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Le #parole nelle poesie
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Trovati 521 commenti di Gesuino Curreli

Commento n° 311
«"Cosa" resta, nel limbo dei trascorsi, come i sogni spuntati alle radici che non hanno dato germogli e i dolci frutti che tutti aspettavamo. "Cosa" resta e nulla più, al pari di una fervida emozione che non si muove e palpita al tiepido sussurro dell'aurora. Non tornerà, fremente, nel turbinio di nuove, altre speranze, vagiti e sguardi verso il continente dei sogni mai avverati e ancora ardenti che rinnovano aneliti e sollecitano candide preghiere all'alba di un nuovo anno, foriero di progetti e di chimere. Tutto si muove e dorme nel ventre scuro e immenso di ogni tempo. E' il tempo che ci guida e che dà pace, che concede la gioia e la ritira, che muove il vento e l'alba che respira a seconda di quello che comanda.»
Inserito il 03/01/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "1 gennaio" di Daniele Amendola  

Commento n° 310
«E lascia che Cupido ferisca, dolcissimo ti darà il suo dolore come "figumorisca", e aprirà nuove aurore alle tue "solitudini rosa". Sarà un altro sentire, sarà come pregare sul dio dell'amore dopo che una fetta di cuore si è messa a pulsare senza darti preavviso. Ritornare alla vita e al sorriso perché un nuovo giorno si spende tra gli azzurri cristalli sui quali muovi i tuoi primi passi di danza. Il profumo di un anno che incede e sopravanza i giorni appena trascorsi, non avere rimorsi: bevi pure l'azzurro, vesti "maniche gonfie", saranno salvezza "sulle mani del tempo acquoso" e potrai galleggiare per afferrarti ai "fili da intarsiare" con mirabile cura. Anno nuovo, ne verranno altri ancora, come l'aurora che cerchi alle "solitudini rosa"»
Inserito il 02/01/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Fili d'acqua" di Carla M Casula  

Commento n° 309
«A voltarsi indietro, ora che un altro anno è trascorso, si percorrono i sentieri giorni, e dai bordi, fra i cespugli e le foglie, nell'erba intirizzita, nel bianco della neve che si scioglie, nei refoli di vento che asperge il tintinnio di piogge, doglie del grande parto di natura... ebbene, li dai bordi, matura il ricordo che ti coglie. Sequenza di immagini e di suoni, di pensieri esplosivi e delle voglie che dirompono nell'età dei fiori, dei sorrisi e dei giochi, degli amori fugaci e di quelli perduti che credevamo eterni. Fra i colori mai fermi, nel fermento di un continuo arcobaleno, spunta il triste e il sereno, ora il riso ora il pianto, e non manca una lacrima, quella lacrima sola che ha segnato il tuo cuore per un attimo affranto.»
Inserito il 01/01/2010 da Gesuino Curreli alla poesia "Quella lacrima" di Nutellina Cinzia Pallucchini  

Commento n° 308
«"...la terra degli avi, la mia terra." Da questa guerra, impari per forza e per durata, la terra vincerà, alla lunga, e ingoierà nel ventre l'uomo, superbo e presuntuoso, che lascerà il suo passo nella polvere dell'ultima frontiera. Vincerà la terra e, stanca di ferite, farà deserti i campi e le città, aleggeranno fumi di disfatta, taceranno anche i venti, in un immenso irrespirabile silenzio. L'uomo rimpiangerà di aver dimenticato e offeso l'ultimo insegnamento di natura. Periranno divorati dal fuoco e dall'arsura gli ultimi eredi di tanto umano oltraggio, tramonterà la sera di un'era indegna e ingorda, in attesa di un'alba, foriera di altre vite che non conosceremo, e rimarrà dell'uomo una labile traccia di preghiera, che mai seppe compire.»
Inserito il 30/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Mia terra" di Clara Gismondi  

Commento n° 307
«"Sei come la Sardegna", dove regna il fuoco e l'ardore, dove un'amore che nasce profuma di ginepro e di mirto, disegno di donna e di senso, di canto diffuso col vento per l'erma che sorga dai mari, come Venere bella. "L'odore di questa terra nuda" è quello di una vergine spoglia che ha creduto ai naviganti del cuore, agli sbarchi immondi di amanti, traditori della ingenua promessa d'amore, e lei, vergine spoglia, giace sull'altura calcare dove si frantuma l'onda a lavarla delle violenze subite. Spirito intatto, profumo silvestre, nonostante la furia dei venti, del sale, del tremendo maestrale che modella i graniti come i seni di chi vuole amare. E' privilegio d'autore sentirsi scolpita come quest'isola antica, dove anche Ulisse posò.»
Inserito il 28/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Sei come la sardegna" di Giò Lanza  

Commento n° 306
«Piano come chiudere gli occhi sotto un lieve battito di ciglia, quando un sogno ti penetra e la mente si perde e si confonde in una narrazione che prende e meraviglia fino ad iniettarti il suo delicatissimo sopore. Amore è amore, mistero che si scioglie nella brama di voglie e di carezze, piacere senza fine che ti fa respirare fra le maglie di un abbraccio veemente, e cadi di frequente in un balbettio che non perdona. Incespichi e poi cadi, ti alzi e poi barcolli, a terra ancora un po', però non molli, e "in attimi eterni e fugaci", ti accendi sotto i baci e copri il tuo silenzio di mugugni. Tremante e tenerissima creatura, finché l'amore dura in un amplesso che vorresti eterno, per gioia e tradimento con cui alta t'involi, oltre l'inferno»
Inserito il 27/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Attimi eterni e fugaci" di Grazia Longo  

Commento n° 305
«Noi saremo aquiloni dentro la luce di stagioni antiche e ci rifletteremo in un domani che vorremmo felice e non sappiamo. Lassù noi saremo padroni di ogni vento, che fischia nei binari all'infinito e non deraglia, no, nel suo tragitto sfrecciante tra le occhiate delle stelle. Sarà sogno, non so, o il paradiso del quale si parlò un tempo remoto, ma lì, per certo, ritroveremo il senso del sospiro che è voce dell'amore, di un sibilo che è nota sufficiente per fare una poesia. Lassù, tra gli aliti degli astri, s'incroceranno la tua vela con la mia, a cavallo del vento più opportuno, dove la sosta è blu, dentro la corsa che muove dalla luna e finisce nel sogno, dopo aver staccato biglietto per la sola andata, in un viaggio che porta a Belzebù.»
Inserito il 21/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Onirica 22 xxo" di Mau0358  

Commento n° 304
«Ecco s' ierru, tempus de frittura,
sos bentos ti toccheddant in giannile
t'ant a cantare fin'a primu abrile
contos de ziminera e de amargura.
Sos melidos d'anzone in su cuile
luego isettant s'innida pastura,
tue puru isettas toccos de su 'eranu
pro ismentigare frittos e gabbanu.
»
Inserito il 21/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Ierru nou" di Lia  

Commento n° 303
«Poeta, mi confondi, e bevo dei tuoi versi strizzando l'occhio all'oste maledetto. Che rullino i tamburi, e crollino i muri della disperazione senza sbocco, sotto piogge di vino e di nepente. Intanto che riempie coppe, si chetino le voci di bestemmia, si pensi alla vendemmia di quest'anno e all'afrore che uccide e non fa danno. Fa che non mi dolga del pianto e del tumulto che provoca chi spezza il gambo delle rose e spegne le candele che illuminano la strada ai vagabondi. Beviamo, dunque, dai tuoi sensi profondi ed eleganti, e adagiamoci sui versi, giaciglio luminoso di diamanti, per dare forza ai nobili e vaghi sentimenti che coltivi, come tiepidi venti dell'estate che accarezzano amori della sera, con la risacca, sopra la scogliera.»
Inserito il 20/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Versa il vino, coppiere!" di oxun2  

Commento n° 302
«Mi rimane la profondità del suo pianto, il lucido colore della periferia, il sapore dei "vinti" del tremila, al pari di quelli del Verga, emblema di precarietà sociale, di debolezza incompresa, incastonata nei rivoli pietosi a dividere righe di baracche, sotto lo scintillio delle città. Condizione ancora sanguinante e viva, davanti a tutti, con il colore del nostro tempo intollerante, aspro e frettoloso nel giudizio, spocchioso e presuntuoso, abbondante di formule sociali, sostanzialmente sprezzante e settario, maltollerante e con il puzzo al naso. Mi rimane la profondità della sua visione, della sua poesia, tiepida come il sole di periferia, della lirica nuova e sfrondata, della pennellata forte e turgida sulla tela non incorniciata.»
Inserito il 18/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Ragazzo di vita" di Felice Di Giandomenico  

Commento n° 301
«Era un giorno di primavera, e il figlio cresceva inconsapevole dello strazio che la madre conosce e non sbandiera. Alcuno mai avrà tanta capacità di ascolto, ed io nemmeno, per comprendere una donna, appena madre, che sente venir meno la possibilità del dolce nutrimento naturale, tra lei e l'altro, dopo che i corpi son divisi dagli spasmi e dal parto, a costo delle pene viscerali per l'alito da dare al nascituro. E' esempio il tuo destino, è imperituro monito d'amore, è sofferenza che non ha confine, é altrettanta grandezza universale la fatalità di un corpo che si vota e si annienta per la crescita di un altro. Non è "vecchio utensile da cucina", al sacrificio tuo si inchina ogni superbia ignobile che non potrà mai giungere a tanta nobiltà»
Inserito il 18/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Ritrovi" di Marina Como  

Commento n° 300
«Il primo. Scandire in secondi una passione è cosa che rasenta fuoco e fiamma; dire con quattro versi il riverbero che irradia un caldo amplesso, e racchiuderlo dentro un bel diaframma di parole garbate e tanto chiare, è cosa da poeti, di geni che riassumono in scintilla un incendio che invade, e una favilla basta per dare conto di un disfacimento immane. Ma qui il poeta crea, e il fuoco che divampa accende la mia lampada coi fumi che si levano leggiadri da tanto senso e tanta meraviglia. Ti leggo e mi sorprendo, la tua poesia mi piglia, e dunque ti sorrido e mi compiaccio di tanta nobiltà che mi scatena. Non scendo le tue scale, sto fermo ad ascoltare il brevissimo tono dei tuoi versi, e poi porgo l'orecchio alle seguenti note del silenzio.»
Inserito il 16/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Primo secondo" di Amara  

Commento n° 299
«Calesisiat sa vida leala coment'est
che bonu unu presente
e mai non penses d'esser sufferente
su solu ch'in su mundu, solu, b'est.
Ne godas pro sas cosas chi pussedis,
e non disizes mai su chi non tenes.

Calesisiat sa vida
pompiati tottu in tundu
e chirca cuss'amore chi no agattas
prite s'amore veru, ti la naro sintzeru,
no est s'omine chi bramas e disizas,
no est mascru ne femìna,
ma sana raighina chi deves tenner intro de su coro.
Si ti bruttas sas manos
tue faghe finta 'e nudda
as a bider l'acciappas, non b'at duda.

Calesisiat sa vida,
mancari sufferente,
cuntentati 'e su pagu,
attatti 'e sos restos de sa zente,
des intender calore
d'istima e de s'amore
chi ti girant intundu
comente sos isteddos a su sole.

segue... su messaggio privato
»
Inserito il 16/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Cualquiera sea tu vida" di Maurizio Spaccasassi  

Commento n° 298
«Chi non l'ama non la può sentire come il plasma che pulsa nelle vene quella terra, a volte fertile e altre brulla, quella che divide con chi ci nasce i sibili dei venti e le marine che riecheggiano ancora di approdi e sbarchi incauti, forieri di immancabili razzie. Terra di canti dolci quanto lo siano quelli dei pastori che parlano alle pecore e alla luna, che annusano le zolle e sanno dei sapori in mezzo ai boschi, di ghiande grasse e tenere cipolle. Terra di solitudini violate, di silenzi incompresi, di spazi calpestati e resi indegni, da chi avrebbe dovuto sostare lì, all'ingresso, e genuflettersi al sorriso dei vecchi, all'umile bontà di quelle genti. Ti sento vicino e poco importa che altri non lo pensi, non saprà mai chi è uno del sud»
Inserito il 16/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Meridionale" di Pino Tota  

Commento n° 297
«"Silenziosa notte eterea...", dove il tuo canto vola a cercare conforto per chi soffre, ma rimarrà il perché senza risposta nell'impalpabile sogno che divora, dentro l'oscurità, il bene e il male che non si discosta dalla sorte dell'uomo, votato nell'eterno a gioia e pena. Notte serena, notte, pensa a lenire il pianto che inonda la platea di questo mondo, assorbi nel velluto del tuo derma i corpi che hanno freddo, buttati alla deriva, ai margini del grosso pachiderma delle grandi metropoli inumane. Notte prenditi cura dei miseri e feriti, dei vinti e sopraffatti dalla scherma di questo duello che non ha mai fine. Notte, dolcissima sorella di poesia, manda i tuoi raggi e frena la stolta e forsennata gelosia che toglie luce al bordo della via.»
Inserito il 16/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Silenziosa notte" di Doraforino  

Commento n° 296
«E no! Tu non cadrai se non dentro l'orizzonte più lontano dove giace l'eterno e l'alito del sogno che non muore, e no che non cadrai se non dentro l'ovatta che ti avvolge e che ti avvinghia in una stretta di malinconia, com'era la frustrata fantasia dopo la delusione del vissuto. E no, che non cadrai, se non dentro le braccia di quella libertà alla quale aneli, poeta di pensieri e di passione, libero nel dolore che conosci, e che vorrai scordare dietro gli ultimi monti e dietro il mare che non scorgi neppure, dal pertugio che la sola finestra ti concede. Vola negli spazi ridenti di poesia, lì avrà la fine il tuo penare, come si conviene a chi adagia sui versi il respiro dei vetri e invoca la magia che giace aldilà dell'"ermo colle".»
Inserito il 15/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Solo alla finestra" di Simone Bello  

Commento n° 295
«Zoppico in questo tempo che mi fa pura. Confesso che gradisco la tua mano, tienimi! Qualche passo in più mi giova. Fossi poeta per davvero, della mia pena avrei fatto un canto, e l'avrei scritto dentro un pentagramma vergato sopra antica pergamena. Avrei affidato il basso al mio peggior umore di stasera, e la voce solista a un fine e preziosissimo tenore per renderti l'omaggio che mi fai. Porgimi quel petalo che posi dentro l'ultima poesia, dammi la briciola di stella, quella che vuoi regalare ad ognuno di noi, servirà per dominare il buio, quello che atterrisce se si è soli. Ora stringi le mie mani e non guardare se un lacrima tradisce l'emozione: è stagione, la mia, un po' lontana dalla primavera, e questo mi succede se la voce è sincera.»
Inserito il 12/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Buon natale auguri a tutti i poeti del sito" di Citarei Loretta Margherita  

Commento n° 294
«Stasera mi sono alzato sulla punta dei piedi per raggiungerlo con una carezza, sul terzo piano dei tumuli. Altra razza! Lottatori, combattenti indomiti, arresi solo al fatale declino dei giorni. Come te, l'ho visto più volte chino sulla zolla, piccolo, pieno d'orgoglio e di energia, bianco di polvere lungo le strade in costruzione, l'ho immaginato nero di carbone, dentro viscere scure e inospitali che non gli hanno mai cancellato il sorriso. Solo, tremendamente solo con la forza delle sue braccia, per otto bocche da sfamare, otto scolari, poi studenti da guidare nel mondo della conoscenza. Dio, che forza! Gli ammonimenti ruvidi e i silenzi che sostituivano lo scappellotto ora giungono cocenti e ad essi vorremmo dire chissà quanti grazie.»
Inserito il 12/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Ancor ti vedo (babbo)" di Saverio Chiti  

Commento n° 293
«Quale che sia il vernacolo, ho avvertito che l'assunto, questa figura stralunata e immensamente poetica si è mescolata rapidamente nelle vene con una facilità di simbiosi propria di gruppi sanguigni uguali. Poesia di mestizia ed eleganza, come si addice ai giorni dell'avvento che danno una tristezza e un sentimento forte quanto turbante ed aspettato. Tutto si è ben composto a meraviglia in un luogo qualunque che non vedo, ma è il posto dove so che io risiedo e dove vive l'intera mia famiglia. La mestizia pungente, il dolore a piccole punture sono garbo ed eleganza del cantore, peraltro quel sentire e quel pallore sono disquisizioni del mistero che sempre ha segnato il mondo intero, così come il cantore è il tragico emisfero che soccombe.»
Inserito il 12/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Senza Titolo" di Luciano Tarabella  

Commento n° 292
«Eccola l'ora, coglila come un pomo dall'infinito raccolto proposto dagli esuberanti rami dell'esistenza, albero immenso e fertile che mai riusciremo ad abbracciare per intero. Ci ruoteremo attorno sorpresi dalla quantità dei frutti, delle ore colorate e non, illuminate e buie, propositive e mute, tacite e mendaci, serene e intriganti, oranti e blasfeme, figlie pur tuttavia dell'albero che le genera e le conta. Ora ne cerchi una, una sola, perché possa dare ancora l'alito all'indugio che ha spento sul nascere un'aurora, una sola per poter sentire nella pelle e nella gola una fiamma di tenero rimpianto per capire cosa sia stata l'ora che pareva del tutto simile alle altre, ma che, trascorsa, non ha bussato più alla prima dolcissima dimora.»
Inserito il 08/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Un'ora" di Lia  

Commento n° 291
«"Morire sottovoce" come il tuo canto che non perde nota o semitono, che preferisce l'"andante" e mai il "solenne", che disdegna l'"allegretto" per il "piano" e dà conforto a chi lo legge intento. Pacata riflessione musicale, preghiera per chi crede, per me sermone di respiro e di vitale afflato che, caldissimo, mi è entrato nelle vene. Morte, sorella morte vieni, pendimi nel mistero del tuo manto, non dire quando e come, dolce come un frullo d'ali, il solo che apra l'uscio del silenzio. Lascia che posi il capo su un guanciale e poi verrò da te, pentito per il male che avrò fatto, e grato per il bene ricevuto, incredulo che tutto sia finito cosi velocemente, come un "bè", brevissimo come un attimo rubato alla conta infinita dell'eterno.»
Inserito il 08/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Morire piano" di Franca Canfora  

Commento n° 290
«Ma non è solo inganno, credi, anche se abbonda a dismisura. Quella pagina pura, immacolata, sulla quale non si china la tua penna, è la cosa più bella che non rischia il banale, e che cancella ogni subdola tentazione di postura. Quando non batte il cuore, quando non pulsa il sangue, conviene che rimanga ad aspettare, e leggerai sul foglio, il vivido rigoglio del silenzio, il segno croce del più bel pensiero che è simbolo impeccabile dell'introvabile onestà morale. Ma non è solo inganno: il tuo silenzio sarà poesia che il foglio ti asseconda col bianco che non vuole sottostare ai graffi del pennino, e chiede in cambio un sibilo, un soffio repentino, di chi decide che non vuol cantare, come chi coglie le parole a mazzi per mettersele in tasca»
Inserito il 04/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Parole " di X Bruna Rossini  

Commento n° 289
«"...da incatenarti ancora", e il motore che sbuffa e che ti implora di trattenere lacrime d'addio, in quel posto di sempre che non è una stazione, non una fermata intermedia, una tappa che segna in genere la fine, ché l'inizio è diverso, pieno di discorsi e di premure. Non si levano, allora, i vetri alle finestre, sudati del torpore che si accende sulla carrozza dove salgono in cento e uno discende a cercare, chissà, con un ritorno, risposte alla domanda dentro l'animo preso dall'incanto, o in quello dove il disincanto ha spento luci e brio. Poco importa se tu sei passeggero e se rimani per strada a fare con la mano che non ripeterai, sei quello che si ferma e sta lontano dall'altro che procede in altre strade. La vita si divide»
Inserito il 04/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia ""Addio", sussurro di pioggia" di Giorgia Spurio  

Commento n° 288
«L'arcano è lì, nel punto più lontano, dove spingi l'animo e respiri degli intrighi del cuore, dove non giunge il tarlo di parole a bruciare entusiasmi, e smorzare slanci indomiti cui, "siccome suole", si volge il tuo tumulto, al pari di ogni empito che trova albergo dentro il sangue umano. I due punti, e quindi la precisazione; mille puntini in fila, quindi la sospensione, e settemila domande che non trovano risposte. Discoste da arrendevole quiete stanno le tue metafore sapienti, e vagano nei versi, come sotto la spinta di alisei, per intrecciarsi in venti più diversi, e propendere verso l'equatore, punto, anche questo caldo, che irradia in ogni terra il suo calore. Ancora giù nell'emisfero australe... a mezzogiorno il punto cardinale.»
Inserito il 01/12/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Tutti i miei s- punti" di Amara  

Commento n° 287
«Ma rimarrà il riverbero dei sogni, la vivida speranza che non cede ai triboli del tempo, e si alzerà la voce, giammai spenta, che ora levi al vento, e giungerà domani, dai "vuoti dell'estate", ai "fili della pioggia" penitente. Poi silenzio, e lì ti spunteranno le ali dei ricordi e volerai lontano, a rinverdire i pascoli già brulli, e le arsure trascorse saranno mondi nuovi, più belli dei notevoli lamenti. Ogni dolore è canto nei versi del poeta, ed oggi questo canto serve a lenire il mio puerile pianto che finirà coi salmi alla compieta. Ti librerai domani dentro il sogno che non ti da riposo e annegherai negli occhi del ricordo, lasciando fermo il cuore di chi vorresti a fianco e non ti aspetta, e poi sarà il silenzio la ultima tua meta.»
Inserito il 30/11/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "E poi silenzio" di Maria Grazia Vai  

Commento n° 286
«Tu sei canto, poeta, sei canto! Sei pianura, sei colle, sei fosso, a passandoti a fianco non posso dire quanto ti sento, e i tuoi panni li vesto e li indosso con piacere sincero e infantile. Tu luci, metallo pregiato, non ami la lega e scintilli e di te non si dice "sei vile"perché vieni dal fondo, sostrato di puro metallo lucente. Lo dice anche Amara e non mente che sa di poesia buon mestiere. Mi fermo con te e mi trattengo, furibondo nel mio miserere, dettato al prosastico immondo pantano di acque malsane. Alla tua fonte mi chino e mi inondo delle tue trasparenze ridenti. Corri ancora nei campi e poi scendi dove c'è la calura che uccide, in pianura, se arrivi, si ride, in montagna digrignano i denti. Poeta, questo é il mio disquisire.»
Inserito il 27/11/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Elementi" di Jack Pastore  

Commento n° 285
«"Là dove il sole affoga" si spengeranno fiamme di dolore e la sera leverà alto il suo candore come lenzuola bianche sopra il morto, ma traslerà lontano, oltre ogni fetido orizzonte, l'infamia di chi ha osato, ogni codardo gesto che mai ti imbratterà di disonore. Il sole affogherà dietro le quinte di questo palcoscenico meschino, ma tosto sorgerà, manto divino, da sopra il monte a ridere con te, a dirti di ore buie messe in conto perché risplenda poi, vibrante e forte, sconfitta l'ombra nelle vie del giorno. Risorgerà l'ardore che ti porti dentro, per l'amore di versi e di poesia, e con la tua sarà l'anima mia, discepola di vita, in quest'aurora lenta, poi che si è intristita l'umana fantasia... e gli ultimi brandelli della notte andranno via.»
Inserito il 22/11/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Non è tardi per chiedere perdono!" di Carla M Casula  

Commento n° 284
«E' Satana, se esiste, o madre sconsolata! Nessuno più di te, nessuno al mondo, conosce del dolore il male immondo di attendere sull'uscio il proprio figlio. Tu, che l'hai atteso tanto nel corpo e nelle vene, che l'hai portato al mondo con sofferenza immane, tu che l'hai cresciuto con amorose cure, tu che l'hai baciato con calde tue premure, che gli hai dato conforto ai primi incomprensibili vagiti, che te l'hai stretto al cuore, dopo avere ricevuto i primi candidissimi dispetti. Madre chi più di te saprà che cosa truce è aspettare un figlio, che più non gli traduce in pianto il suo dolore? Altri è passato a giudice di faticose pene e poi ti ha detto: "...il figlio, madre, si è addormentato! Sarà svegliato, certo, da un canto di sirene!"»
Inserito il 22/11/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Abuso di potere" di You Don’t Know Me  

Commento n° 283
«In laras biaittas
risittu dulche e amenu
pro asciuttare peraulas
ch'in su silentziu 'e oro
suorant che i sas fozas
sena lumen issoro.

Non nos connoschiamos
eppuru amos buffadu
dau su calighe tortu
cantos de 'on'amistade
e in sas seras d'istade
siccas che mare mortu
am' imbentadu proja
comente disizadu.

Como nos pioet supra
sa rara simpatia,
che in tastos d'armonia
mudos pro sa irgonza,
chirchende iscuros chelos,
che sos nieddos velos
de femina battia.
In sas caras lughiant
de sas lunas gemellas
sas pius ridentes prellas
tintas de sole e mudas.
»
Inserito il 21/11/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Perle di sole" di Carla M Casula  

Commento n° 282
«E ci si trova in riga, lungo le silenziose mulattiere che portano alla cima dei bei sogni, di giorni vaghi e informi, pieni di luci e roridi, custodi dei respiri dell'infanzia. Perché "un'alga avvizzita"? Da lì muove la vita, e spesso si contorce e si dispera davanti alla chimera che muore nel prosieguo del cammino. Avremmo, nell'infanzia, voluto assai diverso quel destino che non ci " rende poi quel che promise allor", per dirla con Leopardi. Però ti mi basta il flauto e l'eco di quei gironi, bianchi di sale e sole per conciliarmi con le tue parole che suonano di immensa nostalgia. Giochi d'infanzia povera, giochi di fantasia, rimasti nella mente senza più quei compagni, perduti o già scordati nel volgere degli anni, forse fuggiti via.»
Inserito il 19/11/2009 da Gesuino Curreli alla poesia "Echi di sale" di Chiara Catanese  

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