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Come un gufo che piange
nella notte, il cor mio
nel vento si disperde.
Sento l'augelli in fiore:
il canto delle mirice
sotto un dolce torpore.
Vedo la madre al nido
covar dolce le uova
della diletta prole.
Con le ali spiegate
il padre in sulla casa
volteggia maestoso.
Brillano i suoi colori
verso di lei, saltando
in alto, verso il sole.
Liscia con devozione
le sue penne preziose
che gli han donato amore.
Da giù l'odore fetido
del decomposto uccello,
colpevole di esistere,
di essere vapore. | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
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«METRO: Terzine di settenari.
Si riprende il tema della poesia A DINAEL, dove questa volta la bellezza fisica (o non bellezza fisica) viene espressa con un allegoria ornitologica. Quella crudele legge di natura va ovviamente a svantaggiare il "gufo" che ritroviamo nell'ultima stanza decomposto: persino il suo cadavere dà fastidio. L'uccello dalle "piume colorate", liscia invece "con devozione" quelle "penne preziose" che GLI HAN DONATO AMORE. Notasi i freudiani riferimenti al "mondo umano": l'uccello variopinto volteggia IN SULLA CASA e viene chiamato "IL PADRE"» |
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