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♦ Michele Serri | |
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Giugno 2026 |
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 Siamo isole
in un mare in tempesta
del cui traversare
abbiamo timore e sfida.
Gettiamo ponti illusori
per potere annullare
le difficili distanze
che ci separano
da isole altrove disperse
in un arcipelago immenso;
ma il mare si fa grosso
ed i ponti spesso cadono
e noi, con bracciate affannose,
cerchiamo un'altra riva
nell'attraversare
quel braccio di mare
che può portarci l'approdo.
Il mio destino è conoscere
il mio destino è nuotare
il mio destino è il mare
e non è mai finita
anche quando improvvisamente
sembra interrotta per sempre
la speranza.
Sono iniziato alla vita
e riconosco ciò che è davvero vivo
in quell'inafferrabile nostalgia
d'una continua perdita
di cui si soffre la mancanza.
Il mio sguardo
lanciato altrove dall'abisso
è approssimato all'ignoto
come l'interna parte degli altri
di cui cerco comunanza con la mia.
Ho guardato alla vita
scrutando ciò che non si vede
e so che c'è
un'isola a cui tendere
il nostro affanno
oltre la paludata esistenza
del nostro orto sicuro
sulla nostra isola quieta;
oltre il sedimento che tracima
dalla nostra essenza.
Siamo isole
dalla cui sommità
pare così facile guardare il mare
e le altre isole che l'attraversano
ma io scendo a riva e scruto altrove
come braccato da me stesso.
Riconosco il valore della vita
insidiandola
non lasciandole tregua
mettendola in pericolo
sfidandola
come un bambino
anche a costo di sorprendermi
correndo a perdifiato
attraverso il mare
col pensiero
nello scoprire
che v'è troppo azzurro
e troppo cielo
per non ingannarmi ancora.
Ma io ora sono quell'azzurro
io sono quel cielo
e corro a grandi balzi
verso il mare. | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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