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♦ Michele Serri | |
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Giugno 2026 |
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| «Purtroppo il messaggio contenuto in questa poesia continua a rimanere di stretta attualità... spero che prima o poi queste persone non verranno più considerati solo dei numeri da sistemare in centri di accoglienza!» |
| Inserita il 01/04/2014 |
Amavo scrutare l’orizzonte
nelle giornate più terse
fino alla fine della corrente
dove si parlavan lingue diverse
e tappezzai le pareti dei miei sogni
con le immagini di una tenera accoglienza
mentre a Tripoli si menavan pugni
e per le strade germogliavan i semi della decadenza.
Mio padre pagò una fortuna
per regalarci una crociera su quel bastimento
dove dormivamo al chiaror della luna,
stretti e ammassati ché eravamo in cinquecento,
in attesa di avvistare quella sacra terra
che ci avrebbe messo al riparo dalla guerra.
Avevamo poca acqua e quasi niente da mangiare
quando, a poche miglia dal litorale,
ci spinsero via su una carretta del mare,
troppo piccola per non naufragare.
Io non sapevo nuotare
perché nessuno m’aveva mai detto
che un giorno m’avrebbe potuta salvare
e, in quella confusione,
scivolai dentro l’acqua gelida
mentre tra le rie onde
colsi l’immagine vivida
dei conigli che correvan tra le sponde.
Cercando di rimanere a galla
desiderai le ali di una farfalla
e allora ripresi il sogno di quella spiaggia
brulicante di bambini vocianti
che giocavano allegramente tra la sabbia
sotto gli sguardi sereni dei genitori
e di un cielo limpido
che ispirava nuovi amori.
Adesso che sono qui nell’hangar
con tutti i miei amici e parenti
son felice ma anche un po’ stanca
e tra la folla c’è un triste poliziotto
che mi guarda riposare nella mia cassa bianca
e, siccome non mi riconosce, mi chiama numero ventotto.  | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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| «Per non dimenticare i bambini morti sulle coste di Lampedusa.» |
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