Ad un padre mai nato
siediti a fianco a me ora che gli anni non hanno il peso di contraddizioni e il tempo s'incastona nei capelli
siediti a fianco a me ora che gli anni non hanno il peso di contraddizioni e il tempo s'incastona nei capelli
in questi giorni in cui si sveglia l'orso e l'equinozio è cantico per cieli il sole cresce dietro
mi piace quando tu con maestria annodi in un sol gesto ed accavalli con una dissennata geometria la massa
luce lucertola percorre la lieve obliquità della persiana per poi fermarsi in piedi un po' ruffiana negli
Dio per coprir la sua splendida luce è solito usare una mantella e da quel posto dove gli si scuce esce quel raggio
ricordando i passi della fame con piedi sopra il marmo del balcone cresciuti sotto il rantolo del sole in
con occhi che si spezzano in se stessi quasi impauriti sull'orlo del creato e mani sopra polsi genuflessi che tracciano …
è sotto un cielo di parole stanche fra mura che raccontano la storia che s'apre sulla soglia di uno sguardo lo squarcio …
forse non sai di quando ogni mattino ricerco nel mio viso un po' di ieri sfogliando fra le palpebre i segreti
mi accosto alla mia voce preferita che spunta come un lembo da un sorriso frusciando silenziosa fra le dita di mani che
Sunava mezanotte 'o campanone d'a chiesa ch'affacciava miez'a piazza e cummigliava, quase a' protezione, tutt'o
il bacio è un dono per creature stanche che reggono nel vento di confine il lume che da luce nelle sere a
ma quanto peserà mai questo cielo che grava col suo carico di luce e cova nella punta sud del molo la
non si rinnova in eco una promessa giurandola sul petalo di un fiore ma in bocche che continuano a celare fra i propri
fra bocche che s'impastano in libeccio e braccia troppo strette per pregare non si capisce se occorra più coraggio
la casa che abbracciava la mia infanzia nel vento che soffiava popolare fra porte cigolanti di sudore e in panni
e poi la strada dietro l'angolo dei vecchi seduti su una nuvola di sole scendeva dalla punta dei tuoi tacchi tenendo in
la notte intorno a noi già partorisce luci che fluttuano sospinte verso l'alto in porti che nascondono il
in sogni che non porgono le spalle al morso muto di labbra rassegnate ma scrutano cercando sulla pelle le orme vaghe
ti lascio figlia mia questa speranza che annaspa stretta dentro le radici mio padre invece mi lasciò dei
quando ti chiudi nelle mani stanche di stendere sorrisi su un dolore e ti ritrai... con gli
parla con me che tutto ormai intristisce nel vento caldo che annuncia il temporale e a lettere di fuoco
in stanze come carri di bestiame, stipati sotto il primo finestrone che taglia fra inferriate di catrame un cielo
la poesia e' il compito di un'anima venuta al mondo per placar l'arsura lasciata fra i pensieri dal silenzio che
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