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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
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♦ Salvatore Orefice | |
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Agosto 2026 |
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Satira
Le 2622 poesie pubblicate sull'argomento 'Satira' Poesie di satira |
Non sai non vuoi non puoi
accendere un lumino con un lampo
e credimi la vita non ha scampo
se avanti al carro non ci metti i buoi.
Non puoi non sai non vuoi
se alle parole non dai spazio al campo
dicendo ai quattro venti “Io sì mi avvampo”
mentre
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E da quel kaos venne fuori Adamo
che nudo nel peccato accanto ad Eva
abbandonò la splendida delizia
del volo eterno dentro il suo creato
nel segno dal Signore programmato.
E dopo il kaos giusta ricompensa
la corsa tra gli affanni e la distanza
si
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Acqua passata
sotto i ponti e tra le gambe
nel silenzio tuo arrivista
cose vecchie cose strambe
con al centro il citarista
che si atteggia canta e suona e fa il gradasso
e per questo col suo andare me la spasso.
Acqua marcia
con il vento in
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E maschera tu sei dono e mistero
su questa terra madre derelitta
coi passi contemplati da Giuditta
che ti rovina il volto e che sia vero
lo dice il libro sacro al mondo intero.
E maschera sarai falsata e abbitta
da quella forza viva mai
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 | Tu soltanto, se vuoi puoi disperder
quel ribaldo ch’è sempre tra i piedi,
ora basta ti prego, procedi.
Ripugnanza convinta mi desta
quando appare e repente lo schivo,
e se pur mi si presti gentile
io per nulla gli mostro riguardi
Or che a te
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 | Appese ar sole
su la ringhiera,
una è de Iole,
l’artra de Vera.
Dice gioiosa
quella de Vera:
“noi, cor moroso
se va ‘n riviera”.
L’artra je dice
co’ basso tono:
“tu sei felice
io nun lo sono,
esce co’ lui
d’amore invasa
ragion per cui
me
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Cammino avanti indietro nella stanza
col viso ricoperto di acedia
sperando di inventare una bugia
che possa rinnovare la magia
del tempo consegnato all’assonanza.
Rivedo nella mente la visione
del giorno programmato per studiare
il petto
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Monocorde
come il fuoco di un vulcano
che sospinge la sua lava in un sol verso
e il suo canto detto fatto va disperso
mentre il cuore si dibatte in sé uniforme
e contempla mestamente usate orme...
Monocorde
come il sole dannunziano
che se
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Karnevale carne e balle
con la testa turafalle
dove salta Pulcinella
inseguito con la jella
da inservienti e da dottori
per scansar tutti i dolori
che ti fanno i fagiolari
grandi esperti palombari
pretermessi sotto il fondo
del tuo cuore più
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Poeti e poetastri
più neri che grigiastri
col merlo che ciabatta sopra il ramo
col ritornello a sbafo del ti amo
coi passi addizionati per maniera
nei sogni arrotolati in braccio al vento
e come uccelli senza una bandiera
innalzano l’astato
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E dimmi se sei tu il mio verso incolto
per cementare il giorno e le bugie
nascosto tra le pagine e riavvolto
slegato dalle pallide manie
di chi si attarda a dare vita al nulla
giurando che col niente si trastulla.
E dimmi che lo insemini e
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E c’è soltanto un letto nudo e sfatto
lenzuola spoglie ed un cuscino vecchio
a fare da cornice al triste quadro
appeso al muro giallo un po’ sudato.
Passioni e grida volti da imbiancare
con la promessa antica ormai venduta
con le parole: “Non mi
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Mi spingo fino all’intimo cancello
col perno che farà da piedistallo
a questo mio tormento con l’assillo
capace di mutarsi in un fanciullo
che s’alza al cielo altero come un pollo
mostrandosi salace e rompicollo...
E pure questo volo te lo
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La Befana è arcobaleno
transgenica e salace
ama stare sempre in pace
e non usa mai il nemmeno.
Quando il tempo ha il senso giusto
lei prepara dolci e doni
per i vispi e per i buoni
bene immersa nel trambusto.
La Befana è iperdotata
lo assicuro
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A te che esalti il bene universale
ed hai le contumelie ai piè del letto
nascoste con destrezza dentro il petto
consegno questo canto artigianale
sperando che ti faccia da scopino
e sgravi il tuo sapere elefantino.
A te che con la pace fai a
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Non so se il canto mio ha spazio e vita
in questo cielo grigio in decadenza.
La storia che riporto è ormai impedita
a dare voce e volto alla coerenza.
Non so se il pianto greco ha l’influenza
di scorrere con grazia e in modo onesto
in questo
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Andata te ne sei consunta e afflitta
dai tanti monumenti del mio nulla
portato a braccia aperte dalla culla
mattina e sera pure su in soffitta.
Tornare non potrai mia derelitta
e nel silenzio il cuore si maciulla
pensando a vita e sorte di
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Senza di te è tutto un ritornello
con strepiti memorie e cartoline
che ricamati in oro fan da orpello
al caso come s’usa "al petto e al crine"
col gusto che travalica il confine
tra un fiore tempestato e un canto usbeco
dipinto a mani nude... due
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Artista pittorucolo scompenso
il tratto della mano non ha senso
e cala sulla carta sgorbi e affini
diavoli con corna e con puttini
che sporchi più di un cielo avvelenato
si adattano a crepare sul sacrato
col segno manomesso e sozzo in
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Col sonetto mi diverto ed è papale
dentro l’aia dei pensieri addizionati
dove il tempo fa a cazzotti con i dadi
ben deciso intorno al desco a rinnovare
la bellezza del potere universale
che coltivo caro amico coi conati
della voglia che ti innesca
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Tu sogna e frattanto non dirmi perché
sul letto tuo stanco bivacca il destino
col fare suo enorme da grande piccino
tra un baro e un caffè
e dato che arriva poi l’ora del te
tu lascia che il sogno ti bagni il lettino
col volo meschino
sul bordo
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Il buco senza il tarlo
la mosca cieca insegue guardie e ladri
non puoi guardare in bocca al tuo cavallo
col lupo che col pelo è surrettizio
sopra la capra se la panca campa
nel rosso della sera che dispera
cercando nella nebbia primavera.
La
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Bussa bussa
a quel portone
apre l’uomo col pancione.
Ha in mano
straccio e vino
lui ti accoglie con un inchino.
Presto al tavolo
ti vai a sedere
ogni piatto è un piacere.
Profumi e sapori estasianti
è il banchetto
che accomuna tutti
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La prima sembra al bacio
diretta frontalmente al vecchio cuore
poi arriva la seconda
che gioca a rimpiattino col dolore
mentre la terza vegeta
e canta delle spine la corona
all’altra che si affanna e si tormenta
e fattasi polenta
la lancia con la
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Guardi e non vedi giudichi e non leggi
oltre il sipario della inconsistenza
col fare l’esegeta in apparenza
di chi dell’alma calcola gli arpeggi.
Giudichi e annulli col tuo senso acuto
non so se titolato oppure a caso
con la certezza guasta del
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Onirica sconnessa alquanto avara
campicchia col suo essere ancestrale
nei campi con il grano in abbondanza
unita alla zizzania e al suo potere
osando scardassare il dio silente
che gracida all’albore marcescente.
E sciolta interdentale e
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A Roma dì li morti n’è blasfemo
uno li dice pe’ contorno a ‘n fatto
se usa dillo senza ‘n po’ de tatto
nun ‘o famo apposta, nun se n’accorgemo.
Potremmo ditte in modo stupefatto
"mortacci tua quant’è che nun se vedemo!"
o si fai ‘na stronzata te
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Orazio Cacasenno in compagnia
del turpe Giovenale e l’Aretino
e ancora in mezzo a tanti il gran meschino
orgoglio tra poltroni e commedianti.
Ennio Guareschi i più recalcitranti
sul trono della satira destino
che mette tutti in fila ogni
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Il dolce lo combino col salato
il sale te lo metto a fermentare
col pepe che sa bene come fare
essendo in questo caso indemoniato.
La salsa te la verso nel peccato
con l’olio un poco vergine mi pare
con l’aglio triturato sull’altare
del tempo
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Troppo piena, quel giorno la chiesa
seduto da solo non firmavo la resa
le note, l’attesa e la meraviglia
io intanto già cercavo una bottiglia.
Confuso in giro lo sguardo si perde
chissà se l’abito, era bianco o verde
non so se all’altare lei sia mai
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2622 poesie pubblicate sull'argomento Satira.
In questa pagina dal n° 121 al n° 150.
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