A Paolo .... che voleva volare
Non ti ho visto partire, Paolo per l'ultimo viaggio verso dove nessuno può sapere magari su onde che risaccano lambendo
Non ti ho visto partire, Paolo per l'ultimo viaggio verso dove nessuno può sapere magari su onde che risaccano lambendo
Quando la rabbia galoppa dentro urla sentenze definitive come appigli saldi e affidabili per salire in alto oltre
Attesa fremente arriverà o non arriverà l’occhio ammiccante nel quadrante della mia poesia arriveranno o non arriver…
Che cosa ? Cosa vuoi ? Cambiare il mondo ? Non una vita diversa, ma una diversità della vita ? Che roba strana. Mai
pezzi di ferro vagano veloci e furbi mossi da ingranaggi senza responsabilità verso mete che oscurano occhi e sogni di
Parole taglienti escono da labbra umide visi lisci e freddi trasudano condanne per esistenze non certificate dal sacro
Forse puoi capire il silenzio sorseggiando parole vuote che riempiono di sospiri la pianura volando dolci e
Quando capita poi li ricordi quei momenti da solo davanti al mare. Vedi quello che puoi vedere ascolti quello che puoi
Cercare una scala armonica per difendersi dal nulla non ci sei e ci devi essere fino al limite rosso del mondo
Nelle domeniche d’inverno si accendono le luci di case riscaldate e rassicuranti che compensano carezze ormai passate
E il treno si schianterà un giorno forse vicino forse lontano mentre noi combatteremo per un posto migliore prenotato a
Forse ci sarà qualcuno, un giorno che la prenderà in mano, quella scatola. Forse ci sarà qualcuno, un giorno che le
Come stai bene lassù reale, potente, nudo alla ricerca di briciole di complicità che ti illudano di
Quel box che chiudeva il mondo una giostra che girava senza fine le corse verso casa dopo la scuola la bacchetta della
Dita sfiduciate accarezzano la tastiera per riconoscere suoni che galleggiano dentro fiumi di emozioni disegnando
Aiuto lo vedo laggiù, lontano l’esercito dei buoni scarponi chiodati affamati d’ aria spezzati dalla paura parole
Bulloni tremolanti che reggono carcasse rombanti nell’ossido di carbonio di bocche roventi sedute nel box umido di
I segugi del tempo pianificano favole colorate sul nostro amore rompendo mattoni rossi sulle vertebre del mondo che
occhi fiammeggianti lanciano dardi ragionevoli come sentenze per bersagli senza volto che si ostinano a sognare immagini
soli io e te silenzio complice senza respiro mani leggere per un attimo sulle mie spalle. carezza limpida
E lancio nello stagno pietre colorate di rosa e gli alberi intorno cantano melodie di vento e il cielo di un terso
Tutti dovrebbero vedere gli occhi smarriti di Marco nella sala d’aspetto di quel pronto soccorso mentre il suo
Parole che raschiano la gola piena di aspettative fragili e viaggiano soffiate nel tempo di una prima pagina troppo
E devono essere belle parole a solcare fogli candidi per inventare rotte perfette tra isole verdi e accoglienti sotto il
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