Spighe dorate al vento
ondeggiano ridenti
azzurro terso è il cielo
d'uccelli ali festanti
alla bionda pastura
planan dolcemente
alla dolce visione
il turbato animo mio
si rasserena e gode | 
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Oggi un allegro cinguettar nell’aria
più dolce è il canto sulla spoglia brocca,
da spoglio diverso oggi lassù quel nido:
punteggiato di bianco il nero fondo,
nuove vite annuncia quel festoso dire. | 
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Lungo la strada che percorro lento
s’offrono oggi alla vista di granturco
alti dalle frasche verdi steli,
da guaina al tutolo crescente
fanno alcune e corre altrove
la memoria: delle quaglie,
altro campo, altra stagione,
ero fanciullo oggi vecchio stanco,
ecco quei nidi da steli dal fogliame
lì nascosti, ricetto sicuro e protezione,
che spiavo attento silenzioso un varco
aperto senza far rumore: prima
screziate uova poi il loro aprirsi,
l’aprirsi alla vita, di vite nuove
il nascer un dolce lento pigolio.
Bello sarebbe se il nido qui
oggi ancor facessero le quaglie! | 
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Ingiallir vedi degli alberi le foglie
color marroni gialli rossi accesi
in alto guardi e del’’autunno il nascer
lì dolcemente senti poi non più foglie
rami nudi spogli braccia ad uno scuro
ciel s’offron dolenti e lì in quel vuoto
triste vedi con tristezza la sua morte. | 
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Nel volger del giorno dal mattin a notte fonda muta
repente la vita che anima forte l’erbe le piante i fiori
gli spiazzi e pur l’aria di un giardin che qui s’affaccia:
quando i gatti dormienti sono o in cerca di avventura
e merli gazze passerotti nei nidi sui rami dei platani
dei tigli o dell’alta quercia che quei qui tanto sovrasta
al notturno giusto riposo l’ali spente stanno abbandonati
e volati già son a della sera il primo far da qui altrove
e le bianche farfalle e le zanzar moleste e i calabroni
e sotto terra in rifugio fondo stanno bruchi formiche
e vermi ecco che al colmo della notte striscian tra l’erbe
veloci dal musino buffo e snello il corpo buffe corazzate
creature quei miei cari porcospini ricci che lì pronte per lor
sui bordi di aiuole dagli spenti fiori di dolci mele fette
larghe in attesa stanno e di pasti altrui avanzi croccantin
dorati a romper il diurno forte digiuno e fame ristorare
e s’apron poi danze e d’amor giochi e a sospetti rumor
mutansi infin quei corpicin in d’aculei ricche rotonde palle | 
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Dan oggi qual occhi aperti al cielo
le bianco rosato brattee del corniolo
all’animo una particolar dolcezza
pur se il sole è spento e addormentato
e il cielo stesso a donar pioggia pronto
tale è il poter di questi particolar colori | 

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Ancor oggi respirar vorrei di Creta del mar greco
perla l’aria forte di profumo salsa là dove di Balos
la laguna dalle blu sue acque poco profonde e dolci
e dalla sottil rosata arena da spenta vita di mitili
e balani nata s’apre dove chinando un poco il capo
il riflesso del sembiante tuo guizzante e mosso
il corpo come da fremito tutto percorso scuote
questo poi volgendo a di Gramvousa del manier
i resti tu viva memoria vivi del guardingo suo vegliar
del venezian sul turco infido ecco come un tempo
qui dove storia e natura al viver gretto portan magia
un soffio star vorrei e al cielo liberar i tristi miei pensieri | 
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Non è avaro il bosco autunnale
noci castagne piovono ai tuoi piedi
da lisci e pungenti manti avvolte
d’uve selvatiche corbezzoli giuggiole
i bianchi neri rubin colori tra il verde
allietano la vista erbe foglie del fungo
nascondono in attesa di man furtiva
quel ricetto ch’ a ogni sentier già mosso
o da piede nuovo non violato qui viator
povero o ricco alla natura importa poco
non trovi di colmar suo panier o aurea sporta | 
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Anche il rosso mattone il color ravviva che
scende della pioggia marzolina un gocciolio
lì vicin riabbraccia dal lungo viaggio stanco
un rondon l’amico vecchio cornicione di primule
e di viole laggiù si veste un angolo nascosto
del giardino e al ciel timidamente apre i pigri
suoi sonnolenti mille fiori gialli l’umile forsizia
dal vento poi smosse alzate le protettive foglie
al tepor dell’invitante sole il riccio si ridesta
del pesco tutta vedi la brocca che di rosei bei
fior s’adorna nell’aria il dolce suon di una lontan
campana sussurrare pare: sì è giunta primavera! | 
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Nella stagion che di rosso intenso s'apron dei melograni
i fiori macchie di queste colorate gemme di Mornico Losana
ornano la veste, sul limitar stanno di pietrose antiche case
abbandonate, in giardini, un tempo, tra spessi rovi s'ergon
a fatica e tra sterpaglie secche, lungo pendii che scendon
verso valle e sui cigli qual sentinelle ferme delle strade
all'arboreo scintillante quadro donan sua completezza
sì che nel caldo giugno questo al ciel volto rosseggiar di fiori
rossi negli anni nel tempo si rinnovella dolce vision donando. | 
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Di San Pietro la collina punteggia
degli abeti il verde scuro, d'un azzurro
fermo chiaro laggiù il mare, bianche
nel ciel lassù nuvole immote, eleganti
alla dolce vision dan vita i gabbian in volo. | 
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Se nel girar il mondo e l’Egeo mar
solcando in Mykonos fermo il piè
tuo porrai all'occhio si parrà ecco
nel porto questa singolar vision
una bitta dall’umor salso di ruggine
vestita e lì un vecchio pellicano triste,
spente l'ali il lungo becco un pesce
a stento ivi tenuto a la fame spegner
dono gentil da gentil man cara offerto,
non fiaba é questa o mera pur leggenda
che questo tu forestier ben sapere devi:
un altro pellican un tempo qui vi dimorava
da pietoso pescator da morte certa tratto
alti violenti eran dei marosi i flutti un corpo
sanguinante spezzate l’ali e malconcio
quel suo pover becco e lacere le zampe
tutte a vita da quel pietoso dato Petros
da allora così chiamato per anni visse
dalla gente amato qual dell'isola simbolo
e bandiera alla morte fino per crudel destin
che la memoria sua nl tempo onorata fosse
non un marmoreo freddo simulacro qui si volle
ma nel tempo veri uccelli a lui german viventi
quanti poi da allor qui presenti è difficil dirsi! | 
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