Il sole è già nel cielo
coi raggi suoi cocenti,
biondeggiano le spighe
negli assolati campi.
E il contadin solerte
è pronto con la falce,
per poi gustare il pane
frutto del suo lavoro.
Brucia la pelle il sole
su bianca e calda arena,
l’onda del mar carezza
le gote d’ogni bimbo.
Quando la notte scende
piacevole e silente,
puoi tu rubar le stelle
e farne dolce sogno.
Il sogno di speranza,
di pace e di vittoria
sugli odi e sulla guerra
per l’unità fraterna. | 

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Caro, caldo, afoso luglio,
dal dorato tuo castello
doni a ognuno, brutto o bello,
la fragranza del tuo mar.
E, con essa, l’orizzonte
ove sorge il sol lucente,
che ogni giorno è sì cocente
ch’hai fatica a respirar.
Non risparmi lampi e tuoni,
alluvioni e forti venti,
con continui cambiamenti
da ogni monte fino ai mar.
Ma se poi t’acquieti a sera
per la tua benevolenza,
si riposa la coscienza
Ed ognuno può sognar. | 

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Sospeso tra cielo e terra
s’affaccia timido agosto,
ma il sole pria nascosto,
or mostra il suo splendor.
Giocan tra nuvole d’oro
donando sogni ai bambini,
che semplici e genuini
son pronti pei monti e il mar.
Veloce viaggia l’estate
tra canti e stelle cadenti,
tra bei meriggi lucenti
che quiete donano al cuor.
Arriverà pur la sera
coi suoi vermigli tramonti,
ed altri nuovi orizzonti
potrai sempre sognar.
Tornerà ancora l’estate
tra canti e stelle cadenti,
e sarem tutti contenti
della vita che è amor. | 

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"Non è matura ancora", disse un giorno
l’astuta e ingorda volpe, quando vide
che l’uva al pergolato a lei d’intorno
competer non potea con le sue sfide.
Ciò nondimeno fece un altro salto
e poi un altro ancora in tutta fretta,
ma d’improvviso cadde sull’asfalto
mentre gridava: "Questa è una disdetta".
Delusa ma non doma nel suo orgoglio:
"Non mangio l’uva acerba", gridò forte
al corvo che rideva a crepapelle.
E, tronfio il petto, sopra un quadrifoglio
si appollaiò la volpe, che la sorte
sfidare avea voluto da ribelle.
E da lassù le stelle,
che tutto avean veduto con la luna,
sorrisero di gusto... ad una ad una. | 

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S’affievolisce il canto in su la sera
quando la luna occhieggia alla finestra,
e il cuore inizia tosto il suo cammino
nel labirinto oscuro dei pensieri.
E affiorano i ricordi del passato,
che io credevo ormai dimenticati,
come quei tanti amici dell’infanzia
a cui luce del sol più non sorride.
Ed io son qui ancora a rimembrare
i giorni di beata giovinezza,
colmi di lunghe attese e di speranze,
e or solo di nostalgici ricordi. | 

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E s’avvicina l’ombra della sera
col suo lungo rintocco di campana,
per chiamare i fedeli alla preghiera,
che ogni pensiero inutile allontana.
Ma d’improvviso, quando ognuno spera
che l’umile preghiera non sia vana,
un boato la chiesa scuote intera
causando orrenda strage e disumana.
E sangue d’innocenti scorre in chiesa,
che ormai diventa Golgota novello
con pianti di bambini, mamme e anziani.
Dio, che tieni la fede ancora accesa,
ascolta di noi tutti un solo appello:
scendi presto, non aspettar domani.
Le insanguinate mani
ferma, Tu che puoi, e da Dio verace,
concedi alfin la tanto attesa pace. | 

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L’aria di stamane frizzante
saluta l’estiva calura,
e si desta pur la natura
con nuovi profumi e colori.
Sorridono i grappoli d’uva
nei verdi filari assolati,
tra grida di bimbi affiatati
e canti di donne operose.
Già l’albero perde le foglie
che ingiallite cadono a terra,
ove l’humus loro sotterra
per novella linfa vitale.
E il vento ormai vede l’autunno
con piogge e tramonti striati,
con nuvole e i giorni abbreviati
per entrar nel mondo dei sogni. | 

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Ed altre tetre nubi all’orizzonte
ho veduto stamane al mio risveglio,
che diventar potran lingue di fuoco
nel cielo che sereno pria appariva.
C’è un vento di tempesta inaspettato
che anticipa il rigore dell’inverno,
ma attendo pur con ansia e fede intensa
il ritorno d’eterna primavera. | 

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A gran passi l’autunno è già arrivato,
ma l’estate gelosa ha messo i freni
con la calura sua che fa soffrire
chi solo alla finestra osa affacciarsi.
Ma ecco che l’autunno all’improvviso
sentendosi ferito nel suo orgoglio
con pioggia, lampi e tuoni - è un parapiglia -
si vendica, ma solo per diletto.
L’estate, che l’antifona ha capito,
sorride un po’ sorniona, e si defila,
poi in disparte mette la calura
e cede infine il passo, con premura.
Ed or l’autunno libero si sente
con profumi e colori rossi e gialli,
con foglie che volteggiano nell’aria
pria di cader sull’arsa terra ancora.
Godi, allor, di quest’aura settembrina,
del sole che accarezza le tue gote,
e del ciel coi tramonti suoi sognanti,
che mente e cuore apre e rassicura. | 

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Quando il desir t’invoglia ad andar fuori
per apparire quello che non sei,
non lasciare che istinto trovi forma
ma porta il cuore tuo alla ragione.
Il mondo d’oggi, sai, sol d’apparenza
adorna il volto suo e di null’altro,
e tu sei visto a guisa d’un alieno
nell’universo di esseri clonati.
Ma tu che sai qual è la via maestra,
a volte molto stretta e pur tortuosa,
dalle lusinghe ti terrai lontano
di gente che ha obliato ogni valore. | 

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M’affaccio alla finestra e guardo intorno;
non odo più di rondini il garrire,
son già volate via per altri lidi
ma torneranno poi a primavera.
Le foglie ormai dagli alberi cadute
han disegnato un drappo rosso e giallo
e i rami sono braccia volte al cielo
in dolce attesa di novelle gemme.
Ed or s’attende il tempo delle piogge
che faccian germogliare i semi in terra, protetti dalla neve, bianca coltre,
nella stagione rigida d’inverno.
Ma presto tornerà la primavera
e nuovi fiori sbocceranno e amori,
gli augelli coveranno i loro nidi
e i prati incolti vestiranno il verde. | 

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Non più singulti e pianti d’innocenti
in quella terra s’odon, martoriata,
ma sorrisi di gioia e commozione
con mani alzate ed imploranti al cielo.
E il cielo si squarciò e apparve il sole
dietro le nubi cariche di fuoco,
e all’orizzonte fu l’arcobaleno
a disegnare il volto della pace. | 

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Pur novembre è già arrivato
con le foglie ormai cadute,
sono stanchi i nudi rami,
ora voglion riposare.
Con il vento o con la pioggia,
con il freddo o con il gelo,
sono lì ad aspettare
che ritorni primavera.
Per le strade del paese,
all’odor di caldarroste
si accompagna il vin novello
che rallegra mente e cuore
E così s’en va novembre
coi colori rossi e gialli,
coi piacevoli sapori
e i profumi suoi inebrianti. | 

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S’en va fischiando già di buon mattino
prima che il sol s’affacci all’orizzonte,
con la capretta sua ed il badile.
E inizia il suo lavoro il contadino,
avendo solo in mente e a lui di fronte
l’amata sposa, i figli ed il fienile.
Poi, quando il suo lavoro ha terminato,
e s’avvede che il sole è tramontato,
Cantando, con la capra fa ritorno
avendo nel pensiero un altro giorno. | 

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Vedo cader le foglie ad una ad una
e l’albero si spoglia del suo manto
di rigoglioso verde, ch’era un vanto,
sotto il guardo del sole e della luna.
Ed or che il sole abbraccia la laguna
e l’onda azzurra col suo dolce canto,
la luna ammira con le stelle accanto,
per ogni pio desir che in te s’aduna,
Poi che la notte avanza silenziosa
e nell’inceder lento suo felpato,
tutto avvolge con la sua coltre nera.
Ma l’albero con chioma pria chiassosa
di nidi, ed or di foglie sue spogliato,
l’alba attende di nuova primavera. | 

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È dicembre. Sibila il vento
tra le ultime foglie rimaste,
coi rami che guardano il cielo
in segno di resa.
È dicembre, e scende la pioggia
sui vetri, col suo ticchettio,
musica dolce e rilassante
per l’animo inquieto.
È inverno, e pur cade la neve
a coprir col bianco suo velo
montagne, colline e vallate,
Natura incantata.
È inverno, e fuori è tanto freddo,
ma tu, al calor del camino,
potrai già cantare con gioia,
Natale di pace. | 

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S’ode cantar gli augelli pria dell’alba
per il concerto loro al sol nascente,
e agli alberi fronzuti omai silenti.
Nell’aria un po’ sorniona e alquanto scialba
pur sale il cinguettio che appar pungente,
ma l’aria rende e gli alberi più attenti.
Cinciallegra, fringuello e capinera
han voglia di cantare fino a sera,
Ma il canto melodioso d’usignolo
li fa zittire col suo dolce "assolo". | 

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Ed è spuntata l’alba col mattino,
coi profumi vestito e coi colori
del sole, che lasciando l’orizzonte,
alla terra ha donato la sua luce.
E s’ode forte il grido d’arrotino
con il gioioso canto di pastori,
a cui fa eco il cinguettio dal monte,
che tutti i cuori a gioia e pace induce.
C’è un pullulare in ogni borgo amico,
sol poc’anzi silente e addormentato,
di voci e canti d’un passato antico
e dal sapor di pane ora sfornato.
E tu, ch’ogni mattin presto t’affacci,
ti godi di quell’aura i dolci abbracci. | 

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Il sole scende lento all’orizzonte
e i monti si colorano d’argento
con i lucenti raggi della luna.
La cerva ha gia lasciato la sua fonte
e il pastore ritorna col suo armento,
l’aria, ormai, con il ciel si fa più bruna.
Ognor silenzio e pace si respira
e intorno a noi desio d’amor sospira. | 

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Colombe bianche volano nel cielo
per annunciar che torna primavera,
campi e monti si vestiran di fiori
e gemme sbocceran sui nudi rami.
Pure il cielo, pria carico di nubi,
avrà il suo sole sfolgorante e caldo,
i canti torneranno nelle strade
con bimbi e bimbe in festa in allegria.
Poi l’arrogante tacerà il suo dire
di sue parole al vento e di menzogne,
e sulla terra ci sarà l’amore,
del viver nostro l’unica speranza. | 

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E la candida neve già si scioglie
nei campi, nei vicoli e sopra i tetti,
dove si respira ancora il silenzio.
Sornione, il sole s’attarda ad uscire,
ma qualche fiore ha rubato un suo raggio
per l’imminente e gaia primavera.
Tra di loro si rincorron gli augelli
in cerca di pagliuzze e fili d’erba,
per costruire i loro caldi nidi.
Una lucerta ha lasciato il letargo,
e ormai stanca del lungo riposo,
è felice d’aver visto un insetto.
Così febbraio saluta l’inverno,
la primavera riceve un sorriso,
che è ben accetto, e ringrazia di cuore. | 

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L’aria frizzante stamane
porta il profumo di fiori
e intorno nuovi colori
per l’attesa primavera.
Pur se marzo a volte impazza,
tosto un raggio del suo sole
fa spuntar le prime viole
con un’aura più leggera.
Una rondine ho veduto
arrivare da lontano,
mentre il placido gabbiano
sfiora l’onda del suo mare.
Orsù, togliamo il torpore
del mesto e ruvido inverno,
e con segno ognor fraterno
proseguiamo il nostro andare. | 

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Qual rugiada, che all’apparir del sole,
è goccia di cristallo che si perde
nell’aere puro e fresco del mattino,
sì l’alma mia, che lascia i sogni, vuole
nei prati camminar, con l’erba verde,
che ha il limpido sorriso d’un bambino.
Ed ivi scorrazzare fino a sera,
prima che sopraggiunga l’ombra nera. | 

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I bei dì di Primavera
son da tempo già arrivati,
e fioriti sono i prati
di papaveri e violette.
Pur le rondini son giunte
da paesi assai lontani,
per pianure ed altipiani
della nostra bella Italia.
Volano anche le farfalle
dentro ville e nei giardini,
ove corrono i bambini
per poterle sol toccare.
Tutti noi sarem contenti
quando sull’amata terra
avrà termine ogni guerra
e trionferà alfin la pace.
Sarà pace duratura
l’agognata pace vera,
e la dolce Primavera
sarà sempre più fiorita. | 

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È tornato ancora maggio
e con Zèfiro il tepore,
che sol gioia dona al cuore
in un’aura tutta d’or.
Pur gli augelli son tornati
col festoso loro canto,
a riempire il ciel d’incanto
ed ogni albero con fior.
La natura si ridesta
con i prati colorati
e i giardini adornati
di bei fiori e tanto amor.
Allor godi e sii felice
col sorriso e una carezza
della fresca aulente brezza
dolce balsamo al tuo cuor. | 

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E guardo il libero cielo
nel parco ancora silente,
ove una rondine vola
lambendo l’acqua quieta
del picciol sinuoso lago.
Una libellula danza
elegante e leggera,
sfrecciando nei volteggi
con l’ali iridescenti.
Gode estasiato il bambino
che stringe la mano del nonno,
mentre la carpa sgusciante
si perde nel fondo del lago. | 

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C’era in un paese lontano
l’albero chiamato ligustro,
che avea rami teneri e belli
e colmi di frutti novelli.
Le foglie sue sempreverdi
nei giorni cocenti erano ombra,
i rami potean riposare
e i bei frutti ognora ammirare.
Ma un bel giorno un avido merlo,
becco adunco e artigli pungenti,
l’albero volea defogliare
e i suoi frutti tutti ingoiare.
Il ligustro, alfine impaziente:
Toglimi anche i frutti diletti,
ma lasciami almeno le foglie,
dice... e così sazia tue voglie.
Oh! Taci, selvatico sterpo,
grida il merlo tutto infuriato,
ché tu sei pel mio nutrimento
e sol foco in ogni momento.
Piange il ligustro a tai parole,
mentre i suoi flessibili rami
s’intreccian formando una gabbia,
la miglior casa che il merlo abbia.
La pianta, con voce gentile,
dice al merlo: io son qui sempre,
ancora non arsa dal foco...
tu resta in prigione in quel loco. | 


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C’era una volta un granchio
astuto e malizioso,
che senza alcun ritegno
volea lasciare un segno.
Viveva in un gran fiume
di pesciolini pieno,
ed era suo gran sogno
mangiarne cento al giorno.
I pesci assai prudenti
nuotavano tranquilli,
passando a lui vicino
facevano un inchino.
Il granchio ognora astuto
pensa a uno stratagemma,
non poco indispettito,
credendosi irretito.
Per non esser veduto
e lui vedere i pesci,
s’asconde sotto un sasso
e guarda i pesci a spasso.
Lì, con un sol boccone
ne mangia più di mille
nella sua ingordigia
e tanta cupidigia.
Il sasso s’addolora,
redarguisce il granchio
che sempre con inganni
continua a fare danni.
Ma avviene che un bel giorno
il fiume è tutto in piena,
e rotola quel sasso
facendo gran fracasso.
E il sasso schiaccia il granchio,
il quale alfin riceve
la giusta ricompensa
per quell’insana mensa. | 


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Son stanca, disse un giorno la Cicala,
d'essere ognor chiamata fannullona,
è una sentenza scritta alla carlona
da chi mi vuole male e se la sciala.
Non è neppure vera la credenza
ch'io sia da te venuta quell'inverno
a chiedere qualcosa pel mio interno
e che tu abbia fatto mal'accoglienza.
In inverno non v'è cicala alcuna
la vita mia dura solo l'estate
per allietar con ilari cantate
i bimbi, la foresta e la laguna.
Viva mi faccio poi dopo molt'anni
da quelle uova pur da me deposte
canto nel caldo di foglie scomposte
e poi muoio senza arrecare danni.
E per proporre una morale umana
han detto tutto questo i favolisti
che da tanto bravi e buoni umoristi
hanno obliato la carità cristiana.
Quand'è così, rispose la Formica,
nei tuoi riguardi hanno commesso errore
dimenticando il vero tuo valore
che è quello di cantare, o cara amica.
Ed ora, alfine, diamoci la mano,
a guisa di bambini in tutto il mondo
facciamo insieme a loro un girotondo
per render l'universo un po' più umano. | 


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