Ti dono amor una ti dice col sorriso
poi il falso regalo presto si riprende
quello ti porto amor sincero amica
quatto lo nasconde e or tosto a altra reca
ecco son qua fremente mi dice son l'amore
mi volto un istante solo ecco già fuggita
dettò Metastasio un tempo trova qui conferma
è la fede degli amanti come l'araba fenice. | 
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Son io che parla a te, spirito maligno
che mente e cuore la notte mi devasti
a me nel buio creando immagini mortali
non so se false oppure come credo vere!
Sì, seppur lei tace e nel ludo lascia fare, altrove
pensa, so: in ciò tu mi tormenti e forte forte ridi,
ma nel tormento che distrugge e annienta sappi
che almen la sua pietà pietosa dona un poco pace. | 
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Amor non riamato non è ricorda amore
sol sofferenza grande per un sol cuore
che imporre mai di certo si può amore
a un cuore indifferente del tuo amore
non riversar pertanto odiosi acuti strali
parole amare addurre i tuoi voluti mali
a chi senza colpa colpevolmente assali
non è amor merce che richiesta si regali. | 
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L’amor si muta in odio cuor gentile
mi domandi ascolta vedi guarda a te
assennata lascio la risposta carezzevol
mano un tempo il viso con dolcezza
mi sfiorava oggi violenta fiondato
mi ha di colpo un grosso sasso al cuore | 
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Non so se quando sarò un dì freddo e muto
farai come Didone che un dì e presto ruppe fede
al muto e freddo cener di Sicheo, non so Amata cara.
Questo pensier che per anni e tanti mi turbò la mente
risposta trova oggi e giusta, lo dice del Sacramento
il rito che muore con la morte di un dei due Ministri,
quindi libero io della vita dagli affanni libera tu, Amata,
da me non più amata, di amar presto nel tempo felice chi tu credi. | 
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Intenso inatteso quel preludio
che al colmo della felicità sì
voluttuosamente tanto ebbro
con voce dall’affanno rotta
così usciron queste mie parole:
cada cada quel trasparente pizzo
baluardo estremo all’agognata
or tanto desiata pugna. Maligna
irridendomi s’infilò la gonna
solo lasciandomi, il desiderio
folle spento, nell’ansimante agonia... mia. | 
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Perfida
i miei sentimenti hai inscatolato
come sardine e venduti
gratis
al mercato dell'Infelicità. | 
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Implorare cercar oggi da te carezze baci
invocarli quali da te pegni per me d'amore?
Mendico poi bussar alla porta tua del cuore
che di sé il più basso infin toccar potesse amante
non amato tra gli amanti e indecoroso umiliamento?
Gioia quindi donarti di un mio d'amor tormento?
No, mai: saggio negli ingannevoli mendaci ludi
dell'amore nel tempo sai amica diventato sono:
così da come ormai da tempo tu mi guardi
come poi lo sguardo sempre da me tu levi
come beffarda tra te alfin sorridi pur io vedi
mi guardo non piango di me anch'io sorrido
sfidando ben fisso guardandoti negli occhi
quel sorriso che altro non è che maligna derisione.
Perché dunque pietire lo sappiamo entrambi
quel che di certo tu non mi potrai mai dare:
baci e carezze da te per me pegni d'amore. | 
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Mi sentii dire
verme
non mi toccare
con quelle mani
viscide e schifose
...e piansi... | 
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Così è, certa sicura allora così tu parlasti,
questo sbocciato oggi nostro amore non morrà
come rosa delicata sempre fiori donerà
nella serra del cuor mio degli affetti chiuderò
quale virgulto vivo assai protetto ben curato
come zolla tutto l’ardente esser mio il sole
dolce il mio sorriso la rugiada fresca i baci miei
gentil soffio le carezze mie nel sfiorarlo lievi
cosi è certa più sincera dopo un mese solo
che l’amore nostro è già finito così dici
cosa vuoi stavi tu lontano senza palpiti il cuore
rotta la serra poco il sole secca la zolla ferma
l’aria il fiore dell’amore non poteva che appassire:
ben disse e poetò un giorno il saggio Metastasio. | 
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Estraneo son alla vociante folla
rumorosa, attorno a me sol vuoto
tutto è nulla, a me ghiacciati i sensi
a me sì spenti dall’abbandono tuo. | 

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Dalla perfidia tua costretto
al mercato dell'Infelicità
mi dovrò pronto recare
senza tempo frappor
che a questa cupa ora
di dolore nuovo d'afflizion
peso non si assommi pure
per derisione e scherno d'altri
che pene d'amor non condivide
ma di lor gioisce prontamente.
Corre notizia ad arte da te
fatta girare con malizia fine
che i sentimenti miei per te
per te d'amor le mie parole
come sardine hai ridendo
in modo malo inscatolato
merce per te di nessun valore
al banco delle offerte inviata
poi per esser gratis alienata.
Solo spero qualora non la trovi
che finita in mani d'altro qual
regalo quale infelice d'un infelice
non rida ma le pene mie condivida. | 
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Mentre di felicità ebbro nel forziere
quella tua carezza ormai insperata
sul viso mio da tempo dalla lebbra roso
da quel lontano giorno dell'addio
qual ultimo dei miei sogni riponevo
il guerriero alato dell'Invidia velenosa
amico di chi oggi t'accompagna
nei sentieri lieti e caldi dell'Amore
mi ha sorpreso e dal forziere lesto
questo sogno furtivamente mi ha levato.
Perché rubar tra i tanti sogni questo
non tanto a te ma a lui domando
quando non un istante dalla fantasia
creato ma il tempo quello dell'Amore
vivo e non del sogno gli appartiene? | 
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Come di lucciola il chiarore
nella notte tra le erbe così
si spense quel giorno tra i prati
di Venere la fiamma del tuo amore. | 

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Son volato in cielo
dalla Luna argentei raggi
ma non per te ho poi rubato:
ne ho fatto una sottile rete
a quel vecchio pescatore l’ho gettata
per rendergli più lieve la fatica.
Dal giardino di un re, non so quale,
ho colto un fiore, la più bella rosa
ma non per te; a quella vecchia stanca
l’ho donata: un dono per una vita
solitaria, mai sfiorata da un amore.
Son sceso sotto terra
in più punti ho poi scavato
zaffiri, rubini e pietre rare
gemme smeraldi a profusione
ma non per te: alla piccola orfanella
li ho portati che con la man tremante mendicava.
Cosa per me, cosa mi chiederai mi porti in dono?
Da pruni rovi e bianchi biancospini
rami su rami avevo tolto
e di spine una collana poi intrecciato,
era per te ma me la sono messa al collo.
Da erbe le più infestanti
e dei più velenosi fiori un mazzo
maleodorante avvolto da urticanti foglie
avevo con cura preparato
era per te ma me lo son tenuto
teneramente poi l’ho pur baciato.
Da sponde di fiumi, da vette di montagne
schegge di sassi, frammenti di appuntite rocce
un pesante fardello ne avevo tratto
con fatica poi da te portare:
davanti alla tua porta poi
mi son fermato, era per te.
Non ve erano bisogno
già li conoscevi eran gli stessi
coi quali un tempo non lontano
m’avevi tu trafitto il cuore. | 

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