 | Come fossili,
tracce indelebili
rimaste nel tempo
sui muri e sul tuo letto.
Lenzuolo ancora intatto
magliette mai lavate
come affamata annuso
per ritrovarti.
Appiccicato alla pelle
come livido nel sangue
che duole e non fa rumore
cado
in questo vuoto sterile
che non consola pianto. | 
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Cara amica mia
l’ho sentito il tuo dolore
trapassarmi il fianco
e fermarsi nello stomaco
come una lancia sanguinante.
Li ho visti
i tuoi occhi spenti
e la tua voce
gridare al vento muta.
Ti ho vista
persa
mentre con le unghie
cercavi un appiglio
per non cadere
nelle fauci del’inferno.
L’ ho visto il tuo passo silente
nell’erta via della sofferenza,
perché sai
le madri che piangono un figlio
hanno tutte
lo stesso vestito! | 

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 | Ti guarderò
senza chiedere,
ti ascolterò
senza parlare,
camminerò
sulle tue orme
senza far rumore
come ombra invisibile,
sentirai
la mia presenza
in ogni alito
della tua anima
e abiterò
il tuo sogno
come ogni notte
quando calano le ombre
sui tuoi occhi. | 

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 | Ai confini
tra veglia e sonno
rimango sospesa
nel limbo,
in un tempo infinito,
e il respiro, rallenta,
perché tu,
mi dormi sul cuore. | 

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Quel sentire freddo
nelle ossa,
pietrificata
come una statua,
gli occhi vitrei
prosciugate
son le vene del suo sangue,
non pulsa il polso
se il cuore si ferma
Frammenti...
Manca la terra sotto i piedi,
son sempre lì, in stasi
quelle parole che trafiggono
come lame taglienti
rimbombano ancora
come tuono nella mente,
"non c’è più niente da fare"
e mi vedo
morta vivente!
Si può continuare a vivere
se si è morti dentro? | 

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 | Cando su dolore
si frimmada in fiancos
e ti pijadat in duos
finzas a toccare terra,
a frunzas
comente unu istràzzu
ézzu
chi no giuat pius
a nudda,
tue non bides lughe
e non bastat una manu
a t’inde pesare,
e no b’at preghieras
chi poden consolare
unu coro
chenza sambene.
traduzione
Quando il dolore
si ferma sui fianchi
ti piega in due
fino a toccare terra,
sfilacciata
come uno straccio
vecchio
che non serve
più a niente,
tu non vedi luce
e non basta una mano
per alzarti,
e non ci sono preghiere
che possano consolare
un cuore
senza sangue. | 

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 | Ti ritrovo lì
dove ti ho lasciato
appeso ad un pensiero
come quadro d'autore
da ammirare
prezioso e raro,
ti ritrovo lì
sulla parete nuda
dove tu,
sei tutto
quel che rimane
di ieri. | 

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| Statico è il sorriso,
pallido e scarno il viso
dipinto sulla tela
appeso alla parete.
Sul capo una bandana,
indelebile giovinezza
che il tempo non intacca.
Ma gli occhi
e quello sguardo vivo
penetra
e abbraccia chi
lo guarda. | 

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| Mi riempio gli occhi di te.
Fisso
la tua immagine
immobile
sul velo di lacrime
come aculei.
Soltanto il canto del gallo
in lontananza
dice
vita. | 
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 | Avrei potuto fermarti sulla soglia
quando hai aperto piano la porta,
e in punta di piedi, in silenzio
senza salutare sei andato via,
avrei potuto dirti mille cose
per trattenerti,
ma son rimasta ad osservare
con quel dolore che dilania l'anima
senza un perchè...
ma anche se avessi voluto
che potevo fare io?
Non avrei potuto fermare il destino
e dirgli... aspetta!
E' ancora troppo presto,
perché la morte
non ti dà altre occasioni
neanche se tu vuoi. | 

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| Ho smussato spigoli
con le unghie
ho ancora lividi sottocute,
ed ora sono stanche
queste braccia
che ti cercano nel vuoto
della voragine,
precipito
Sono stanche di cercare
quell'abbraccio
che mi manca
sulla pelle e fiato. | 

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Hanno voce i silenzi per l'anima che muta ascolta
Cenni biografici
Paola Pittalis nasce a Usini, un paesino della Sardegna. Sposata e madre di 3 figli, la sua vita viene travolta da un gravissimo lutto che la segnerà per sempre, quando il suo primo figlio Paolo muore per un tumore cerebrale all’età di 19 anni.
Ed è allora che prende in mano la penna e inizia a scrivere le sue liriche, “la voce dell'anima” come lei stessa ama definirle. Emozioni dell’anima che corrono su quella linea sottile dell’assenza, in quel perdersi e vagare alla ricerca di qualcosa tra incanto e disincanto.
Pubblica il suo primo libro di poesia e prosa in lingua Sarda nel 2006 in forma privata, libro che completerà con le traduzioni in Italiano e pubblicherà in seguito col Patrocinio del comune di Ossi, paese in cui vive.
Da allora ha continuato a scrivere e pubblicare libri di prosa e poesia, ottenendo numerosi riconoscimenti e premi. I suoi versi sono sempre intensi e diretti. Il Dott. Valterio Curzi definisce la malinconia nelle sillogi di Paola Pittalis come “accelerazione del vivere, in condizioni fuori di ogni limite”. |
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