Cuore solitario VI
In che razza di situazione ti sei cacciata Clara? ” Sei uscita per andare ad una festa con tua cugina e ti ritrovi semi svestita, a piedi nudi, con un telo mare a mò di toga, in un’ appartamento di un perfetto estraneo, senza avere la ben che minima idea di cosa fare.
Mi lavai le mani dopo mi disinfettai, i parei erano carini, colorati e di buon tessuto, quasi della mia taglia.
Le ciabatte mi stavano un po’ larghe, ma non era il caso di lamentarsi, mentre mi mettevo i cerotti controllavo le mie lonze ammaccate.
Ero scombussolata, non mi capitava spesso di interloquire con gli uomini, anche perchè fioccavano battute ignoranti e sguardi poco simpatici. Le mie rotondità per quanto vistose e scomode creavano un muro dietro al quale mi sentivo protetta, quasi nessuno si è mai preso la briga di conoscere chi c’è dietro.
Chi ci ha provato si è trovato davanti una cicciona, una balenottera azzurra, una aborto di donna. Al mare o in piscina era la sagra della frecciatina. Sono paffutella, non obesa, peso circa 68 chilogrammi fetta di pane nutella in più o meno, se vuol dire essere grassa, allora la maggior parte deve fare una visita dall’ optometrista.
Ecco perchè scelsi psicologia, per capire le mie paure ed i limiti di certe persone, a tutt’ oggi, molte cose mi sono ancora sconosciute.
Uscii dal bagno, King, mi attendeva fuori, ecco chi apre le maniglie, mi scappò un sorriso.
Tornai in salotto, ogni passo che facevo, mi sentivo di troppo, il padrone di casa non c’ era “ Brava Clara, ne ho fatto scappare un altro.” Alle pareti, oltre alle foto c’ erano delle lauree e riconoscimenti vari, era un veterinario.
Guardai l’arpa era polverosa, in buono stato, ma si vedeva la traccia del tempo, la chitarra, una Fender molto semplice con un ammaccatura vistosa sulla cassa armonica.
Mi piaceva la musica, teneva lontana l’ inquietudine. Non volevo suonarla, la vedevo come un intromissione. Accanto alla sala c’ era una stanza, abbastanza piccola, un armadio e diversi scatoloni.
Lo sguardo mi si fermò su un quadro un po’ diverso, non c’era una foto o un dipinto, solo una frase:
"Imzadi, ti scrivo perchè a voce non riuscirei
Ho bisogno di tempo per capire alcune cose, devo fare chiarezza e restando qui,
corro il rischio di farti male. Non odiarmi se puoi.
Tua Mo Cuishle
Non conoscendo nulla, ne i motivi, venni pervasa da un’ emozione molto forte.
Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra
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