Mio padre
Mio padre era bravo a costruire, dalle sue mani si ergevano muri, case, comignoli. Aveva sempre lavorato, non conosceva giorni senza far niente. A dieci anni aveva perso la madre, primo di due fratelli ed una sorella. La domenica partiva con la sua moto, una BMW e tornava con le bisacce piene. Quando travasava il contenuto della sua ricerca campagnola, la nostra casa si riempiva di odore di bosco, di fiori, di erba. Sono sempre stata molto attenta agli odori, me li porto dentro, più’ dei ricordi visivi. Ricordo canestri immensi di funghi di bosco, non ne ho più’ visti così’ freschi, odorosi, vividi, ancora irrorati dalla brezza mattutina; Mazzi di asparagi, legati con un filo di paglia, con la punta rivolta verso l’ alto; Verdura di tutti i tipi, e frutti, e aromi vari. Una volta mi ha insegnato dove si raccoglie l’ alloro, ho seguito i suoi insegnamenti in maniera accorta e incuriosita, ma da quando non c’ e’ più,non mi sono mai arrampicata su quell’ erta, non ho mai rovistato tra quei cespugli. Dopo la raccolta, mio padre si dedicava anche alla cottura, in particolar modo dei funghi. Accendeva il fuoco e quando i carboni fiammeggiavano, glieli deponeva sopra, ad uno ad un uno, con calma ordinata, avendo cura che la cappella fosse rivolta verso l’ alto e dentro ognuno di essa versava un po’ d’ olio e di sale. Si beava a vedermi mangiare, i primi funghi erano sempre per me, ero la sua bambina, gli assomigliavo, nati nello stesso giorno: 2 Settembre, con quarant’ anni di differenza. Aveva quarant’ anni mio padre, quando sono nata io.
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