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Gli ultimi 5 iscritti: Anna Maria Antonietta Sarra - Davide Dell’Atti - Lunar library - TonyLake Sito - Patrizia1973 |
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Natura
Le 11507 poesie pubblicate sull'argomento 'Natura' Poesie sulla natura |
L’estate lentamente s’allontana
se pur resiste ancor la sua calura,
che tutti schiaccia, opprime ed affatica.
Ma ride sopra il monte la genziana
ed ogni fiore che trovasi in radura,
sulla collina, o in qualche zona aprica.
Settembre è pronto
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CESSATO È IL VENTO
Cessato è il vento, un tempo smorto
ha vestito tutt’intorno di neve,
il giorno tace in un respiro corto
muto e lieve.
Sfumano i campi, i margini, le strade,
spariscono le ombre, un unico chiarore
dilaga eguale ed ogni luogo
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Se di Pan il flauto mi travolgesse,
in spirito d’Arcadia mi ritroverei,
fra satiri e fauni danzanti gioirei,
così che’l tempo m’avvolgesse
Poi con Demetra frutti novelli
di terra raccoglierei
e’l fiorir dei campi vedrei
e passerei giorni sì
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Con settembre l’estate si allontana,
che con il caldo, l’afa e il solleone,
paura ha seminato a destra e a manca.
La gente, per un po’ di refrigerio,
correva al mare, ai laghi o su in montagna,
altri solo udian di sirene il suono.
Ma or
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Or il Sol s’aggira in toto
e corre d’Apollo il carro in fuoco,
scia di luce nel ciel disegna,
trascinando il rosso foco
In un boschetto rinverdito
di Pan danzano le ninfe,
son attratte dal suon del flauto,
che volteggia fra l’ombrose fronde
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Soffia soffia
il vento è passato
solo afa
a chiudere i porti
tutto è asfaltato
riposano gli orti
Schermaglia di turbida acqua
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Il cielo è una piastra di ghisa,
un coperchio che schiaccia il respiro
e cuoce l’aria fino a farla densa.
Odio questa luce senza sconti,
questo sole che artiglia la pelle
e morde i pensieri,
lasciandoli esanimi sull’asfalto.
La città è una duna
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Cri cri cri,
cicaleggio di cicale,
fra fronde mosse da zefiro,
percuotono l’immoto tempo
Or mi soffermo
ad udire,
della Natura il richiamo,
che sempre io bramo
O passante, sosta
ed ascolta
il sospiro di Natura
E brama con essa
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Tintinna la grondaia,
fievole battito a soffiar vento,
tempo recondito,
giorni e giorni a divenir incompresi.
April d’acciaio, ciel di bronzo,
tiepide aurore a riscaldar aria
e scioglier la rugiada.
Armonia ad ore e ritrovar tempo,
tempo a
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Goccia a goccia il tempo si fa polline,
un’ossigenazione sotterranea
che scuote le radici addormentate.
Il giallo è un’audacia della terra,
un lampo trattenuto nel grembo delle zolle.
Guarda lo zenzero, nodo di pietra e fuoco,
che nasconde
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Cantano gli alberi nella nebbia
con quella voce appresa
dalla brina che deposita
formiche di rugiada
sul fogliame che dirada
Pregano gli alberi nella nebbia
con quelle braccia estese
dalla linfa che invoglia
dalle radici fino all’ultima
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E guardo ogni mattina all’orizzonte
là dove l’onda azzurra bacia il cielo,
che di già appare limpido e sereno.
Ma al mezzodì, levando gli occhi al monte,
nuvole nere e tempestose svelo,
d’acqua foriere e vento senza freno.
E il cielo più
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Oro liquido e pietre di luce
Il giallo è un’eredità del sole,
un lampo di pensiero
che incendia il mondo.
Come polline di stelle
cade e riveste di vita
il dorso della collina.
È il sangue del mosto,
che bolle e si fa corpo
nell’oscurità della
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carezze di un fiore cresciuto solitario in una foresta di fili d’erba
silenzio di Dio che prega la moltitudine colorata di papaveri
disseta di parole bagnate dalla rugiada del mattino
soffia il vento sottile nel cielo azzurro di mare
carezza di una
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C’è un evolversi nel cielo
nei labirinti delle nubi
Tanti i colori
che volgono al nero
recisi da un disegno
Un intenso folgore
illumina la terra
che finalmente attenua
quel sentimento ostile
A seguir un grande fragore
scendono le stille
in un
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Un raggio scivola acre tra i limoni
e accende l’orto di una calda voce,
mentre il profumo di millenni buoni
odora il vento che nell’aria sfreccia.
La terra è un mare di biondissimo grano,
onda di pane che bacia la sera;
le api
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Or qui Eolo d’impeto perviene
e seco reca piovose intemperie,
e l’etere tutto s’incupisce
di nubi dense stagnanti
Or Apollo cede il passo e sviene
e’l fiammante carro s’assesta
nel ciel che si rabbuia
e più non si desta
Rombo di tuono
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Sta morendo il sole
il rosso tramonto si spegne pian piano.
Ed eccola, lei, la fata della sera,
danzare ombre, tra luci e colori.
Il cielo s’imbroncia
tra nuvole rosa tramonto
è il crepuscolo
la magia dell’ora
quando la luce bacia
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Usignolo
musicalità e soavità
nella piacevolezza del suono
Dal tramonto all’alba gorgheggi
intonando dolci melodie
Vibri tra foglie colorate
e nell’amore
rifugi il tuo canto
Su quel ramo
v’è tutto il tuo vanto!
Eppur
sei sempre lì
ciclicamente
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Libero di ardere e di osare
in questo cielo a tratti imperturbato
col desiderio immenso di cantare
i giorni immacolati del peccato.
Libero di vivere dannato
tra le sue braccia magiche miniere
essenzialmente vivo ed ostinato
a dare ai miei bisogni
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ombra della farfalla colpisce il petto dei gorgheggi francesi
fischia la chitarra nella poesia di un ritmo divino
’amore è luce, libertà, empatia fende l’aree spogliato d’altare
sentiti stanca sarò netto mostrami il volto senza sudario solo così sarai
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Agosto stende il suo mantello fatato
sui campi arsi e sul mare brillante
e il sole alto nel cielo terso e conquistato
versa luce sul giorno sussultante.
Le cicale intonano il fresco canto,
tra ulivi assetati e strade soleggiate,
mentre la sera,
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Nella penombra
di un gelso sterile
divagano arboricoli
tra nidi e gemme
Volteggiano
sull’erba alta
un’infinità di colori
Infiorescenza
A frusciar vanno
le pecchie sopra i fiori
Rivo a segnar va
il corso della limpidezza
Nessun flagello
potrà
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gestisce l’umanità presa per mano,
la fatica illude le ferite sciolte nel silenzio
le dita con pazienza illudono le selle
sentiti stanca sopra il tuo petto
pensaci acqua sarai foce
impianta il vaso dei fiori
l’adolescenza appesantisce la stretta
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Di nubi e nembi in tumulto
lo stanco cielo s’aggrava,
prono del vivido Sole
ch’ormai non più rovente s’inchina
Turbina Eolo tempestoso,
annunzio d’oscuro presagio,
s’avventa su lo scosso fogliame,
barlumi di luce son spenti
Pioggia radiosa
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Caldo, afa e solleone
han serrato nella morsa
di turisti la lor corsa,
che attendevano il riposo.
Vanno in cerca di una fonte
per un po’ di refrigerio,
il sol grande desiderio
per calura soffocante.
Al contrario le formiche,
che di nulla
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Ed ora il lago mi saluta
con bagliori di speranza
e cento e mille volte mi bacia
ed allontana la lagnanza
E ancor vedo il bel castello
dall’immoto tempo,
risoluto svetta sull’ardito colle
e leva ogni fardello
E qui tutto v’è di
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Il cielo s’incrina di luce primordiale
e prima ancora che
la terra ricordi il suo nome
un brivido incide il silenzio.
È un filo di suono
una goccia di vetro che cade nel buio.
Non cantano per la primavera
non cantano per possedere l’aria
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Esplose col sorger del sole brillante
in un mirabile unisono canto,
annunciando il nuovo giorno nascente.
Intrepido il limpido suono viaggiò
vivificato dall’aria salubre
del fresco mattino sotto il sole lucente.
Lontano si propagò l’evento
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Di mattutino il lago s’abbruma,
dai dolci declivi si muovon le genti,
che porgono il saluto al novello dì,
nel cammino di nostra via
Par dipinto il cielo
di nubi leggere e fluttuanti,
sono aleggianti onde
che baciano il lago
Sommessa e cheta
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11507 poesie pubblicate sull'argomento Natura.
In questa pagina dal n° 1 al n° 30.
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