A chi distrattamente si sfiora
Alle pieghe odorose di soprabiti inamidati Al rumore della fretta e all’odore della città. Alle mani confuse che si
Alle pieghe odorose di soprabiti inamidati Al rumore della fretta e all’odore della città. Alle mani confuse che si
Pettina le mie paure con dita pazienti. Precisamente. Perdonami, se per i nodi delle illusioni non basta il
Vuoto. Percepisco solo il caldo Immobile tocco Dello scorrere imperterrito di un tempo Che mi (ci) è stato
Socchiudi le palpebre, ora, cosicché il sole possa filtrare tra le tue ciglia lunghe, di seta. Sei come terra
Se bombardano le piazze è solo per uccidere finti eroi invincibili. è che hanno paura del sangue che
Precipitiamo trascinando con noi frammenti di rocce morbide. Una caduta debole, quasi annullata ogni legge di
Non c'è più alba, in questo sussuro che rotola tra i corridoi del suono. Parallelismi freddi che soli attraversano
Troppe persone con cappelli di lana. Gli eroi non combattono con la spada ma con le parole. Si apre la nebbia nel
La noia diluita In pomeriggi Di sovversiva normalità. Con quei pensieri un po’ confusi, macchie di
Sono stata io a circondarti i pensieri con il filo spinato. Una corona. Ti ho crocifisso sulla porta delle mie mancanze.
Tieni stretta la mia piccola mano. Intorno ai tuoi occhi anni giorni secoli. Dove eravamo? Non riuscivo a vederti.
Eppure, ora che mi volto vedo che abbiamo lasciato dietro di noi ancora qualche atomo di bene agonizzante. Lo
Ci rubiamo poveri ci rubiamo le pupille poveri, a vicenda. Che con i tuoi occhi voglio guardare il sole. Fino a farli
Un lampione non potrà Mai risplendere quanto Due stelle. Luce artificiale. E anche un po’ debole. E anche un po’
Nei luoghi abbandonati della memoria In quegli angoli di prato dove ci sediamo a contare le stelle - siamo noi, Stelle
Guardami. Mentre continuo arrancando ad esistere nelle lievi sfumature di un cielo plumbeo. Sono luce che
Continuiamo a rifugiarci nei nostri arrivederci. Non chiamiamoci per nome, salutandoci. (Non diamocelo, un nome). Cosa
Fugge. E rimane solo l’opportunità di immaginare le ossa che si toccano in fragorosi silenzi. Si abbassa, lo
Il pulsare della vena Dietro il bulbo oculare Sembra sfondare il cranio. Mentre si insinua la tua paura tra la mia.
Uno. Sopravvivo ancora, dentro il gelo di novembre. Le mani Screpolate Si cercano nelle tasche di un cappotto Ed è
Verrà poi un vento caldo a spazzare via questa staticità. Muovendo le gonne di sole e scoprendo le bianche gambe di
Tre quarti di cielo Racchiusi dentro Giornate di vetro Sorridi distratta, ragazza Nulla ragazza Vuoto. Spezzando a
Felice Ballavi sotto la pioggia pronta ancora a sorprenderci non più soli, non più stelle Solo quel cielo grigio Che
E cosa me ne faccio ancora dell’aria quando non ho il coraggio di respirare. Respirare non da sola, almeno.
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