97 lettori online · 355.923 poesie · 7.971 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Racconti Biografie e Diari
Biografie e Diari 29 febbraio 2012 · lettura 5 min · 1465 letture

Tronchetti di corallo

Caterina Zappia 5 racconti pubblicati
+ Segui

Se dovessi analizzare  il mio DNA  sicuramente  troverei   minuscole particelle di brezza, piccolissimi cristalli di sale e qualche frammento di conchiglia, il motivo per il quale io amo così tanto  questo fantasmagorico mondo marino, una parte affascinante  della natura che mi coinvolge  immensamente, al punto di desiderare fin da piccola   di diventare un  tronchetto di corallo   pur di vivere  nelle acque del mare. L’ amore  verso il mare  iniziai  a percepirlo  con moderazione e la pacatezza bambina  immersa fra i sogni e i giochi delle bambole, e con la genuinità che contraddistingueva le bimbe del tempo passato. Ma parlare con le cose inanimate non  è   come parlare  con il mare, esso penetra i pensieri, li cattura, a volte li trasforma, li conforta, li tollera, li dimentica, e quando tace li ama.

Così  come una piccola fiammella si è insinuato dentro di me il mare,  e mi accorgo   quando lo guardo di sentirlo   come una seconda pelle, a volte lo sento scivolare  dentro il cuore  come quando si legge un messaggio di pace e di speranza. Amo  trattenermi con lui  e guardarlo con gli occhi sognanti di bambina, come le prime volte, quando iniziai a prendere confidenza con  le sue onde e mi lasciai cullare nei giorni caldi ed afosi  di un lontanissimo agosto, sull’ acqua cobalto della scogliera di Capobrus.  In questo tratto solitario di costa  l’ atmosfera era decisamente  desertica, qui il grecale aveva il suono della lira e l’ aria era pregna di un  audace profumo di bergamotto con note speziate di narcisi zagare e del corposo gelsomino che impreziosivano il promontorio regalando a sazietà il loro degno profumo. Da qui si poteva  vedere  una parte dell’ Aspromonte che sembrava volesse  spalancare la gola ed inghiottire il caldo e profumato silenzio della costa. Sembrava che volesse a volte    rincorrere il mare con la spiaggia e aprire le braccia come un autentico malandrino per  derubarla di uno spettacolo strepitoso   che in alcuni periodi dell’ anno piombava va puntuale  come un orologio svizzero su questo tratto di mare. Sul finire della primavera, minuscole tartarughe come piccolissimi confetti  venivano fuori da gusci  grigiastri come la sabbia    e rimanevano per alcune ore in bilico a  piccolissime dune  fra i gusci altalenanti sotto i miei sguardi trafelati  per lo stupore e l’ emozione . Ripescare oggi ricordi di quei posti,  è  come pescare i mitili da bambina da sopra gli scogli, con gli occhi plasmati  a   pelo d’ acqua, con le mani in alto come segno di trionfo ogni volta che raggiungevo l’ obiettivo e  deponevo con grande entusiasmo la pesca del giorno dentro una reticella  di patate.

Ma la mia   fantasia    comprimeva  talmente forte  il petto sulle dure pietre del mare, che mi faceva immaginare con gli occhi   colmi  di sale un fondale irresistibile e allo stesso tempo insolito per  quei posti, restando per molte ore ad osservarlo incantata malgrado   le urla strazianti di mia madre di cui ho soltanto uno sfocato ricordo, come un eco lontano di cui    scorgevo solo i gesti    inquietanti. Laggiù vedevo ciò che gli altri non sarebbero mai riusciti a vedere, colori  che andavano  dal rosso rubino all’ arancio pallido, al verde smeraldo fino al   grigio platino delle piccolissime sardine. Ma il bello era che immaginavo anche forme   inconsueti di pesci, simili a delle mascherine di carnevale e  splendidi tronchetti di corallo in fila come  fioroni  e   punte di  corone che segnavano la via alla mia fantasia  nel  picco della sua produttività. In quei momenti si impossessava  della mia mente rilegandola in insoliti e visionari scenari da far invidia anche a i più validi  scrittori  di romanzi di fantasia, ma quando la pesca finiva  rimaneva l’ amarezza di lasciarmi alle spalle  il  mio incantevole mare. Ora lo ogni mattina lo guardo   e  vedo riflessa la mia immagine  e come una carezza respiro il suo orizzonte che mi porto dietro dal nascere del giorno, fra le mille cose  da fare, fra  una  stanza sterile e colma di  documenti e lo  tengo stretto al mio fianco fino sera, per racchiudermi nel silenzio della notte tra il suo canto. Questa è la mia libertà, la sento   mentre scrivo e ascolto  ciò che mi vorrebbe   dire e cosa io vorrei  fargli sentire: sono le  stesse   parole di sempre  dentro gli spaghi dei miei desideri  fra gli   archetti  di corallo che ho sempre immaginato sotto ai suoi fondali. Nonostante  sappia che in questo  spazio marino non esistono, io continuo a cercarli…. con la stessa pacatezza   bambina  per alimentare  i miei sogni indissolubili e sempre a galla  sui  giorni che prendo tra le mani.

💬 3
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
‹ Racconto precedente
Un viaggio pazzo
Racconto successivo ›
Persée et la belle Andromède
‹ Precedente di Caterina Zappia: PROFUMO D’ORIGANO SELVATICO (Lembi di vita sul ramo della memoria)
Successivo di Caterina Zappia: Paradise beach

«Alla mia terra e al mio mare, infinite dimensioni di speranza!»

L'autore
Caterina Zappia

Caterina è nata a Parigi, fra il profumo di cioccolato amaro e la musica di Édith Piaf .Scrive poesie fin dalla sua tenera età. Scrive versi perchè sono loro a farla sentire viva ed amata, sono frammenti di se, di giorni passati, frammenti di sogni e di ricordi che si annidano nella sua anima. La tristezza, la solitu

Tutti i racconti →

La bacheca del racconto

Le sensazioni lasciate dai lettori.


Bravissima Caterina, letta con immenso piacere! (Donatella Pezzino)

Commenti (3)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
Mauro29 febbraio 2012

Uno stile incantevole, descrive il mare, soggetto ed oggetto di tutti i desideri della protagonista, amplificato dalla fanciullezza, periodo a cui fanno riferimento i ricordi del protagonista. Un collage di fantasia e stupore, colpisce il lettore di questo splendido sogno. Complimenti vivissimi, è stato emozionante leggerti.

Donatella Pezzino29 febbraio 2012

I profumi e i colori del mare descritti con penna elegante e scorrevole ma soprattutto con tanto amore. Mi sono lasciata trasportare da questa lettura piacevole e inebriante... un'emozione stupenda, complimenti all'autrice.

l
laura salvatori1 marzo 2012

Bellissima descrizione fatta di immagini vive e colorate. Le emozioni, i ricordi balzano e conquistano il lettore. e te lo dice una vecchia( fin da bambina!)"adoratrice" del mare. Per me è un elemento vitale e dico sempre ai miei figli che quando non desidererò più vederlo, sarò entrata nella depressione. Per ora (73 anni) vado, faccio lunghe nuotate e continuo a vivere con lui! Un abbraccio