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Responsabilità sociale
Scherzo in endecasillabi
Satira
Come ogni sera ci osserva la luna
lontana e chiara chiusa nel silenzio
di notti senza tempo col suo giro
lento e perenne che non muta mai.
E noi volgiamo gli occhi pigri e spenti
a quell'abisso che chiamiamo cielo
senza provare un brivido d'amore
o di timore (che sarebbe meglio).
Presi e distratti dalle basse sfere
dei nostri istinti più perversi e bui
dimentichiamo in pochi istanti il punto
da cui partimmo e al quale far ritorno
o prima o poi poco interessa in fondo
a chi dal fango volle farci mondo.
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
«Hai usato lo schema classico del sonetto" (due quartine iniziali più due terzine finali) e volontariamente ti sei "dimenticata" (lo fai capire dal titolo) che il sonetto esige le le prime due quartine rimate fra di loro, come pure le ultime due terzine.
Comunque non sei completamente riuscita ad eliminare la rima, perché gli ultimi due endecasillabi rimano (fondo e mondo).
A parte queste considerazioni, anche condotto in questa strana maniera, lo pseudo- sonetto riesce ad essere piacevole.
Ti rifaccio io, sempre per scherzo, la prima quartina nel senso che deve avere il vero "sonetto:
Come ogni sera la luna ci osserva
lontana e chiara che conosci ormai,
non so quel suo girare che le serva,
lento e perenne che non muta mai!
«Originale spunto in questi versi estremamente espressivi riflettenti situazione che a votle si viive in due, anche se non rispecchia il massimo delle aspettative... Molto molto piaciuta questa poesia»