Ero un cerbiatto
Dimmi, dimmi di me! Tu sai di me! Quante cose mi hai raccontato di me quando ci siamo conosciuti. Dicevi che ero un cerbiatto, forse per quell’aria ingenua che mi sbucava dal volto con fossette sulle gote e occhi sgorgante acqua sorgiva e cielo con sole appena sorto. Si, ma poi hai dimenticato o hai fatto finta di dimenticare. Non si può dimenticare una cosa così bella! Non si può dimenticare di avere definito una donna "cerbiatto" .Proprio nel tuo posto di lavoro c’era una scultura con un cerbiatto. Non l’avevo notata prima, perché prima io avevo per te tutte le fattezze di questa stupenda creatura, l’ingenuità e la grazia. Ma poi guardandomi attorno con te, ho visto un cerbiatto gelido, fatto di materiale metallico, gli occhi fissi, il corpo immobile. "Un cerbiatto" ti ho detto. Quasi avessi incontrato la parafrasi del nostro amore. Un anello di congiunzione tra noi."Ricordi mi chiamavi cerbiatto?" "Non ricordo" mi hai detto.È questo è stato l’inizio di una fine. Ma sono rimasta cerbiatto. Altri mi hanno riconosciuta tale. Altri mi riconoscono tale. Sono un cerbiatto. Ero un cerbiatto e non te ne sei accorto.
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