| «Scostati dalla strada e troverai tratturi che riempiranno di profumati silenzi i tuoi bisbigli, le "frasi incomprensibili" si tradurranno in codici e metafore ridenti quando incontreranno le orecchie porte ai tuoi sussurri. Negli azzurri ampi dei cieli rinnoverai i voli interrotti, e dalle altezze che conosci ed ami avrai coscienza di te e della voce che ti viene appresso come una coda d'aquilone, e sarai padrona di celesti spazi disegnati da fumi di aeroplani. Dischiuderai " i sipari " che pensavi occultati alla platea, e cederai il concerto di una dea che un giorno conobbe giorni bui. Da qualche parte ancora, sul candore verginale di una tela una mano rinnoverà i colori dei pastelli, e un canto sincero ripeterà i motivi degli uccelli.» |
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Inserito il 23/05/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Ancora" di Orma Detruria |
| «La rena, il molo, la bianca scogliera, le corde salmastre, le schiume smaltate di bianco, colore di un tempo, ora grigio e già spento, che odora di poppa e di fiato al gasolio per motore che macina a stento le miglia fino al banco di muggini e triglie. Le maglie di reti stracciate, i pescatori di bronzo, il canto dei pochi motori, che mitizzavano approdi lontani, e noi, vacanzieri montani, ebbri di mare e di sole, di libertà di stagione, finite le scuole con impegno di dottrina severa. Nel molo c'era un'altra canzone, quella dei dodici anni, tersa come il cielo di luglio, non l'occhio velato di una giornata inclemente che volge a ponente, per dirti che il sogno è svanito, e tu ti aggrappi al ricordo di un quadro che non si è scolorito.» |
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Inserito il 16/05/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Il volo imperfetto" di Aldo Bilato |
«Si torras birde rima
a s'oru de s'ojada,
acciappas de preguntas cuguzada
mai connota s' umbra,
e de sentidos mudos la circundas,
che oras chi sunt boidas abbarradas.
Est solu unu mamentu:
armonicos accordos de istrumentu
s'acciappant e si fundent
...
in d un'isuperabile maghia» |
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Inserito il 15/05/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "E' limite di attimi " di Lia |
| «Non c'è speranza per chi, vivendo spazi azzurri, sia costretto all'ocra della terra, interminabile guerra tra il talento e la pochezza, tra la felicità del volo e il basso strazio concatenato a mille povertà. Il volo. Oh quello è di un'altra specie che libra sull'ossigeno del cielo battiti come brevi litanie, che libera i canti ai venti ascensionali, note d'impareggiabile bontà, stridule e giocose, al fuoco dei bagliori, nel mattino. Il destino che tante volte, per superbia, offende, vorrebbe sovvertire i giochi, ma il volo, ma l'essere pennuto non si arrende finché avrà forza nell'ala, ed un'ultima nota del suo LA. Scendere ed abbassare gli orizzonti: il falco non ci sta, ed abbandona il cuore al sussulto regale della sua nobiltà. Muore.» |
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Inserito il 09/05/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Gli orizzonti del falco" di L Falchero |
| «...sui tuoi binari corre, scivola la poesia, e non sobbalza al giunto che l'aggancia, e, tratta dopo tratta, arriva a quel silenzio che ti scandisce il punto di domanda. Siamo quello che siamo, figli del tempo che tutti comanda, poeti trasognati, granelli di ripensamenti mai fugati, sabbiosi, abominevoli tormenti che smorzano la luce all'orizzonte. Più in là, dopo quel ponte, si arresterà la corsa dell'umore e coglierà il perché, in quei candidi giorni, sia scemato il motivo dell'ardore che ti chiamava al volo e ad altro sole. Sibila il treno e corre per gli ubertosi campi dei ricordi, lì mieti il tuo grano e lo raccogli in covoni dorati e vaporosi, prima che un'amorosa trebbiatura ne faccia versi amabili, figli di buon talento e di natura.» |
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Inserito il 04/05/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Viaggio a ritroso" di Carla M Casula |
«...ma il canto poetico si spande oltre leggi e stagioni dell'umore, oltre maniere insipide che spengono il colore del talento, l'acume della sommità, la perforante altezza dell'intuito, il tono del dolore e della gioia, per rendere all'eterno una voce che vola oltre la noia e si tinge dell'immortalità. Quanti, ma quanti avremmo voluto fare la poesia! Ma il bagno di umiltà ci porta a quello specchio di magia che ci racconta di sibili e di suoni, di inarrivabili versi, tuoni frementi e forti che rompono sopite umanità. Così, si scrive di cose già cantate, con metriche corrette, con versi sciolti e belli, quanto i capelli di una donna amata, quanto i barlumi di una luna amica, ma chi abbia coscienza un po' pudica dirà di sé "io non arrivo là"» |
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Inserito il 02/05/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Malinconici i poeti" di Tiziana Mignosa |
| «E i colori del tempo son colori che cambiano secondo la stagione, noi siamo una minuzia dell'ormone che dentro questa terra penetra a e si pregna. Siamo noi stessi assenso e negazione, siamo una pantomima fuori luogo, dentro il proscenio adusi ad un copione mai completamente detto o recitato, siamo uno schianto misero e il creato ci mette sottosopra con un piccolo sbadiglio se lo accenna. Siamo nel chiaroscuro della pena, dell'ultimo barbaglio di un sorriso, siamo la prima luce dell'aurora, l'acqua che riesce limpida e la vena capace di creare e di produrre. Siamo un miscuglio di non so perché ed è giusto sentire quel che dici, poeta di franchezza alle pendici dell'irrisolto monte della vita, ambasciatore estremo di bontà.» |
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Inserito il 16/04/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Anche per me" di Laura Manselli |
| «Il dolore é dolore ovunque vada, nella grossa città dell'occidente, nella contrada povera e malsana di un lontanissimo posto dell'oriente, e io sento dolore per ognuno, per il povero in cerca di fortuna, per lui che fa il poeta e il vagabondo, per chi sceglie di stare al chiar di luna, per chi soffre e non trova mano alcuna che lenisca un istante la sua pena. Mi vergogno di chi sopra il dolore ricama presupposti del diritto, di chi nella sventura tira dritto e lascia nel suo vomito l'amore che predica a parole e, poi, sconfitto, dovrà piegare il capo all'umiltà. Poeta, condivido la pietà, profondo sentimento, immenso amore, che fa degno il gran cuore che l'ascolta... il resto viene dopo, la stessa vita avrebbe poco senso, prima dell'aldilà.» |
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Inserito il 15/04/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Ovest" di Antonio Terracciano |
| «...e giunse fino a noi quel triste pianto che non trova il conforto del giudizio, condannato all'incredulo rimpianto di un voluto, terribile supplizio oscurato alle luci della luna. Tace l'umana sorte e la sventura non trova la sua origine fatale, sicché la sorte scalpita e poi sale a cercare una mano protettrice, assente in quel tremendo atto finale in cui poveri cristi messi in croce furono accesi da mano assassina. Destini di un paese alla deriva, ossequio ad una legge capitale che vuole il più potente, inarrivabile ai più, docente delle regole del male, esente da giudizio, nel buio precipizio universale. Oh dolore impunito, avrai maledizioni dalle nuore, dalle madri e dai figli, finché avranno vivo il loro caro palpito tradito...» |
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Inserito il 14/04/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Costellazione Moby" di Luciano Tarabella |
| «...e io vorrei essere barbone... ma mi manca la forza e lo spessore, sono cosa qualunque e son meschino, perché solo un gradino mi da timore di essere da sotto, ed un gradino in più mi fa sudare per un'altezza che non so agguantare. Non ho forza negli occhi di guardare gli altri senza aspettare nulla, non ho disciplina nel mio corpo che mi faccia accettare come culla la lastra di granito in una soglia, che accetti il materasso di cartone, e di carta le rigide coperte, a coprire un corpo che non fa impressione e sopra il quale incespica, talora, il mondo di opulenza, nel suo ultimo canto di stagione. Vorrei, ma io sono perbene e la mia dignità...avessi di costoro la ragione, la forza più forte di un monsone per guardare la vita dal suo fondo! » |
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Inserito il 13/04/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Si chiamano barboni" di brezzadasudovest |
| «Quante notti chissà ti sarai chiesta quale sia il vero volto della luna, quando smarrivi fiumi di parole e le annegavi nei silenzi amari, dopo che tacevano anche i grilli e tu offrivi al lume delle fole i richiami dell'anima stupita. Quando muore l'età delle farfalle e si smettono nei campi le capriole avanzano giorni più maturi che poi diventeranno di paura, e mille e mille volti che avrebbero le ali di farfalla, si ricompongono in strettissimi spazi di contegno elegante e forse di castigo come "abiti d'equilibrio" per la necessità. E' un altro procedere per "strade di emozioni" sicché gli "angoli muti" si alimentano solo con gli "spicchi", ma la "storia nuova" non sarà mai... storia, e dunque non rimane che chiudere le palpebre alla luce.» |
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Inserito il 06/04/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Notti di parole" di Lia |
| «Finisce davanti a un camino acceso ogni percorso umano accidentato e lì tacciono i veleni e dissapori che hanno prostrato l'animo, come le ore del giorno nella sera, quando si attenuano i rumori, e si alzano palpiti più miti in un'atmosfera di canzoni col lento intercalare di un refrain. Il brusio della città che freme rafforza da lontano il solitario senso della vita e benedice sacro ogni divario fra l'incalzante gioco dei perché ed il meditabondo immaginario del vecchio che ripassa il suo breviario davanti ad una fiamma che non c'é. Oh caldo, o dolce fiamma che mi parli ancora, avvolgimi con te nell'ultim' ora, sicché non abbia ad essere un trastullo nelle fauci dell'incipiente aurora, perso dentro il trambusto che verrà.» |
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Inserito il 03/04/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Crepuscolo " di Daniela Abate |
| «"...Non ho più il tuo fiato... un amante una amico..." e il tempo che passa, pudico, ti lascia nell'ombra che scegli, non dormi e in silenzio ti svegli per sentire ancora il tuo pianto... che mai sarà questo incanto che tanto ti prende e ti vince? Dal colore dell'alba si evince un umore che sarà dell'intera giornata, ma tu, indifferente, non ti curi del tempo avvenire e rimani estasiata al sentore di un fiato che esala al tatto di un capo più grande posato sul corpo che freme e che spande un richiamo che sa di poesia. Ti "appelli a reliquie" e scomponi il dolore in delizie di rime garbate, per farne un omaggio pasquale, hai forza "di scrivere il pianto" e nel Venerdì Santo fai la confessione di un profondo rimpianto per "un sogno nel nulla svanito"» |
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Inserito il 02/04/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Monodia" di Orma Detruria |
| «Sulle alture che danno verso il mare, nei pendii densi di lecci e mandorli dove si sono persi i momenti che contano le ore, e i giorni che fanno mesi ed anni: Ricordi? Quando era basso il sole credevi che i paesi sottostanti fossero lucciole appena un po' più grandi, mentre appariva in basso quel tremore che balugina incerto nella sera. Attendevi la notte certa del tuo riposo, mettendo solo giù la zanzariera e lasciando la finestra aperta al respiro dell'oscurità che sapeva di mirto e di lentisco, quando sopra i rovi aveva smesso il canto l'ultima capinera. Verrà la notte ancora e i paesi lontani avranno perso ormai quella magia, e tu, smarrita l'innocenza, farai appello al canto e alla poesia per credere alle lucciole nella tua fantasia.» |
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Inserito il 31/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Notte" di Giulia Calia |
| «Vorrei, vorrei, vorrei ...e il verso non incespica un istante e si accende di sfolgoranti tinte inusitate. Oggi, poeta, sfoggi, inascoltate, rime di scuola classica e risuona il canto di tonalità più delicate, ed io presto l'orecchio e mi abbandono prima alla musica e poi alla tue parole. Precipito nel sogno, e dalle fole scorgo che le note fanno un tuttuno dentro il pentagramma, con la tonalità di ocra dorata, come se ci si trovasse davanti a una veduta di maremma... ma no! Rimane il mio dilemma se sia prima il colore o la cantata. Dolce miscela di nuovo e d'antico, di riverbero nuovo inaspettato, spalmato sopra il manto corrucciato di giorni che appartengono al passato, come l'"Acqua limpida di mare per abbracciare lembi di scogliere..."» |
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Inserito il 30/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Gira la ruota" di Orma Detruria |
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| «...tra odor d'incenso e gemiti d'amanti... Squillo lucente è questo, splendido dentro l'opacità degli anni. Quella finestra è il palco di affanni adolescenti, amori claudicanti, mai completamente eretti come i corpi guariti che hanno lasciato i letti dell'infelicità. Ti cambia il tempo e lo hai tutto davanti per immagini precise, ampie quanto i battenti dell'imposta da dove guardi i giorni scorrere fremebondi in cerca di qualcosa che non va . Passa per la finestra un alito di luce, e mette fine all'incubo a quella oscurità che ti ha fatto "confusa e disperata", ma non sarà uno schiaffo, vedrai, sarà il sapore di un altro amore nato a questa età. Continuerà la stella, quella del "lampo breve", il pendulo bagliore su questa terra della caducità.» |
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Inserito il 26/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Sei la finestra da cui conteggio il tempo" di Antonella Borghini Anto Bee |
| «Ma non cade l'ombra che ci segue e si consola dei nostri passi scalzi sotto il sole che ci curò ferite e che non vuole sentire di lagnanze a ogni stagione. Peccato non poter fermare il tempo che ci vide nascere, con la bugia del cavolo e le viole disseminate ai bordi delle strade. Resta muto il vicolo che accarezzò i miei giochi, come a ogni passaggio dell'infanzia, dove ogni ombra si scolpì sul muro senza lasciare traccia. Langue la calce spenta fra le braccia dei sassi spogli e soli nel muro che cingeva i girasoli e ci sollecitava il canto che non sentiamo più. Fiabe di grandi petali caduti come l'ombra, come la calce sfatta che libera la rena, e si frantuma e pena tra ciottoli del vicolo dove non ci sei tu.» |
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Inserito il 26/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "L'ombra" di Ginevra A |
| «Il languore di ciò che resta... dopo la carezza, come il lembo d'azzurro che sta stretto ai voli dell'amata primavera, per la rondine avvezza a solcare gli spazi di ogni dove, ineguagliato simbolo d'amore, di un'altra inimitabile chimera che il cielo con stupore ci regala. Il languore di una pallida sera, prima che il tramonto ti prepari al dolore di un'attesa vana, giacché quell'attimo è svanito in fretta, con i commiato lesto e la carezza ha lasciato al tuo tatto il suo sapore. La voce già perduta che non torna a vellutare un vuoto sconfortato, dove l'anelito si spezza, e resta cruda e acerba la certezza che non ci sarà più dei polpastrelli, come voce del cuore, la tenera ed ineffabile carezza.» |
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Inserito il 23/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Di questa sera resta solo la tua carezza" di Elisa Cordovani |
| «Il clima che non c'è più è dentro la tivù, ostentazione ibrida e maldestra di voci piatte e scialbe, ruvide e ormai stonate che avrebbero pretesa di virtù. Non c'è più nello sperpero d'anima e d'amore, nell'improperio burbero e blasfemo che trita intimità e bene supremo come verginità della natura. Clima che non c'è più nella ricchezza voluta e perseguita ad ogni costo, e nella povertà perduta e già miseria, per colpa del protagonismo vuoto, dove si ha il puzzo al naso per la normalità che è cosa seria ma che non offre visibilità. Clima che non c'è più, come la dignità riempita d'oro, svenduta per i ceci nella deriva d'oggi che fa boccacce agli umili trascorsi, quando il rimprovero di mamma erano discorsi di bontà. Clima che non c'è più!» |
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Inserito il 22/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Il clima che non c'è più" di MariaGiovannAìnoRusc ito |
| «Vacillante, agonizzante, silente, languente, svilente, opacizzante... che sarà mai quel salice piangente che tanto ti avviluppa e poi ti offende togliendoti il respiro ed il restante? Orsù, già da quest'oggi è primavera, è passato l'inverno, e la bufera di questa tua inquietudine profonda sarà dissolta presto all'alito di un giorno che ti regalerà un'altra chimera. Il passato è intrigante per l'anima pervasa dal profumo suadente di note ormai sfumate sulla tastiera amena del ricordo. Suonò tanti motivi con dita di talento e di poesia, fino all'ultima sera, quando si "opacizzò" la fantasia. Da qualche parte avrai sorrisi ancora, e si ridesterà la tenera stagione del contento, come insperato e magico portento del tempo che dispensa anche bontà.» |
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Inserito il 21/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Vivere, restare" di Ausilia Giordano |
| «E' il sogno che ti avalla, la magnifica sorte della mente, che trasgredisce e sente quanto sia bello e perfido il peccato. Il volo dell'uccello, e tu com'esso, e quello che non vuoi dirci a lacrime, e regali un turbinio di venti, di gelidi maestrali che ti hanno scosso in circoli "fendenti" fino a rubarti la tua verità. Libera di volare come in sogno, per lasciare ogni fardello su questa terra ruvida, e librarti nello spazio che dà stupore dell'infinità. Avrai indomite voglie, fitte come le penne dell'uccello che spingono le ali, in un guizzo, e repentinamente, fino alle soglie magiche della felicità. Oh stirpe fortunata, come quella che vola, quella che si abbandona alle correnti d'aria verso il cielo nel fremito che giunge all'aldilà.» |
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Inserito il 20/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Libera" di Rossella Gallucci |
| «A ogni levar del sole l'amore si rigenera e feconda come da oriente l'oro che salta il filo d'orizzonte e poi sprofonda nei campi, o nel mare sopra l'onda che canta alla battigia la risacca. Si veste la montagna di altra luce e mette alla campagna la casacca ricamata di fiori e di virgulti, cresce nel giorno il sole e tacciono gli insulti della notte. Si svestono di brina e di rugiada i campi che si irrorano di stelle e offrono la pelle alle altre ombre che nasceranno con il nuovo giorno. E' l'ora del ritorno, e quell'amore che pareva scomparso con la sera, rinnova l'entusiasmo e la chimera che suonano le trombe a un altro sogno. Torna il velluto all'erba e torna l'ombra a dispiegarsi sui pascoli assolati a partire dai piedi di ogni chioma» |
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Inserito il 19/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Ci ritrovammo xxo " di Mau0358 |
| «Conosco la tua armonica che suona di mestiere, sai fare il giocoliere con suoni e con parole, e dunque apprezzo tanto quel ballo e il cavaliere che invola il passo antico più celebre del mondo. Il ballo è ballo tondo che sa di margherita, regina la più semplice nel prato di ogni fiore, che si apre al sole e palpita di petali e candore. Chi non sa, non può immaginare cosa sia, caro poeta. Il ballo visto e vissuto nella spontaneità di una piazza di paese è quanto di più genuino si possa trovare con riferimento a valori di socialità arcaici, credo rari da trovare di pari e colorita intensità...» |
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Inserito il 12/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Il Ballo" di Ozan |
| «Nell'altra sponda saranno i tuoi pensieri, pieni di slanci e mete da scoprire, e tu sarai la madre che ha la forza di stare da quest' altra, ora che prende il largo quella barca, con in poppa la luce dell'aurora, ora che ha preso l'albero a fiorire, per vedere nelle gemme e nei germogli i cloni dei tuoi sogni rinverdire dentro altre carni che hanno il tuo profumo, nel sangue che mescesti a profusione per dare corpo e sogno all'illusione, al palpito fremente di un amore che ti lasciò per strada... - Ora va! Si aprono le danze e tu sarai, o figlia, regina di speranze e di colori per una vita che non sia molesta, perché la barca sfidi la tempesta e domini i flutti e le correnti, leggera in mezzo ai venti che ti prepara questa primavera.» |
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Inserito il 07/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Un sorriso solare" di Orma Detruria |
| «E su una stella sale il cuore che di palpiti è già pieno, chi, dopo la tempesta, ha nel sereno la speranza che cambi finalmente i propri giorni. Ti proponi tutta intera, biglia che sfugge alla staticità, zingara per passione, maliarda di parole e di bontà, tenera dispensiera di sogno e di trasporto verginale. Ti frangi in mille piccoli zampilli da onda che si frange sugli scogli, ti levi in volo rapido, e l'ascesa a quelle altezze cui giunge l'amore, ti calza come all'onda la scogliera, una carezza morbida alla schiena in un naufragio di sensualità. Un abbandono, pathos, senso e pena per quando sai che questo non sarà, ma intanto conta vivere il presente, e quindi ti concedi, prepotente, al lume della luna, e che per certo sai non tradirà.» |
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Inserito il 04/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "In due su una stella" di Francesca Urbix |
«A furriu de sa tonca suspettosa as fattu giros tundos pius de chentu ma non si pesat alinu ne bentu, e pasat sa notturna mariposa. In notte 'e luna sonat che lamentu, che cantu dolorosu de un'isposa restada sola inintro 'e s'apposentu a s'ora chi de amore fit diciosa. Su cantu tou galanu de tristura binchet sa solitaria litania, c'as fattu iscola de litteratura a pustis su battizu in poesia, e gai sa tonca puru in sa friscura iscurtat, frimma, boghe e melodia.» |
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Inserito il 02/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Su poeta e sa tonca" di Lia |
| «I tuoi passi di danza sono leggiadri ancora, com' è dolce il ricordo che illumina quel giorno in cui calcavi i palchi dell'amore. Sei libellula e sogni cose che non avranno più ritorno, sapendo che solo un po' di tempo fa, il tuo volo era empito e profumo, esuberanza di una primavera, sussurro di stagione che sprigiona l'eros più portentoso e la poesia . Il tempo non aspetta e porta via, coi sogni scoloriti, le ultime emozioni, e la candida scia dove libravi, giace fra le opinioni, e si districa fra strettoie umane. Il cuore tace incredulo e rimane solo con la memoria, e mentre incalza l'ora sembrano ciottoli neri quelle perle brillanti che raccoglievi allora, e cerchi un fiume in piena che riconduca al mare l'ormai zittito canto di sirena» |
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Inserito il 01/03/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "La bellezza non mi appartiene" di Clara Gismondi |
| «E' un'idea l'amore, un morbido sfaldarsi dentro i sensi di ogni barlume logico, un tuffo in un ignoto coinvolgente... allora più non parli e più non pensi, in attesa di cenni e di risposte. Un diluvio che non ha paragone, il naufragio dell'io in preda all'emozione, tenera dissolvenza di ragione che china il capo quando un'altra voce, oppure anche un silenzio, giunga in prossimità delle sue ore. La realtà è sovente anche matrigna e non perdona slanci ad alcun cuore, "scortica l'immaginario", tacendo vocali e consonanti del primo abbecedario sul quale si appuntava la memoria, che raccontava del sogno e della storia, prima che fosse nata l'illusione. E' forte l'anelito che resta e, spenta l'eco ultima, si fa propria anche l'altrui tempesta di stagione.» |
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Inserito il 25/02/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Abuserò d'amore e cuore (per una volta) " di X Bruna Rossini |
«E dell'addio si gela la cancrena, si arresta la metastasi del cuore, per scoprire nel pugno quanto amore sia chiuso nel palmo della mano. Si scioglie la foschia e dentro i giorno il passo trova un'ombra di respiro, una sosta, una tregua, un pio ritiro dai bagliori che inducono a distrarsi. Benefica catarsi a ogni ritrovo dell'anima con cose già perdute, sirene di rimpianto e di velluto che sbocciano nei prati di un passato prodigo di care note e di colori. Canzoni dolci non sanno morire come il canto del rivolo insistente, memore del torrente esuberante che sconta siccità delle stagioni.
"Di una carezza, sei..." l'ultima luna, quella che si posò sopra di noi, increduli modelli di sfortuna per una vita che mai pensammo di tanto dolore. Addio» |
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Inserito il 24/02/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Di una carezza, sei" di Maria Grazia Vai |
| «"Sta notte spunta la terza luna..." recitava così una canzone degli anni '60, per bocca di Neil Sedaka, che soffiava sui giovani di allora l'entusiasmo e la magia di quella età. Qui le tre lune giocano a fare il turno e vigilare su un amore brevissimo ed intenso, cantato in una selva colori, in un mare di suoni e di scintillii vibranti al pari dei "monili di passione". Il "tremulo balcone" e i "baci da inventare" sono il proscenio per Giulietta, letto di una metafora immortale che accompagna ogni amore, e ancor di più ogni amore impossibile da amare.» |
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Inserito il 22/02/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Le tre lune" di Carla M Casula |
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