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♦ Michele Serri | |
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Giugno 2026 |
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C’è un angelo
accanto alle bugie alcolizzate
c’è una bottiglia chiusa
c’è un bicchiere che attende
da anni sono gli unici clienti
Calendari cambiati
negli anni, ogni mese
e un rimorso uno vale l’altro
s’infligge l’unico giorno
che ferma l’ultimo giro pagato
Nel dopo lavoro ferroviario
da manovra che olia scambi
di binari e quel treno
entra nella platea di lavaggio
Entra nel turno di notte
quelle torri illuminano
il fuggire dal lavoro
che vuole il guscio svuotato
Si stordì nel bere
per farne frattura sociale
un finire le ore cadute
di bottiglie lanciate in schegge
Raccoglie l’unica occasione
che ha di tirar cuore al manovratore
e darlo al pantografo ancora
in tensione di tremila volt
Riscrive un nuovo giorno
fino a notte non verrà più
ha chiudere conti
rendere onore alle tante
bottiglie sotto al tavolo
L’ andar in altri spacci
delirando cognizioni di filosofia
un ricordo restato nel banco
che piano ha piano si uccideva
Adesso un’altra aria
venuta da lontani profumi
allontana aria viziata
e quel che abitava
l’angelo e qui prende l’uomo
rinato lo accompagna nella vecchia casa
dove un padre non chiederà fatture
e madre ricompone la stanza
Brucia libri dannati rimasti
amputati da fogli dove il margine
da idee alla follia e diga aperta
alla piena di alluvionati
e porta in se il seme della nuova rivoluzioni
che tempra uomini d’ideali e chi esce da altrui idee
Non vuole né padroni né doveri
solo diritti l’uomo che perde la fermata
si ritrova senza un perché
nel ventre di vita da gustare
C’è un demone accanto alla siringa
che resta in piede nei brandelli del uomo che era
e quel che resta negli angoli rattrappito nella coperta
resti dell’ultimo dissidente ho quel che né resta
di un’idea bella da sentire e chiara delle conseguenze
E sempre ci sarà chi le girerà e discioglierà.
In acqua distillata col cucchiaino di fame
e carta stagnola scaldata dall’ accendino
bruciando vene secche inutili
dire al droghiere dove c’è posto gli altri sono occupati
Iniettarsi disperazione nel folle desiderio
di un’overdose nell’origine dove c'è l’abitudine
di lasciare mezze frasi inciampate nella bocca secca
altre le scorderà nel passo che da una stanza
spezzata da tanti ospiti porta al bagno
scritto nell’inizio dell’autodistruzione
leggerai dal tirare il freno d’emergenza
del treno dove scesi all’inferno dei vivi
all’ultima vena trovata al finale dell'unico spazio libero
dal firmare l’autopsia al demone che recupera il male
che fece all’infarto di padre
Nel lutto perdono di madre piangente
sul corpo dell’unico amore
quel treno il suo partire solo arrivo in altri binari
biglietto non darà ne pagherà chi ne fece fuoco nel bruciare il ritorno
L’ultimo reparto una leggera mano
tiro a se promesse di comunità
il demone nel sacco non porta anime
solo l’utilità di esser stato imbrogliato dal suo padrone
E tutto non è mai successo
l’acqua salirà e il cielo scenderà. | |
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