amami
amami, come non hai fatto mai, prima,che il vento mi pieghi il sorriso prima,che mi illuda nell'ultimo
amami, come non hai fatto mai, prima,che il vento mi pieghi il sorriso prima,che mi illuda nell'ultimo
si fa piaga la crepa nel silenzio vile che precede ogni miracolo tu, mangiato dentro un corpo breve, stretto che
ancora stringimi ancora amore e non dimenticarti mai che non era il tempo a morderci le labbra ne a ricucire gli orli
cado, dai tuoi occhi ancora una volta come cenere ho accanto, nascosta la maggioranza dell'iceberg il gesto che mi
dopo la tazza di latte con il pane secco vecchio di alcuni giorni e d'altre notti aspettavo la fine dell'asciugatura
che ne sarà del nostro amore? e quando non riusciremo più a mangiare da soli e ci piscieremo addosso e non
io una volta l'ho visto il mare era sotto la lavagna nera della notte e me ne sono innamorato come una zattera che
sarei Venezia, palafitta consumata che scivola giù dalla sua tana guarderei Murano, le sue labbra di
come vorrei dirti di quelle briciole di nuvole che lascia in prestito l'anima al cielo ancora più azzurro,
aggrappato allo scorrimani del nulla risalgo correnti di fiumi d'anima imbevuto di occasioni perse e d'airone un volo
sfuma appena, il verde ai rami evasi delle ginestre e dell'inverno solo piccoli sorsi tra gli abeti spiegati in
è spino alla fronte che mai tieni alta d'ogni crocifisso che porti croce sul petto nel grembo ci raccogli come
. nella geografia delle parole che nessuno esclude come nel viaggio che si racconta e mai si vive fare
io sono in quella pietra che tu oggi hai raccolto e che cosa aveva che ti piaceva? la forma, il colore, io sono in
in nebbie di maggio raccolgo rose alle tue labbra tele inquiete di brezza su rami e perle sull'erba in
scavati in viso d'albe vengono su scalini di cielo privo m'accostano e chiedono senza cercar perdoni ne risa da sotto
e tu sei là oltre l'ultimo tremar della sera oltre il pianto del salice spoglio oltre lo spazio ed il tempo
forse, è perche piango sotto la doccia, o forse, sono queste nuvole d'aceto che intarsiano la gola, tra le parole
forse... è quel tuo sapermi disegnar sorrisi sulla bocca o quel diario di noi che non so se ancora scrivi ma quando i
nelle tasche più di quel che avevo ma fa niente vivo di poco una crosta di pane un sorso d'acqua e a volte un pò di
esco dalla doccia ho una goccia in mano e dentro c'è tutto quel poco che riesco a pensare quella carezza di vento
inchiodati allo zenit i miei pensieri svolano limatura d'immagini svenute tatuaggi di nuvole arrese ti ricompongo dai
guardo i tuoi occhi così nudi stanchi come cieli all'imbrunire spogliati di voli e di luce d'autunno invasi come
del cerchio siamo parti attimi indefiniti rubati e persi sfumature d'onde luci improvvise echi coraggiosi di voci
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