveva il badge che sbucava dal giubbino di jeans, si chiamava Stefania. Doveva avere un cane, aveva le Adidas mangiucchiate, le porsi coperta e ombrello, mi guardò come se avesse visto un fantasma. Non m’ aspettavo mi invitasse a cena o mi desse un po’ di pelo, ma nemmeno che se ne uscisse con " non sono una barbona " nè che mi trattasse male. Restai interdetto, forse anche un po’ scocciato, la chiamai per nome, si alterò visibilmente, ma non mi ci misi a discutere, non avevo voglia. Avevo trovato l’ ennesima matta scappata dal maniconimo? La invitai a stare calma, volevo solo lasciarle l’ ombrello e la coperta, le avrei offerto un passaggio o chiamato un taxi, ma vista l’ accoglienza meglio se non mi fossi fermato.
Cominciavo ad avere fame e mi stava montando lo scazzo, un fulmine troppo bello per essere reale, illuminò quasi a giorno la notte, alzai gli occhi verso il cielo e mi misi a ridere.
La chiamai "Mr Simpatia" a presa di giro, mi dispiaceva lasciarla lì, non è piacevole aspettare e non avere nessuno che si preoccupa per te, rinnovai l’ invito a darle uno strappo.   
Alla fine acconsentì, era minuta e visibilmente stanca. Entrata in macchina, si tolse scarpe e calzini.
La visibilità era ridotta, accesi gli abbaglianti e presi strade interne, si addormentò, aveva la stessa corporatura di Bea.
"Occhio titano, occhio lungherone, resta molto chiuso e stai sulle tue o rischi di prendero in culo un’ altra volta" mi recitavo ‘ sto mantra come Occidentali’ s Karma.
La guardai ancora, sospirai, serrai la mascella e strinsi lo sterzo... lo stomaco si chiuse.

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
Matteo Bio Matteucci

Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra

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