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♦ Michele Serri | |
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Giugno 2026 |
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Non ci sono parole per Auschwitz
Non c’è musica per Auschwitz
Non si può comprendere Auschwitz
Una donna alla quale viene sottratto suo figlio,
un bambino al quale viene sottratto il futuro,
una ragazza alla quale viene sottratto il pudore.
Sono fiumi di vomito e di sangue
sono respiri spezzati, corpi dilaniati
sono occhi resi ciechi dalle lacrime
E’ il volto di chi non capisce
E’ il volto di chi ha paura
E’ il volto di chi non si piegherà
neanche di fronte alla morte.
E’ la storia di una ragazza
senza più capelli da pettinare
senza più vestiti da indossare
senza più denti con cui ridere
E’ l’ombra di un amore lacerato,
di chi ha dipinto un volto tra le stelle
e continua con amore a guardarle
finché esse non troveranno più uno specchio
in quegli occhi un tempo accesi di passione.
In questo luogo i vermi non si nutrono di cadaveri
ma di sogni che marciscono tra il ferro e la disperazione.
In questo luogo il sole non splende, non riscalda,
ma brucia la pelle di chi è destinato all’oblio.
In questo luogo non vi sono uccelli che cantano
perché non può esserci vita
quando la morte stessa è ridotta in catene.
E’ un inferno dove ardono corpi ed anime
putrida fogna dove strisciano i più terribili incubi
realtà distorta dove vita e morte si confondono
in una danza bestiale.
Non si può raccontare la valanga di orrore che scende
dalle montagne di capelli, di scarpe, di pettini
senti il cuore perdere un battito e poi correre,
senti le lacrime premere contro i tuoi occhi
senti urla strazianti nella tua testa,
e ancora non capisci. | 
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