L'evasione
Ho voglio di correre, correre, se potessi alla velocità della luce, si evadere, evadere, perchè la mia anima si è spogliata di una realtà cruda e malvagia, che consumato ha la linfa della mia vita. Cadenzare sento i miei passi ed ogni tocco che dall'asfalto si leva è una ferita che vola via, e mentre si eclissa l'ombra sulla strada dimentico gli orrori, i delitti, le guerre, le religioni che l'odio alimenta, che le stragi perpetua. Voglio varcare quella linea, salvare la mia dignità dalle mafie di un mondo morto. Si cancellare tutto, tutto, anche il debito dei deboli indifesi, oppressi dall'arroganza del potere.
Corro, corro senza voltarmi e piango per dimenticare ciò che mi ha ferito e indignato e che trionfi l'amore, la gioia, il capriccio e il broncio della donna, che son sorrisi alla vita.
Ora che strisciano i miei passi con l'affanno, ancora non vedo della strada il traguardo, che corre verso l'orizzonte sempre di più stringendosi in un punto, oltre quella immaginaria linea, che il cielo tocca, ma che io solitario mai la potrò varcare e all'infinito il mio viaggio nel cielo svanisce.
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
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