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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
Poesie pubblicate: 366’051Autori attivi: 7’428
Gli ultimi 5 iscritti: Anna Maria Antonietta Sarra - Davide Dell’Atti - Lunar library - TonyLake Sito - Patrizia1973 |
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Le 73955 poesie pubblicate dagli autori del Club Scrivere
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Con certe genti volentieri starei,
ma esse son di questioni cariche,
ohimè, anco in salute son in pena
Con altri poco m’aggrada ciò che farei,
ché in esse spinte non trovo,
ahimè, son forse strano io?
Dilemma assoluto, mi si contorce
e vita mi
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Perché andare d’accordo con tutti
se poi dietro il voltafaccia non manca
ipocrisia che non dovrebbe avere partita vinta
instaurando un combattimento
difficile da sedare
motivazioni si rincorrono cercando qualsiasi appiglio
onde uscire
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E’ del solito bisbiglio che ho paura
che mi rimane dentro
di quei giorni uguali
che trasparenti fuggono inerti davanti agli occhi
quando la notte non porta ristoro
ma accende la luce su qualcosa che si è spento
e’ del solito bisbiglio che ho
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Vorrei custodia per questo fuoco calmo
mantenere limpida la roccia del mio petto
la mia prima difesa è una chiarezza che non trema.
Non sono mai sponda isolata nella notte.
Alle mie spalle muove una marea invisibile
un intreccio d’ombre ed echi
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Siamo un disegno di costellazioni
tracciato sopra un foglio di aria pura,
un’architettura di fumo e di radici
che prende forma soltanto se cammini.
Non c’è una bussola fissa sul quadrante,
eppure il Nord si sposta con lo sguardo.
Tu porti il tuo
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ombra della farfalla colpisce il petto dei gorgheggi francesi
fischia la chitarra nella poesia di un ritmo divino
’amore è luce, libertà, empatia fende l’aree spogliato d’altare
sentiti stanca sarò netto mostrami il volto senza sudario solo così sarai
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Agosto stende il suo mantello fatato
sui campi arsi e sul mare brillante
e il sole alto nel cielo terso e conquistato
versa luce sul giorno sussultante.
Le cicale intonano il fresco canto,
tra ulivi assetati e strade soleggiate,
mentre la sera,
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Ira mi rapprese,
ch’Amor proprio non vedea
e d’intorno, ahimè, lo vedea,
ma il letal putto solo m’avea
trafitto di freccia avvelenata,
che più non togliea
E in bellezza proprio non riuscivo,
che sol danno mi generava
e al vederla il cuor sol
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ASPETTO
Aspetto quel giorno agognato, desiderato,
vestito di spicchi di sole, aspetto di camminare su prati
dai colori dorati cangianti e ramati.
Aspetto la natura con occhi di donna, varcare i confini
del tempo, spinta dolcemente da zefiri di
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Sostengo in me
il più pacifico del pensieri
nel sentirmi pronto
a sceglierlo come personale voto
insito nella compassione
così come nella gentilezza
e nel rispetto per l’altro,
o come fossero scelte di vita
in cui rispecchiarsi
al nascere d’ogni
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L’inchiostro sul sentiero è rosso incanto
di quelli acceso vivo e sorprendente
e anche si mi scappa un accidente
sarà sempre disposto a dare... intanto
scorre combina invoca e mi sta accanto
orzando su e giù sfrenatamente
in cerca in tutti i modi
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Nella penombra
di un gelso sterile
divagano arboricoli
tra nidi e gemme
Volteggiano
sull’erba alta
un’infinità di colori
Infiorescenza
A frusciar vanno
le pecchie sopra i fiori
Rivo a segnar va
il corso della limpidezza
Nessun flagello
potrà
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Siamo la mappa di un sentiero vivo
che si disegna mentre il passo avanza;
un continente fragile, sorgivo,
fatto di vicinanza e di distanza.
Ognuno porta il proprio moto ondoso,
la propria voce come un faro acceso;
ma il nostro
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E arrivo ad agosto, e tutto resta uguale,
con questo letargo che avvolge, in un delirante torpore,
i sudari che stringono
i respiri del domani.
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E che cosa c’è di vero in questi giorni di metà estate,
se una nebbia grigia e rovente
va oscurando i
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Nel silenzio che cancella ogni rumore,
cerco il senso di quello che ho nel cuore.
Un pensiero che brilla nella mente,
come un faro nella notte e tra la
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l’ombra portata delle case mute scivola nel cielo
le ombre mi accarezzano cicatrici diventano compagni di viaggio.
la gioia di vivere non sussurra il dolore tu splendi anche quando sembri mollare
al giorno del sospiro il gabbiano coraggioso inizia il
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Masticavi la notte per sputarne le stelle,
un sole giallo gola
che sbrana i campi maturi
e rovescia la terra nei polmoni.
Le tue mani
badili incandescenti
pettinano il vento fino a piegarlo
mentre le radici del mondo
arrampicate alle
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Non ti darò altre parole
la luna ha già letto
le nostre poesie
rimaste abbandonate
per anni sul ciglio
di qualche strada vuota
dei nostri sogni
appesi alle nuvole grigie.
Non ti donerò altri sguardi
la luce ha già pianto
durante i
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Il ferro della piazza si scioglie
in un sorso d’ombra,
laddove le colonne del secolo
mostrano le prime vene di ruggine.
La terra esige argini di cemento
e fiumi addomesticati
ma nell’ora della marea immobile
l’arte è una tempesta di sale.
È uno
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S’ersero barriere allorché
si palesò un sano incedere
e pel deniego francobritannico.
Sicché, quegli, seppur indesiata,
conditio sine qua non, accettò.
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Dissero d’averti sconfitto
ed era giunto il momento
di cambiare, finita era la cura
e non serviva più nascondersi
a quella paura che mi opprimeva
al nascer del nuovo giorno
Nella notte, ben prima dell’alba
sentivo in me quell’ansia
farsi
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gestisce l’umanità presa per mano,
la fatica illude le ferite sciolte nel silenzio
le dita con pazienza illudono le selle
sentiti stanca sopra il tuo petto
pensaci acqua sarai foce
impianta il vaso dei fiori
l’adolescenza appesantisce la stretta
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Sei come un’alba che non sa fiorire,
un sole freddo sopra un campo stanco;
mi chiedi ancora di non ripartire,
ma il tuo volerlo è solo un foglio bianco.
Siamo clessidre piene di resina,
dove il momento non trova caduta;
la tua
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Le tue labbra, more di campagna
ruscello di montagna
promesse senza domanda
bruciano sulla mia mano
Tremo
come foglia d’autunno
che si aggrappa alla primavera
Tu mia primavera
Il tuo bacio squarcia
la pesantezza dell’addio
Firenze, mi dici
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Ti cerco affamata
negli affranti del mio ieri,
in uno squarcio di luce
nella tempesta.
Statico divenire di ieri e oggi,
ti guardo sospeso in una bolla
velato fermo immagine.
Allungo la mano a toccare il niente.
Arsa la bocca non ha
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 | Sono sbocciato fragile,
come un fiore germogliato
Senza difesa sull’orlo del mondo.
Ma poi ho imparato la terra,
ho masticato la saggezza amara
della memoria e sono cresciuto,
imponente facendomi quercia
dalle radici antiche, capaci di
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V’è una sfera
a custodire il mondo
colpevole
di atroci ostilità
Deforme è la
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Quell’aura di rugiada mattutina,
che gli occhi tuoi imperla e le tue gote,
è per me il sogno d’una dolce brezza.
Ed or che noi siam già sulla collina,
il bel tramonto, che ogni senso scuote,
il cuor cattura con la sua carezza.
Ed il vermiglio
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Abiti...
parole mai scritte
nel parallelo universo
della mente.
Lì...
nel respiro
della tua bocca
morbida di rugiada
sulle labbra
dove l’incanto
è amplificata musica
siglata nel tuo nome.
Stringimi
nell’eclissato timore
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Di nubi e nembi in tumulto
lo stanco cielo s’aggrava,
prono del vivido Sole
ch’ormai non più rovente s’inchina
Turbina Eolo tempestoso,
annunzio d’oscuro presagio,
s’avventa su lo scosso fogliame,
barlumi di luce son spenti
Pioggia radiosa
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Caro il mio uomo
si specchia nel suo mare di Narciso
e vede solo azzurro dentro sé
nella certezza vana che sia il re
che offre solo ai ciechi il paradiso.
Caro il mio uomo
l’Adamo delle sette e mezzo in punto
ha dato al suo piacere un vecchio
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73955 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 271 al n° 300.
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