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Le 6688 poesie in esclusiva dell'argomento "Donne"
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Bagliori nella notte, sogni ad apparire
scheggia di luce ad illuminare... avulsa (divelta)
il volgere lo sguardo là ove il cuore pulsa
e in soave posa concedere, volo gradire.
Aloni in sembianze... di luna il proietto,
calde movenze gentil
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 | Tienili saldi i pugni, lasciati fuggitiva verso il cielo
piccola donna, fiorita gioia azzurra, viola del pensiero: chiudi, la mesta valigia di cartone
Va, fuggi; dall’ombra grigia che oscura le stagioni
oltre la siepe, dell’infecondo colle: morire
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| Dove gli oceani
diventano strade
e le strade hanno lampioni
alcuni pieni di mosche
vive la ragazza della luna.
Ha una gonna lunga
e uno spacco dietro,
porta zeppole alte
e cammina a piccoli passi
perché è stretta la gonna
della
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 | Vieni siedi qui accanto a me
ti racconterò una storia:
tutto iniziò in autunno quando il giorno
svolgeva alla fine
e una bimba
decise di venire al mondo...
Nascere e’ semplice
un respiro immenso
e la vita le sorrise,
ma spesso e’
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| Andava su strade senza asfalto, errante
la polvere volava, le curve erano incerte
vivere non era più così importante
ché certe strade non portano mai a niente
Un fatto unico la vita le ha donato
e fu un caso che non era un
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| Donna
che germoglia la vita
abbracciata
in un palpito di cuore.
Donna,
rosa mistica,
rosa
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Forse un giorno intuiranno ciò che sei
nella vivezza del pensiero nella dolcezza del sembiante
che all'affacciarti alla vita già possedevi
e il pregio che in te dimora
Nell'evolversi di un sentire convergente
cadranno disuguaglianze
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Oggi voglio prendere a calci il tempo,
questo dolore conficcato nel petto.
.
Voglio ribellarmi contro il mondo,
eludere questa odiosa malinconia
che corrode le mie viscere.
.
Oggi vorrei toglierti per sempre
dalle mie profonde angosce,
correre
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 | eremiti silenzi
veleggiano oltre le colline
aspre di odorosi stordimenti
ove respirai il calore sulla pelle
rinata dai baci fragranti di more
m'innalzai verso est
ove le ombre racchiusero
nei suoi confini le alte fronde ramate
dal tramonto
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Sulle antiche pergamene
scrivevi del cuore ancora vivo,
del gravido lamento appena sorto
nel bosco e nelle onde del tuo mare
Qualche parola restava
a tormentare le ombre e le lune
già impallidite sul velo delle stelle
e di qualche terrore
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e, per sempre
sfoglierò l'album delle nostre foto,
eri bella in quell'abitino scollato,
anche nel primo costume due pezzi,
oppure con il primo jeans attillato, e
per sempre
rileggerò le tue prime composizioni,
parlavano di me, di
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I tuoi capelli ricci Angela
e l'odore delle carceri
ai confini dell'odio.
Pugni al cielo Angela
e pantere nere
non è lontano il viet cong
dai confini di una canzone.
Pugni al cielo
un cielo nero
come le pareti
di una prigione
con
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Sei morta a tarda sera
e la terra era ancora un sogno,
un incenso breve tratto a notte
quando il silenzio si fa greve
Non sentivi la melodia del fiume,
non più il canto degli antichi segni
che percorrono il cielo come falchi,
non
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 | Refusi prudono l'asfalto,
nel setaccio del tempo.
Limitano nuovi passi
slacciando le scarpe
nei calci al vento.
L'eco ruggito del leone,
"Re",
onda bollente,
nel boomerang è zucchero amaro.
Attanaglia la gola,
nero
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| e, ti ricordo ancora,
bellissimo cigno di un'altra vita,
quando credere nel domani era speranza,
quando vedere un arcobaleno era felicità,
quando i palpiti del mondo erano lontani, e
ti ricordo ancora,
bellissimo corpo di fanciulla
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Da bambina avevi quattro stelle,
la pelle bianca che perdeva il fiato
e qualche macchia sul costato
che corrodeva il volo delle ombre
Poi un giorno il nostro bacio
e qualche seta a richiamar calore
sulle chiome dal color del fiume,
nessun gelo,
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e, non voglio più il tuo ricordo
anelo, desidero il tuo ritorno, e
sparisti nel nulla come bolla di sapone,
come meteora nei cieli stellati,
come sogno allo svegliarsi del giorno,
ed io qui ancora ad aspettarti
senza comprendere ragione e
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Il ponte Raimbow
Tokio che civettava
con le luci della sera
sul Sumida imbellettato
mentre la ragazza
mi guardava
con le sue perle negli occhi.
Aveva pantaloncini corti
e gambe ben tornite
masticava una gomma
e guardava la mia anima
I
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Ti eri persa nel buio
e la tua malizia non era che una goccia,
un delirio trasformato in oro
che la notte corrodeva nel suo vento
Ti eri nascosta in una favola
ma i respiri ormai erano solo mostri,
orrori che i denti digrignavano
in una smorfia
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con una lacrima partoriscono un cielo
con un sorriso lo dipingono d'azzurro
come fulmini segnano i confini della tempesta
come
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Midesa |
04/09/2014 15:01 | 4290 |
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Belle le vecchie colle puppe mosce
sdraiate a topallaria a prende ir sole
che a guardànni, diobòno, fra le osce
lo stomào ti fa le capriole.
Eppure, in gioventù, furano belle
la pelle liscia, petali di rosa
le gote, la
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Ligeia, tu svanivi nella luce
e quando era giorno ti perdevi
per ritornare nel respiro
di un dolore maledetto, cieco.
Luna che soffiava a tarda notte
nel sogno di un destino
che rendeva nuvole al ricordo
e fiamme a pelle sopra il
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Morella tu piangevi
la figlia della sera mentre il buio prega
e sussurra una stagione
già perduta per il battito del cuore
Chiudevi gli occhi
per non vedere il cielo ed i suoi ricami
scuri di un dolore sordo
appena spento nel soffio del
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Ti ricordi quei piccoli respiri
Lenora tu vestivi di velluto
e fra i colori dell’inverno
i pochi rimorsi accesi all’alba
Nessun rimpianto per i giorni
i ritorni attesi fra le nebbie
e le voci mai sopite a tenebra
quando il buio si schiudeva
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Abito di seta con disegni di rose,
riveste il corpo che vaga
cercando i suoi giovani anni,
quel tempo bambino
pieno di colori...
L'aguzzino
di falsi sorrisi ora è polvere.
Nel grande universo
segue la scia di una stella ...
Rubando
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Terre morte erano
la donna le ha comprate
ora là scorre il vino
quello che genera amore
il colle con lei
si è vestito a nuovo,
colori e fiori si donano
alla grazia del nuovo mosto.
I ragazzi che sognano
uno spazio per i loro
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Tradisci questi anni
ormai lontani sul filo della nebbia
e brucia le nostre fotografie
già ingiallite dal ricordo
E poi qualche parola
forse resterà su questi muri
o sulle porte quasi chiuse
a far da pietra al nostro
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Vieni.
Ti lascerò entrare.
Si adagerebbe il tempo sulla riva
sussurrando la sua lenta risacca.
Nessun fragore d'onda
né ancore da sollevare.
Ti morderei all'angolo delle labbra,
cingendoti i polsi con struggente
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Si graffi il disegno
mentre domino i respiri allontanati
e piego qualche rovina
al volere delle deboli notti
Il giorno è lungo
e nulla intorno che possa preludere
ad un vento con il fuoco
soffiato di qualche fremito rossore
Perda il
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Dolce madre lei,
dietro quel viso
nasconde tristezza,
insoddisfatta finge un sorriso,
questa è vita che non dà niente.
Donna madre lei,
aspetta un figlio da sempre
anche quando non c'è.
Nella valigia un ricordo
lei piange
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Smania e allegrezza
pervadono l’animo tuo,
mentre scalza volteggi,
cedendo al vento che spira
sulle fluenti chiome corvine.
Zingara la notte
nei tuoi occhi di ebano si specchia,
sulla tua pelle di lucida ambra si posa.
Come menade
preda del
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6688 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 2731 al n° 2760.
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