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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Luglio 2026 |
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Le 70140 poesie con accompagnamento multimediale
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Lei non è morta
è andata via con il vento
prima della sera
perché la luce era calda
Lei non è più
ma tornerà quando la luna
brillerà fra le stelle
come la prima volta
E non piangerà
la terra finché l’erba cresce
ed il colore dei
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Il vento degli antichi s’è dissolto nei giorni delle parole brevi
adesso che t’allontani dalla voce degli altri
migliaia e migliaia di sogni che ruggiscono i giorni del diverso
guerra di poveri vestita dell’algoritmo dell’io prima
nudi cristi infissi
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Ricordo,
nitidamente.
Un calice
si formo‘.
Un calice
di sangue.
Tre
eran le gocce.
Come
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Sette le stelle all’orizzonte
e nell’ora del tramonto
solo un’ombra sulla strada
vuota come i sogni del silenzio
Sette lune trascorse dall’inverno
e il gelo è un candido ricordo
che riapre ferite di nebbia
sul gesto dell’estate morente
Cinque
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Il delirio degli specchi ha frantumato la mia essenza
in quest’orgia di finestre dalle imposte sempre chiuse
dove il buio manifesta la sua torbida presenza
e il candore è violentato dalle rime più confuse.
Pochi versi per raggiungere la sponda della
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Si fanno le scale a due a due
si vola si sta sul filo
si fiuta l’aria s’indovinano le ombre
per guadagnarsi il muro
si recide il tempo come fosse stoffa
poi si sceglie un ricamo
_una pezza sullo strappo _
e si attende l’alba
rubando alla notte
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Il canto delle cicale
aveva toni di rosso
forse per i colori del tramonto
che dipingeva il cielo
Nel prato il calore
consumava le foglie
una ad una
quasi fosse una carezza perduta
E gli amori estivi
giungevano al crepuscolo
con le sere
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Di lieta grida
l’incertezza l’onda
nel mattino il giorno
incontra l’erba verde
su gote rosse e treccia nera
lieta visione un sorriso sboccia
fresche sussurrano le voci
in sospir d’amore e di promesse
Nel silenzio del cielo innamorata
sul
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Disteso
su una riva alberata
tra le foglie
al vento
ondeggianti
dolcemente mi perdo.
Come
una consapevolezza
immateriale
diffusa
tra le cose
dall’eco dei millenni
che
con la risacca
segretamente si confonde
nella realtà
del
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Peregrinate vite
nobile Penelope
d’ascosi talami,
s’immola,
fiera di quel
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Si fermò,
presso le rive
del suo Mare.
Pensò.
Io ho dato,
ma nessuno m’ha voluto ascoltare.
I miei versi
andran perduti,
senza i Poeti ad ascoltare,
ed altri
coglieran
rose più fresche
di me...
Non importa.
Ascolterò
il canto delle
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Mi sono ritrovato un sognatore
quel giorno di tanto tempo fa
qualcuno mi chiamava dottore
ma sapevo che cosa ero già
Occhi aperti o chiusi che sono
scrutano solo immagini reali
di un mio mondo senza tono
fatto di spiagge e lunghi viali
Dove
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Sono partiti a migliaia
sono arrivati la metà
il mare li accoglie pietoso
il dolore non ha parità
Chi li accoglie e li aiuta
chi non li vuole vicino
segregati in sudici lager
senza sapere il destino
Una apocalittica visione
il mondo pare
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 | Quando la sera si fa eterna
ed è luglio,
ogni cosa s’esprime al meglio
sono nato in luglio
quando si va a piedi nudi
con il cuore libero
ed il pensiero
sfuggevole presenza i nati in luglio,
come l’acqua di ciò che fluisce e passa
e non lascia
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Ho pensato di finire
con quest’impero di menzogne
e chiudere il giorno
scrivendo un addio al veleno
Spegnere il telefono
oltraggiando la luce del sole
e consegnarmi al buio
con il ghigno dell’orgoglio
Ho desiderato morire
sul bordo di una
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Prima che sia tardi
vendi le ultime tentazioni
e abbandona
le promesse di cielo vuoto
Vedrai le stelle
chiudersi dietro a un velo
scuro
come il male del tuo petto
Prima della luna nuova
scegli nuove parole
per ferire la pelle
aperta sui
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 | Come sarai domani
e il mese che verrà
come sarà il tuo sorriso
quel viso e le mani
nel giorno che se ne va...
Restano i tuoi sguardi
rimane il colore degli occhi
un attimo ancora
o forse per sempre.
Mi sfiora la tua mano
sulla vita
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Amor che ormeggia navi o lidi nuovi esplora
che spiega vele su onde di tempeste
e in bilico sul filo il cielo scruta
e disegna col lapis estrose vie
Amor che veste il pensiero di oro e porpora
che affronta mille pericoli e s’esalta
in giochi
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 | E’ uno di quei giorni
dove i raggi del sole sembrano
consumare la terra
Tutto brilla...
I campi in fiore
i prati di trifogli e margherite
il fogliame verde
tra i rami della quercia
Un lieve sentore salmastro
portato dal vento
riempie
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e costruire un nuovo mondo,
un mondo con tutti i colori
per disegnare il miglior grafito
tra i riflessi scanditi dal tempo
Fermare le lancette
d’un orologio che incessantemente corre
che apostrofa tavole imbandite
di gocce di sudore
tra le
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Parole
che sfuggono
se troppo da presso
le rimiri
parole languide
che adescano i pensieri
parole altere
che
detestano
perifrasi affollate.
Parole sognanti
insostituibili
inattese
pregnanti.
Parole
che solo per il suono
la mente
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Siete come virus
discesi sulla terra per consumarla
e diffondere il male
tra le nuvole con un vento nero
Siete come protozoi dell’ombra
e la terra vi rifiuta
aprendosi per ghermirvi
tra i suoi sassi duri come pietra
Il mare è pieno
dei vostri
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Teso ho la mano
al mio sentire inquieto
e mi accompagno i giorni
nei luoghi in cui mi abiti i pensieri
cerco il colore
...e i suoni
non più in sbiadite immagini
che tengo tra le mani
e lì ...
dove riposti furono i profumi
e lo sfiorar la
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 | E’ del vento quella lacrima nel cielo,
un’ immagine, che nella penombra, si adagia
al ricordo
come un passo della vita che finisce.
Ombre della sera, tornano al cuore
come storie, protagonisti della vita
che lasciano un sorriso,
una traccia
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| L’ultimo gol
Lamenti di madri come guaiti di cani feriti.
Terra battuta impregnata di lacrime e sangue.
Imprecano i vecchi, agitando incerti pugni verso le alture,
dai cui anfratti partono scie letali.
Giocano i bimbi del piccolo villaggio,
come
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Erano sette le stelle
rimaste accese al mattino
dopo una notte insonne
lunga più del giorno
Erano poche le lune
(forse cinque)
sopravvissute al cielo
con la loro falce d’argento
Affilata sul dolore
e dai brandelli di muro
pianti
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Una vertigine
mi coglie
allorché
oltre l’orizzonte delle cose
mi protendo
ma forse
è solo
il mio piccolo
orizzonte di Uomo
che
trascendo.
Finzione
metafisica
che
come un abito di scena
il più intimo sentire
a noi stessi
cela.
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che occhi grandi che hai
sono una casa con molte stanze
-appesi alle pareti i tuoi sogni-
non trovo la chiave
che occhi grandi che hai
un quadro astratto
significati da scovare
ogni giorno in divenire
i tuoi capelli la cornice
che occhi grandi
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Midesa |
16/07/2018 15:06 | 2926 |
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 | Ho corso
l’attesa dei rami;
la mia primavera.
I girasoli muoiono l’inedia della luce.
Le lanterne slegate, chiuse nel bagliore
oscillano, tra una parola e un’altra del vento.
Posso filmarne il movimento
l’ombra degli alberi sulle pareti
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Tu che sei stata la mia luna
non vedi più la nebbia
che sale dal mare
e annuncia la notte più buia?
Tu che hai tremato il tramonto
e le altre rovine perdute
nel cuore che arranca
il suo ultimo giorno di buio
Perduto ormai è il cielo
e fra le
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70140 poesie pubblicate nel giorno . In questa pagina dal n° 5311 al n° 5340.
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