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♦ Michele Serri | |
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Giugno 2026 |
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Sono forti come tenaglie
le mie mani
e l’ascia mi è leggera.
Io sono l’uomo dei boschi,
vipere e serpi mi temono
e mangio pane e cipolle
riparato dalla tramontana
dietro il tronco di un faggio.
Mi nascondo
da briganti e gendarmi
perché io parlo poco,
maneggio ascia e coltello
ma la lingua è secca
senza un bicchiere di vino.
Non ho nessuno,
tutti coloro
che mi conoscevano
sono sepolti
e io non mi dolgo,
cammino dritto
sul sentiero del bosco
e vado avanti
e conosco dove si celano
gelose
le trincee della guerra
e saluto uno ad uno
coloro che ancora giacciono
sotto queste torbe
di faggi disfatti
e galestri prosciugati
dal sole.
Tedeschi o altro
a me non interessa
sono morti
e non fanno del male
non più.
Salgo con passi pesanti
verso i pascoli alti
e non mi lamento.
Colei che aveva accolto
la mia rude energia
sulla sua carne
bianca di vitella,
mi lasciò per la città
e io raduno le dieci vacche
che a queste altezze
sopra il livello del mare
parlano d’erba
coi caprioli.
Sono l’uomo che passa
anche oggi e ieri
e domani ancora,
se voi ci sarete,
attraverso talvolta
questo minimo bosco
che io piantai un giorno
con le mie mani
che restano forti
come tenaglie. | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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| «Lino, uomo dei boschi Pulicciano, gennaio 2018» |
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