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Le 32810 poesie in esclusiva dell'argomento "Introspezione"
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Ad intenerir cuor è tal beltà, armonia illuminante,
e silente flusso d’un fiume a sfociar inosservato,
ninfee e fior di loto, a baciar sole,
germogli ad intagliar vita, ove il cuor fa nido all’amore.
Sorge la luce, chiaror d’un vivo salutar
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Non è tempo di raccogliere promesse
sulle soglie di inverni mai spenti
ma di farsi vento
nel respiro denso di stanze sconosciute
e di passi
nostri frammenti di tempo.
In canti e memorie di sale
che senza peso confondono la sera
e si adombrano in
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Sapere di non essere più se stessi,
di essere stati luce prima,
sereno, capace di allietare
questo sapere pesa nell’anima
come catrame che cola lento.
Catrame che si insinua
tra l’energia che fu celeste,
tra la forza che doveva sovrastare
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È tanto che la clessidra è sotto stress inutilmente
non riuscendo a contenere quanto pare traboccare
sforzo immane affinché nulla vada perso
restare in contatto appare sempre più difficoltoso
un vero dramma quando idee prendono il volo
seppure
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trascuro il silenzio bruciato dal senso triste di un violino
sento la pochezza di un emozione retrostante di pensieri sparsi
lotto le lacrime scintillanti di cenere depressione di stelle
i miei occhi accarezzano gli emarginati
il senso della pochezza
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Sono rimasta
con la vastità del nulla
dove i prati patiscono
la luce prepotente
di un sole che non perdona.
Invoco l’ombra
come unico rimedio
che possa curare
questo mio svuotato cuore.
Mi sciolgo lentamente
come la cera di una
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Difficile ricominciare quanto interrotto
istanti minuti appaiono giganti da combattere
seppure volontà non demorda
importante il traguardo avvistato pare fare a nascondino
birbantello affascina nel suo andare inutilmente
ovunque espande il suo modo
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Nel luogo dove tace ogni parola,
l’acqua sgocciola senza mai toccarmi.
La galleria respira un’ombra lieve,
la folla osserva senza dire niente.
Stanzo in silenzi che non hanno forma,
dietro vetri ove tremano stelle mute.
La strada sale, poi
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Difficile rimanere lontano da chi ti ha dato i natali
quei piccoli pezzi di vita
come panìco hanno lasciato il segno
via non abbattiamoci torneranno giorni di un tempo
il volere è potere e poi sono lì a due passi
basta saperli cogliere
già senti
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Fugge cadente il tramonto
su d’una luna crescente,
bagliori di luce s’assestano
su d’una via spenta
Un torpore mi piglia
nel mio cammino,
un infimo destino
a volte stantio s’appressa
Eppur qui resto
e inquieto pur mi vanto,
acceso d’una
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 | S’alza, andante, il vibrato d’un violino
come un flash del tuo ricordo cristallino,
un adagio per la notte informe
che risveglia la solitudine che dorme.
E non mi schiodo dalla melodia
che si lamenta ed anche no,
è febbre malinconica, però
non
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| allo psichiatra,
voglio parlarti del sole che rosseggia sui sette colli
la calma parla della terapia sgocciolata di promazina
il mio volto di depressione sfiora il cuore di un fiore
un giorno non voglio parlarti del punto esclamativo
mi sono
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| Vivere è questa fessura nella pietra
il barbaglio che inceppa l’algoritmo del tempo
l’istante in cui il pensiero si disfa
sull’ultimo riverbero della luce che inclina.
Non v’è altro varco per saggiare la tempra
del metallo consunto dal fiato
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| La polvere del tempo
va sperdendosi e consuma
anche l’ultimo velo all’orizzonte
che intravedo lontano o qui di fronte
se il pensiero, inquieto, si frantuma.
La polvere del tempo
mi fa percepire l’alito ed il sentore
dei giorni di bambagia, che
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| Se d’animo s’è in tormento,
che par eterno lamento
e si resta in sgomento
e pur tanto in malcontento
Ci s’appiglia a qualsivoglia cosa
anco se maldestra e vana,
pur di mente allontanar
da cotal via malsana
Ma cos’è sto sentimento
al
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| Adesso sei
nascosta lassù
dove navigano gli angeli
tra silenzi in brezze di sogni
Il tuo amore ho
nell’anima
come essenza celata
nel colore di un
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Dice la fisica mia sostanza
alla sbigottita anima mia:
<< Ancor per poco
e ci sarà tra noi secessione. >>
<< Non è lecito interpretar
che per pulsazion d’amore sofferente
ci sia tra noi amaro scioglimento. >>
Ribatte l’anima mia in
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Stratificano nuvole nel ciel sereno,
armonia e stralci di velluto,
batuffoli d’ovatta ad andar lontano.
Vento a soffiar e declamar parole e riflessioni,
opinioni, ed onde a bisbigliar in riva al mare.
Giorni ad accarezzar il mar,
carezze al cuor ed
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manca l’aurora nelle mie parole del gelo
chiusa di un tramonto nella fretta del talofen
le mie braccia sono dritte sulla ringhiera
ho silenziato la mia bocca davanti al sole
ho freddo di parole critiche di rossore
il fumo dell’ospedale soffre la
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Scrivo al buio
per non farmi osservare
Solo una lucerna
accompagna le mie sensazioni
Non voglio che nessuno
scruti la mia mente...
Non voglio che nessuno
mi leghi alle apparenze...
Nell’immaginario
do sfogo ai sentimenti
coriandoli a cader
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Cessa il tumulto delle mille voci
il calcolo dei giorni e del domani
l’ansia che stringe tra le calde mani
i sogni spenti su aridi sentieri.
E nel silenzio che si fa profondo
quando il chiasso del mondo si fa raro
ecco ridestarsi una corrente
un
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Scavò
il sentire mio silente
nelle pieghe dell’anima mia,
ne estrasse le sensazioni potenti
e le irradiò coi raggi del sole brillante.
Tutto
indagò e scosse
e tutto ravvivò, il mio sentire,
portando il sereno dove lo spirito doleva.
Nei
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Se tempesta sovvien a più riprese,
che par sconforto portare a tutte l’ore,
allor in prece ci si raccoglie,
ché del medicinal rimedio non si sa,
che percuote animo e corpo
e del dotto insegno non s’è convinti
E’l rimedio non si conosce,
ché il
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Lontano da chi
lontano da dove
sfiorando indefinito un punto di partenza
lontano da chi
lontano da dove
immagini allo specchio
specchio di un’ immagine che non riflette
intorno e dintorno
lontano da chi
lontano da dove
unica sponda il
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Spendo la mia stessa ombra, non tengo oro
frantumo il guscio di argilla che mi cinge
perché la mia scintilla si faccia soffio
e risvegli le stanze buie dell’anima...
Non chiudo il tempo in un pugno di sabbia
lo lascio scorrere come linfa
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tu psichiatra,
ascolti i miei silenzi,
io prigioniero dei pensieri distorsivi,
bevo caffè con goccio di promazina,
apro i miei occhi stanchi di dolore,
soffia la danza con coraggio di fumo,
ho provocato il mio punto esclamativo
calma con silenzio
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Quasi albeggia,
nel ristoro della notte
ho dissipato le mie forze.
Mi abbandono ancora al silenzio,
alla parvenza di una luce che si trascina lenta,
come pulviscolo di una flebile fiamma,
leggera nell’incanto delle ore.
La vedo danzare attorno
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Ferma immobile a testa bassa per evitare emozioni,
torno indietro col pensiero. seguo inesorabile
il tragitto della vita, che si districa in acerbi sapori, in
affannosi sospiri che il destino ci propina.
Mi aggrappo a mani nude su lisce pareti
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Soffia nuvola soffia...
aspergi di coriandoli il cielo
maschera
il lampo con un velo!
Soffia nuvola soffia...
vesti di bianco il tuono
nel tuo soffice giaciglio
sarà più buono!
Soffia nuvola soffia...
irrora l’etere con gocce d’innocenza
il
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Ego sum
Mi trovo scritta nel silenzio,
in ogni chiodo d’altitudine.
Impervia.
Franosa.
Solida.
In un dito di pensiero
attraverso l’Universo.
Muta,
discorro col tuo cuore.
Ho piedi che camminano
e non si stancano.
Alata
è la mia
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 | Ho cadaveri nel cuore.
lasciati lì dal tempo e da promesse
dalle mani che un giorno stringevano le mie
e che poi hanno imparato a puntarmi contro.
Ho voluto bene.
Forse troppo.
Con quella generosità ingenua
che non tiene il conto di ciò che
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32810 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 1 al n° 30.
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