 | Anime s'incontrano
si sfiorano appena
si amalgamano
con le loro essenze,
si respirano
nel vento
distanti,
si amano
si riempiono
si bevono
e diventano una
nell'eterno. | 

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 | Avrei potuto fermarti sulla soglia
quando hai aperto piano la porta,
e in punta di piedi, in silenzio
senza salutare sei andato via,
avrei potuto dirti mille cose
per trattenerti,
ma son rimasta ad osservare
con quel dolore che dilania l'anima
senza un perchè...
ma anche se avessi voluto
che potevo fare io?
Non avrei potuto fermare il destino
e dirgli... aspetta!
E' ancora troppo presto,
perché la morte
non ti dà altre occasioni
neanche se tu vuoi. | 

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 | Imbrigliati
fra strette maglie
ossidate, nello scuro
hai lasciato
le mie mani.
Quando la condensa
appanna anche la ragione
è l'imperfetto ch'è d'impatto
lo sguardo amore mio
non tradisce,
nella luce
i nostri cuori nel vento
Nel silenzio
l'assenza si fa
presenza | 

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 | Del mio tempo
che ne faccio
se sulle pareti ho disegnato
i tuoi contorni
e ho riempito i vuoti
con la tua presenza.
Chiudo il mondo fuori
tiro le tende
e poi t'invento,
ritagli di te
in un puzzle mai finito.
Nella penombra
tu mi appari
chiudo gli occhi
e ti vivo
senza tempo. | 

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 | Ti ritrovo lì
dove ti ho lasciato
appeso ad un pensiero
come quadro d'autore
da ammirare
prezioso e raro,
ti ritrovo lì
sulla parete nuda
dove tu,
sei tutto
quel che rimane
di ieri. | 

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 | Usciranno un giorno
quelle parole
velate
nelle umide ciglia
e sarà l'alba venuta a svegliarci
dal sonno profondo.
Trasparenza di sguardi
scivoleranno
sulla nostra pelle
pervasa da un fremito
come papaveri rossi
sbattuti al vento,
della lunga attesa
senza fine
la tua bocca
saprà saziarmi. | 

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Quel sentire freddo
nelle ossa,
pietrificata
come una statua,
gli occhi vitrei
prosciugate
son le vene del suo sangue,
non pulsa il polso
se il cuore si ferma
Frammenti...
Manca la terra sotto i piedi,
son sempre lì, in stasi
quelle parole che trafiggono
come lame taglienti
rimbombano ancora
come tuono nella mente,
"non c’è più niente da fare"
e mi vedo
morta vivente!
Si può continuare a vivere
se si è morti dentro? | 

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Hanno voce i silenzi per l'anima che muta ascolta
Cenni biografici
Paola Pittalis nasce a Usini, un paesino della Sardegna. Sposata e madre di 3 figli, la sua vita viene travolta da un gravissimo lutto che la segnerà per sempre, quando il suo primo figlio Paolo muore per un tumore cerebrale all’età di 19 anni.
Ed è allora che prende in mano la penna e inizia a scrivere le sue liriche, “la voce dell'anima” come lei stessa ama definirle. Emozioni dell’anima che corrono su quella linea sottile dell’assenza, in quel perdersi e vagare alla ricerca di qualcosa tra incanto e disincanto.
Pubblica il suo primo libro di poesia e prosa in lingua Sarda nel 2006 in forma privata, libro che completerà con le traduzioni in Italiano e pubblicherà in seguito col Patrocinio del comune di Ossi, paese in cui vive.
Da allora ha continuato a scrivere e pubblicare libri di prosa e poesia, ottenendo numerosi riconoscimenti e premi. I suoi versi sono sempre intensi e diretti. Il Dott. Valterio Curzi definisce la malinconia nelle sillogi di Paola Pittalis come “accelerazione del vivere, in condizioni fuori di ogni limite”. |
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