Cuore solitario II
Volevo scendere giù per levarmi lo sfizio, ma l’ addetto della security mi avrebbe fermata, giustamente, la ripidità era considerevole, mi sarei potuta fare molto male. Cominciai a guardare se ci fosse un sentiero laterale un pochino più accessibile, ma serviva qualcosa che distogliesse l’ attenzione dell’ enorme armadio tatuato che iperscrutava la zona.
Un gruppetto di ragazzotti cominciò a pogare, gli uomini in giacca blu si fiondarono al centro pista in un battibaleno, io mollai piattino e bicchiere e valicai la recinzione tipo olio cuore, ma finii con il culo per terra, facendomi pure male alla mano. Le mie doti ginniche mi lasciavano sempre esterefatta e con il morale sotto la suola delle scarpe... scarpe che per il momento avevo smarrito.
Ero sovrappeso, poco mobile e scarsamente snodata, un sacco di patate era più atletico, ho provato per mesi a perdere qualche chilo, solo che il frigo mi chiama. Sono un po’ depressa e nel cibo trovo serenità, mi ero segnata a diversi corsi in palestra, ma non durai, un po’ la fatica e la vista dei fisici scolpiti mi fecero desistere annichiledomi ancora di più. Ero grassa e per quanto mi dicessero il contrario sapevo che era una menzogna.
Avevo commesso una grossa sciocchezza a valicare la recinzione, ero buio pesto e la pendenza era veramente tanta, non era possibile stare in piedi, sarei caduta rovinosamente sulla scogliera. Risalire era fuori della mia portata, mi avessero visto in quelle condizioni senza scarpe, con il vestito rotto e vari tagli, avrei fatto una figura di merda colossale. Potevo andare solo avanti sperando non mi costasse caro, scivolai giù cercando di non farmi troppo male; lo strato grazioso di adipe serviva meglio di un airbag, raggiunsi una piccola stradina sterrata che finiva verso il mare, ma nel passare per un canale di scolo in secca inciampai e caddi sul mio grosso grasso sedere. Mi sentivo stupida e prossima ad un crisi di pianto.
Ci fosse stato un cane, avrei piantato un urlo da mandare in corto ogni apparecchio elettrico nel raggio di settecento metri, il cuore mi batteva forte, sia per fatica, sia per ansia.
Ferita non solo nel fisico, avanzai piano a piedi scalsi coprendomi le nudità con quello che rimaneva del mio vestito lacerato, le ballerine erano perse chissà dove, se il proprietario avesse chiamato i vigili per un intrusione, mi sarei rinchiusa in casa tipo un hikikomori e non sarei più uscita fino alla fine del mondo.
Un fascio di luce molto forte mi illuminò, per un breve istante fui accecata, poi una voce " Signorina si sente bene è successo qualcosa? ".
Non fui capace di rispondere nulla, avrei voluto dire qualche parola sensata, almeno spiegare perchè mi trovassi lì, ma ero bloccata.
Mi guardò con aria preoccupata, ma non fece altre domande, si limitò a coprirmi le spalle con un telo mare, ma evitò di toccarmi direttamente; mi disse di seguirlo, stavo sanguinando e sarebbe stato opportuno disinfettare le ferite e trovare un vestito più comodo.
Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra
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