Tragedia famigliare
Marisa osservava con dolore e disperazione il suo occhio tumefatto che le avevano sistemato all'ospedale, lei aveva mentito sulla causa dell'occhio nero e anche se i medici non avevano creduto alle sue parole non potevano far niente senza la denuncia della donna. Erano ormai anni che Marisa subiva violenza da parte del marito che senza motivi la picchiava in continuazione e lei per paura di altre conseguenze inventava ogni volta scuse per coprire i vari lividi che egli le procurava. L' aveva minacciata di non parlarne con nessuno e di non andare alla polizia altrimenti si sarebbe vendicato. La vita di Marisa era un inferno aveva paura di fare o dire qualsiasi cosa che potesse scatenare la violenza del marito. I vicini sentivano che qualcosa non andava in quella casa e non credevano alle scuse che la donna inventava per spiegare gli occhi neri e i vari lividi ma non osavano parlare per timore di quell'uomo violento e continuavano a far finta di non vedere e di non sapere niente. Era stato un bene che non fossero nati dei figli che vita avrebbero potuto vivere in quel clima continuo di violenza? Un giorno in vicinato si trasferì una donna che lavorava in un consultorio e essendosi accorta della situazione di Marisa decise di aiutarla. La invitò a casa sua e cercò di farle dire la verità ma fu tutto inutile era troppo spaventata per opporsi al marito. Cosa avrebbe poi potuto fare? Non aveva parenti e non aveva lavoro e poi anche se lo avesse denunciato e lo avessero punito prima o poi sarebbe ritornato libero e si sarebbe vendicato di lei. Aveva sentito tante volte di uomini che dopo essere stati denunciati si erano vendicati e qualcuna aveva anche perso la vita. Le sembrava di non avere scampo e via d' uscita da quella vita infernale che conduceva. La donna del consultorio si recò alla polizia per spiegare la situazione ma le risposero che occorreva la denuncia della donna affinché potessero intervenire. Una notte lui tornò a casa ubriaco e più violento del solito e cominciò a picchiare la donna che sbattè la testa contro al muro procurandosi un brutto taglio. Temendo per la sua vita tale era la violenza dell'aggressione avendo visto un coltello affilato che usava per la carne lo afferrò improvvisamente e lo conficcò nel petto del marito che urlò e cadde a terra riverso e pieno di sangue in seguito alla ferita mortale che gli aveva inferto. Corse disperata dalla vicina del consultorio e le raccontò tutto. La donna la accompagnò in casa e insieme avvisarono la polizia. La legittima difesa era evidente ma le indagini e il processo si sarebbero comunque svolti. Marisa dovette andare in psicanalisi e frequentare un consultorio dove ebbe modo di conoscere tante altre donne come lei vittime di violenze coniugali che avevano avuto il coraggio di denunciare i mariti e ora vivevano nel timore di subire vendetta. Le ci vollero anni di terapia per ritrovare coraggio e serenità ma non cercò più un compagno. Gli uomini le mettevano paura e preferiva la compagnia femminile. Aveva trovato un buon impiego e faceva volontariato al consultorio e si sentiva finalmente una donna indipendente e realizzata e cercava di fare in modo che altre donne che avevano avuto una vita come la sua lo diventassero.
Sono una umile donna di 55 anni che ama scrivere poesie semplici ed essenziali. Amo anche la prosa, la Musica, il Teatro, la Pittura. L'arte mi attrae e mi appassiona per la sua capacità di espressione e trasmissione di sentimenti e sensazioni. Ho un blog: www.tristezzainfinita.blogspot.com
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