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♦ Michele Serri | |
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Giugno 2026 |
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E' un pagano anatema
che la mia preghiera sfida,
l'icona tua che innanzi viene.
Nel sangue ancor affoga e trema
l'afflitto fanciullo, ed egli grida
per il ricordo ch'or sovviene.
L'onde scuoteva innanzi le mie doglie
cantava a me come un tenore
e seguiva in coro il vento;
dalla sponda irta donai le amate spoglie
che la spuma accolse con favore
e alle nubi sciolsi il mio tormento.
Squillò il tuono con voce di tromba,
d'esercito ch'alla pugna s'appresta!
Si fuse il mare col cielo in tempesta
e spalancò del tuo ricordo la tomba!
Eppur gli abissi t'hanno trattenuta?
Oh carcerieri indolenti e senza zelo!
A che servì pregarvi con fervore?
Vi gettai Andromeda dal cielo,
che' voi la divoraste senza pieta
e sul mio dolor gettaste un velo;
ma Perseo fu la mente mia irrequieta
e portò l'aspro ricordo in vita.
E penso a te;
come le spoglie di una città
morta, fantastica
dall'oblio d'un sabbia scortese
riemerge nella violenza
di eburnee colonne;
come sparsi pezzi sperduti,
d'un corpo dannato e spezzato
dalle immote pieghe
dell'ambrato drappo di sabbia
spuntano le ossa assassine.
Turbini gravidi
di insondate profondità
animate di tempo perduto
non possono celarti
a un pensiero afflitto?
Non tu m'uccidesti amore,
ma un ricordo. | 
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