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♦ Michele Serri | |
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Giugno 2026 |
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Non so dire per quanto tempo
spiai tra le foglie
quel nero felino
selvaggio e solitario
quasi fosse un DIO pagano!
Mi sorprese e mi sospese
inchiodandomi ai suoi occhi
Il cuore scese nelle gambe
In un silenzio senza battito
Da dove venivo?
Perché mi stava aspettando?
Alle sue domande non cercai risposte
Mi dichiarai persa!
Il mistero si svelò
In un perlato sorriso
e il ladro mio sguardo
planò sulle dorate spalle
sudate e maschie
d'umano lavoro
Dalla luce al buio: abitava il bosco
dal buio alla luce: il cielo e le stelle
Parlava senza suono
la mia stessa umana lingua
(decisi che ero capitata
nel regno dell'assurdo
o del non tempo)
Lo elessi
mio signore e padrone
e lui m'incoronò di ginestra
mi spinse nell'arcana
oscurità dei suoi IO
Passo dopo passo
come stracci indegni
nel giorno della festa
un "se" o un "no"
m'abbandonavano
meravigliandomi nuda
Al suo tocco
anche il velo del pudore cadde
accendendo in me
gli occhi spenti di luce
Mi scaldò
col fuoco che forgia la lama
m'invitò alla sua cena
l'anima comprese la fame
e volli esser mangiata
Carne viva strappata alla morte
come frutto di caccia
lentamente
fino a succhiarmi le ossa
Dalle sue mani leccai miele
dalle sue labbra
stilla dopo stilla
m'abbeverai d'ambrosia
Non trovai appigli
quando m'incatenò al suo odore
affondai le unghie nel sublime
quando disse: " amo te"
e fui libera solo
quando abbracciai la verità...
Estasiata
mi persi nei meandri d'un labirinto
fatto di colori e suoni profumati
mille porte s'aprirono al suo passaggio
danzando come sfere incandescenti...
Unico vestito
la sua pelle su di me...
Trasmutai
e non fui più la stessa... | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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