Cerco l'Amore,
l'amore nelle perdute stanze
spoglie e senza calore
disadorne e non vissute
fredde come la morte
incombenti come la solitudine;
l'amore delle piccole cose,
dei toni di voce,
di sguardi
che si perdono
negli sguardi;
di atteggiamenti spontanei,
di un calore caldo,
nel cuore,
di un sapore buono,
in bocca;
l'amore
di un respiro profondo
e calmo
di coltelli senza punta
di emozioni grandi
e di piccole energie
che percorrono impazzite
tutto il corpo
fino a scoppiare in testa;
di baci rubati
restituiti e rubati ancora,
di momenti vissuti
e di quelli che a qualsiasi costo
vorresti vivere,
per dimenticare il dolore
la solitudine,
che pervade
le stanze non vissute
e quelle dimenticate
e te. | 


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Un angelo nero
nasconde la luna
la notte era chiara, invero.
Di anime perse ce n'è qualcuna,
di amanti che si cercano, vivi
ne scorgo, come attraverso una cruna.
In cerca d’Amore, in alto salivi
il viale attraversando in fretta,
dal caldo tepore del nido partivi
in cuor tuo sai cosa ti aspetta:
una promessa d’Amore, un dolce gioco
scorgi il tuo bene, che bacia una sigaretta.
Ricompare la luna, per poco
già sei sparita, in chissà quale alcova
brucia il tuo amore in un pagano foco.
Chissà dove il mio pensier si spande
ora, ché tu mi pensi
mai sazia di ebbri sensi
il mio Amore è qui, né diverso né uguale, perdutamente grande. | 

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 | Cosa nei sai dell’Amore,
piccola farfalla
che voli di fiore in fiore?
Del fuoco che brucia
due corpi al sole,
vestiti di vento?
Cosa ne sai
piccola creatura del creato,
del primo bacio, della prima delusione?
Le sue risa si perdono
nel mio dolore, e fanno male;
le ascolti, piccola mia?
Cosa ne sai dei sogni,
della natura umana,
dei discorsi portati dall'amico vento?
Perché non condividi la mia tristezza,
il mio rimpianto;
qual è la mia colpa?
Esile figura del creato,
in te ripongo il mio dolore;
portalo lontano da me, affinché Lei lo ascolti. | 

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 | Questa sera
ho aiutato a far cadere
una foglia,
e il tonfo è stato
lieve,
sordo,
quasi come un rimpianto,
come le cose non dette
ma sentite;
come un Amore
finito... | 

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 | Come il vento
spazza via le foglie
dal prato brullo e umido,
così libero l’Amore
racchiuso nelle tue calde membra.
E sopra ad esso,
l'indimenticata fatica è per me
regalo assai bello e ricco.
Amami come un tempo,
mai stato tale. | 

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Avrei voluto stringerti
forte, forte, forte...
Per far cessare il pianto,
per assorbire la tua disperazione,
per sentirti vicina;
dire una cosa buffa,
per tirarti fuori uno spicchio di sole
che rischiarasse tutto il tuo viso...
Avrei voluto baciarti,
per non essere diverso da come sarò,
per potermi illudere
e coltivare l’illusione e non tormentarmi...
Avrei voluto esser morto
per non vederti piangere
e la calde lacrime
solcavano il viso che tante volte ho cercato
e da mille anni non trovo più... | 

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L’amore che conoscevo è finito.
E’ morto,
l’amore con cui scambiavo l’amore,
l’amore con cui trascorrevo le ore,
l’amore dei nomignoli buffi
e delle voci bambine;
l’amore che mi prendeva
e che scioglieva il cuore,
che mi prendeva
e dolcemente mi lambiva, una volta
infinite volte.
Così come l’onda
accarezza la battigia,
così credevo al perdurare di emozioni,
alla familiarità di gesti,
di emozioni, di carezze,
di ricordi che suscitano amari sorrisi,
di piccole voci, dentro,
di grandi...
L’amore che conoscevo è finito
e con esso una parte di me;
e voglio vivere,
tornare a vivere! | 

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Ti cospargerò il corpo di oli profumati,
perché brilli al sole d’inverno
come metallo nobile;
fai lo stesso con me
e scintilleranno paglierini,
fin dove la luce si getta nel buio.
Indugerò sul lavico grembo
di sussulti malcelati e a stento trattenuti,
fino all’inarcar dei lombi,
sospesi e tremanti.
Al ritornar in vita,
degli amanti,
incautamente,
cenere calpestiamo. | 

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Pur nel dubbio dell’esistenza,
strade portano ad una radura;
quivi volteggi leziosa
al sanguigno, graffiante stridio
di bandoneòn diatonico,
che contraendosi ed espandendosi
fa i sensi ribollire,
incessantemente,
ancora ed ancora...
Pesanti le braccia,
percossi i fianchi,
turgidi e pulsanti;
inghiottiti i sensi
dall'onda spumosa di infinito mare.
Fa che io sia musica,
fa che io sia canto,
impudico ormeggio
che alla baia ti trattiene.
Ora possiamo liberare la notte,
assieme,
per riannodare
gli enigmi di esistenza terrena. | 

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Libero energia divina
quiescente nell'Io interiore,
quando frugando in ripostigli segreti
di prezioso scrigno,
tetto di mondo inferiore,
radice di mondo superiore,
estasiato rimango davanti ai tuoi doni;
spirto divino di angeli di sabbia
(posti)
a custodia del paradiso di Indra:
(e noi)
ebbri di immortalità
insieme vibriamo
al suono che promana,
senza che i corpi si colpiscano... | 

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Niente trucco per me;
funambolo, in equilibrio,
interpreto l’Uomo
o il suo contrario,
come in una palude di maschere;
di giorno cornucopia di doni,
di notte osservatore attento
al cangiar mutevole
di sinfonia pizzicata
che increspa il mio mare,
con impercettibile ribollio,
di vibrazioni lontane.
L’Oblio
cicatrizza e sana
sentimenti, passioni:
Lei mi è vicina!
E sordo divengo
alle grida del Mondo,
a ciò che altri voglion sapere...
Lei sola sa:
parole che porgo,
urtano
come massa d’acqua
contro ostacoli del pensier comune! | 

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Scende il silenzio tra noi;
come polvere di ghiaccio ferale lacera il cuore,
smorzando i battiti tumultuosi di vita;
cerco disperatamente
di restare in contatto
col nostro noi che siamo.
Rami protesi come mani,
luna nuova benevola accoglie,
nella sera abbacinante che a nudo,
impietosamente,
vìola l’esser mio;
angeli neri aleggiano
al limitar di ormeggio sicuro, familiare,
a ghermir subdolamente
scialuppa di canne,
non incline a notte ancor più profonda...
All'Aurora del giorno nuovo,
mi segno la fronte:
giorno a colori è tornato;
fa che diveniamo incolori ai dolori,
alle pause di assenza di Amore,
alle pause di assenza di Vita! | 

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