Senza titolo
L'incanto infantile
di una nuova vita
mi spingeva al gioco
nel sole del giardino.
Chino io piansi
per una formica ferita,
le promisi "avrò più cura
nel mio cammino".
Acqua e sole,
il germoglio divenne fusto,
la primavera mi ricoprì
del suo colore,
rubai la dolce gioia
di un sorriso e presto
nel prato verde del giardino
sbocciò un fiore.
Freddo e neve,
i rami mutano in ghiaccio,
indosso una vita di marca
che mi scalda
ed il sorriso di una maschera,
lo straccio
con cui sto ingannando lo specchio
che mi guarda.
Maledetto motore brucia ogni diritto di più spingo l'acceleratore più a fondo non sprecherò energia sì me ne starò zitto a scavare nel terreno il marchio sul mondo.
Muoiono le formiche
sotto la corsa dei motori,
dal fuoco delle marmitte
esce il veleno,
ora nel mio giardino
non nascono più fiori:
la vita soffoca
nel marciume del terreno.
Se però la bara,
questo corpo di adulto,
contemplo,
allora il mio sguardo non è morto.
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Commenti (1)
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Cuccu Anna Maria29 marzo 2009
La vita vista da un bambino che gioca in giardino fiorito e piange se per sbaglio schiaccia una formica e l'uomo adulto che vive ormai in un luogo senza giardino fiorito, tra le macchine che schiacciano le formiche ed osservando una bara pensa di essere ancora vivo. Molto intensa e profonda. Originale. Tanto apprezzata.
