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Quel soffio divino
invisibile e denso
nell'ora giusta
mi prese per mano
L'ho visto negli
occhi della gente
quando i miei occhi
guardavano in stupore
So cosa vuol dire
sentir scendere in gola
l'aria di un giardino
evocando antiche odi
Ho sentito la vita
pervadermi le mani
nei gesti quotidiani
e ho pianto di gioia
per la dolcezza
di una una pesca
Ho sentito,
fra la gente
le beate vibrazioni
di una coscienza unica
So cosa vuol dire
parlare con il cuore
e il sapore delizioso
del perfetto silenzio
quando l'anima è in pace
Ma adesso sono dura
a causa della vita
che non mi ha risparmiata
ma abbruttita e pugnalata
Quell'aura azzurrina
che mi cingeva piano
adesso si è appannata
come una gazzella
imbalsamata
Sempre più assopiti
si fanno i sensi
e colgo solo colori
troppo intensi
Solo morsi di fame feroci
e non più l'indaco tenue
di carezzevoli languori
Avvolta da chili di gesso
più non gusto le sfumature
di un'alba ad acquerello
e nemmeno i gorgheggi leggeri
di una piccola allodola
Vivo di urla a squarciagola
incendi di fuoco sguaiato
marosi di impeto dannato
Sono una iena inferocita
sempre pronta a soffiare
per la ferita ancora aperta
che non so rimarginare
Mangio beffardi
sensi di colpa
Putridi acquitrini
limacciosi e traditori
pronti ad inghiottire
fragili cuori
Marci ricordi
nati con il mondo
che infestano l'anima,
maledetti assassini!
Schifosi spettri
in danze orgiastiche
calpestano macerie
di sogni fatti a pezzi
e ridono inebetiti
dalla loro follia
Inoculati nel ventre
dalla notte dei tempi
sono morse di terrore
sempre pronte a strozzare
chi conserva l'innocenza
Che dal mio petto
vi possa espirpare
e possa gustare
in riva il fiume
l'agognata ricompensa
di vedervi soffocare
in una morte atroce
per gettarvi poi
negli inferi dimenticati
delle più nere bestie
Le mie ali
sono ferite
ma sanno ancora volare. | |
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