Cuore solitario VII
La porta dietro di me si chiuse, era tornato, aveva recuperato le mie scarpe.
Deve essere successo qualcosa di serio alla festa, ci sono dei lampeggianti e molta confusione, mi disse.
Nel vedermi vestita con il pareo mi guardò sorpreso, il suo viso si incupì ed un velo di tristezza si adagiò sugli occhi.
Mi chiese se volessi cenare con lui, ero combattuta, esitai, non risposi.
“ Ecco vede, si insomma....io la ringrazio... ma "....
Ma porco zio, ho fatto la tesi nell’ aula magna con spettatori, amici, parenti e fotografi e filavo come un Freccia Rossa 1000. Qua, avevo davanti una singola persona e mi sentivo in alto mare, senza salvagente ed una catena alle caviglie.
Notò il mio stallo, mi sorrise e disse: " Guardi, non importa, venga l’accompagno ".
Non sapevo cosa rispondere, per evitare di dire sciocchezze, tacqui, mi limitai a seguirlo.
Mi parlava, ma ricordo solo "colonnetta", "tasto apri porta" e "guidi con prudenza".
Anche in questo caso volevo dire qualcosa, anche un semplice grazie, ma non riuscivo a spiccicare sillaba-
Arrivai alla fine del vialetto e mi bloccai, era una cosa fuori parametro, scommetto che pure Jung avrebbe una crisi esistenziale.
Ero uscita per andare ad un festa con mia cugina, togliermi di casa, passare una serata diversa e per stupida curiosità, ero scesa dalla scogliera; come una zingara, ferendomi alla coscia, squarciando il vestito, rischiando grosso, per piombare in casa di un estraneo e rompergli le scatole. Come ciliegina sulla torta mi aveva rivestita con dei capi della sua ex e invitato a restare per mangiare un piatto di pasta.
O la scema ero io che stavo sognando o lui che non mi aveva ancora dato un calcio nel mio grosso sedere flaccido.
Incredibile, ero ad un bivio su una strada che per quanto fosse dritta mi sembrava tremendamente in salita,
una scelta semplice: premere il tasto, uscire dal cancello e tornare alla festa con mia cugina fra balli, confusione e ripensamenti oppure tornare indietro suonare campanello ed accettare il piatto di pasta.
Povevo scegliere liberamente, senza costrizioni, ma non riuscivo a decidere.
Il profumo di gelsomino, biancospino e rosmarino, quel silenzio quasi irreale, l’essenza del mare e di bosco, sfiorai il roseto in fiore... gustandomi quel mix di fragranze.
Ma tu guarda in che situazione mi ero impantanata, forza ciccina, decidi e non ci pensare più, due tasti, due serate diverse, due finali tutti da vivere.
Era meglio fossi rimasta sul divano a sciropparmi l’ennesima serata a rincoglionirmi davanti alla tv,
mi sarei risparmiata figuracce e non avrei dato disturbo ad un anima tormentata.
Il Matteo nasce a Pisa nel lontano 1977. Prende il soprannome di Bio ( oltre ad altri cento) per la sua passione di fotografare l'acqua in tutte le sue forme. "Biyo" in Somalo vuol dire acqua. Dopo lo corresse in Bio. Scrive racconti, poesie, storielle e parodie. Si dedica al fai da te, chiaramente alla fotogra
Commenti (0)
Ancora nessun commento su questo racconto. Se ti va, scrivi il primo!
